• 13/04 @ 18:43, L’antirazzismo di oggi ripudia i valori (americani e cristiani) di Martin Luther King, di Fabrizio Borasi https://t.co/VfBW7ygePg
  • 13/04 @ 18:42, Perché non siamo guariti: nel libro del ministro Speranza la pandemia come opportunità per un’agenda politico-ideol… https://t.co/bZw0qpzJKM
  • 12/04 @ 16:50, Fu vera competenza? Il ruolo di Draghi nelle privatizzazioni sotto la lente della Corte dei conti, di Davide Rossi https://t.co/fWISCWK8Nf
  • 12/04 @ 16:49, Da cittadini a sudditi: l’incubo di una società sussidiata e divisa tra iper-garantiti e dimenticati, di Andrea Ven… https://t.co/gRdtMfTFz6
  • 09/04 @ 18:37, Bruciato AstraZeneca, ma la colpa è dei giovani che saltano la fila. Draghi scaricabarile, come Conte, di Federico… https://t.co/r6A9M5i6cy
  • 08/04 @ 19:40, Margaret Thatcher: la Lady di ferro che mise in pratica le ricette liberali nell’interesse dell’individuo e della n… https://t.co/IefK6Xl1Ni

“Ghiaccio e Argento”, di Stina Jackson: follia e strenua lotta per la ragione nel grande nord

Bellissimo e intenso esordio per questa scrittrice svedese, una delle tante ormai del firmamento dei thriller scandinavi. “Ghiaccio e Argento” (Longanesi, 2019) è un affresco spietato della realtà svedese di questi anni. Si comincia dal paesaggio, immancabile come sfondo. Si passa dalla luce perenne dell’estate al buio, fastidioso e cupo buio dell’autunno inverno. Si parte da Stoccolma e si sale lungo la Silver Road (il titolo originale in svedese e in inglese, che anche in Italia avrebbero fatto meglio a lasciare). Si arriva in un paesino sperduto del grande nord, a Skellfteå, e ai suoi dintorni fatti di laghi, natura incontaminata e selvaggia, villaggi sparsi con umanità spaesata come le lande che la circondano. Qui troviamo Lelle, un padre che ha perso misteriosamente la figlia da tre anni e ogni notte esce con la sua auto per guidare lungo la Silver Road nel tentativo di ritrovarla. Passando, ovviamente, dal punto in cui è stata vista l’ultima volta, la fermata del bus sulla provinciale dove lui l’ha lasciata.

Il dolore per la perdita della figlia Lina è diventata ossessione. Movimenti, gesti, meccanismi ripetuti e stranianti. A nulla valgono i suggerimenti del detective suo amico Hassan e di sua moglie da cui, dopo la scomparsa della figlia, si è separato. Il rito della Silver Road va in onda ogni sera. Ogni sera a seguire tracce di un fantasma che non esiste più. Contemporaneamente, in zona arrivano Siljie e Meja, madre sotto psicofarmaci e figlia adolescente dell’età di Lina, in disperata ricerca di affetto e riconoscimento. Siljie ha conosciuto Torbjorn su una chat e si è trasferita a vivere da lui portandosi pure sua figlia. Meja una sera d’estate al lago conosce Carl-Johan, è amore a prima vista. Nel giro di pochi giorni si trasferisce a vivere con la sua famiglia. Già, la sua famiglia. Capitanata dal padre, il rude Birger e la moglie Anita e dai suoi due fratelli, uno dei quali, Goran, affetto da acne e ritardo mentale e invidioso del primo amore provato dal fratello. La famiglia di Carl-Johan però nasconde aspetti inquietanti. Hanno praticamente ricreato un ambiente da Comune, sono autosufficienti dal punto di vista alimentare, cacciano, pescano, tagliano legna, hanno abolito cellulari e tv, si cibano solo di podcast che raccontano un mondo, fuori dal loro cancello, dove c’è l’attesa per la Terza Guerra Mondiale; dove i governi (tramite le grinfie degli assistenti sociali) prelevano i bambini alle loro famiglie per farli crescere inquadrati dall’ideologia socialista e totalitaria (quadretto perfetto dell’atmosfera e dello scontento che si respira da quelle parti, ne sono testimone diretto).

Sarà Meja il trait d’union che legherà Lelle, Carl-Johan, Birger e la scomparsa Lina. Anzi, saranno Meja e Hanna, una seconda ragazza che, anche lei, scompare proprio in concomitanza dell’arrivo di Meja a Skellfteå. Non andiamo oltre con la trama perché il romanzo si legge con curiosità, interesse e apprensione fino all’ultima pagina. Il lettore verrà gettato in questo mondo davvero alieno, a tratti un peso sulla testa, in cui le condizioni climatiche si intrecciano in maniera inesorabile al destino di chi le subisce. Lelle è professore al liceo e le pagine in cui si trova in aula, sfasato per il sonno mancante, rabbuiato per l’oscurità che fuori alle finestre non dà tregua, disperato per le immagini di Lina che non c’è più e che lo rincorrono come lo scappamento della sua auto, danno il senso della sciagura umana alle prese con una realtà troppo più grande di lui. Gli elementi naturali si compenetrano alle zone oscure dei caratteri individuali. Follia e strenua lotta per la ragione si azzannano in una danza macabra per avere la meglio. Il finale a sorpresa, il quasi orrore finale, lascia un retrogusto di abisso. La troppa luce d’estate e il troppo buio d’inverno a queste latitudini vogliono dire che non ci sono davvero le mezze stagioni, nemmeno nell’animo umano. Una grande prova d’autore per una scrittrice esordiente che, se saprà variare tema, potrà davvero far parlare di sé.

Avatar

Adriano Angelini Sut


Atlantico Quotidiano © 2021, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy