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“Contro la folla” di Emanuele Ricucci: l’origine dell’ascesa del pensiero unico

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Una serie di figure anonime, vestite con un completo nero e un panama. Danno le spalle al lettore rivolte verso il nulla, stringendo una 24 ore ed un ombrello. Sono solo involucri senza carne. Sono gli uomini-folla. Esseri informi, figli di una società vittima del progresso consumato e mai prodotto. Ammassi di emozioni e semplificazioni che sbraitano contro la ragione e la complessità. Spugne che assorbono opinioni filtrate da altri. Pupazzi che rivendicano con orgoglio l’incapacità di andare oltre ciò che vedono. Abitanti di una terra desolata dove il culto dell’immagine ha mischiato le carte in tavola: nei peggiori regimi totalitari era lo stato il parassita che penetrava la vita privata ora sono gli “individui” a scalpitare per esibire costantemente la propria intimità. Il culto della debolezza, dell’indignazione perenne e della mediocrità sono valori insindacabili da contrapporre a eresie come la forza, l’orgoglio e il talento.

Un panorama apocalittico tratteggiato da Emanuele Ricucci nel suo ultimo libro “Contro la folla. Il tempo degli uomini sovrani”, edito da Passaggio al Bosco e seguito diretto di “Torniamo uomini”. Ricucci ci accompagna attraverso un paesaggio costellato di rovine, mostrandoci l’origine dell’indebolimento della democrazia e dell’ascesa del pensiero unico, dell’isteria collettiva. Indica una via che consenta di andare oltre la mediocrità, oltre il culto di un’empatia fine a se stessa, oltre la folla. Occorre camminare in direzione del sovranismo. Un concetto non tanto, o non solo, politico ma soprattutto culturale e antropologico. Un ritorno dell’uomo a se stesso attraverso la cultura, intesa non come una pila di nozioni accatastate meccanicamente una sull’altra, ma una coltivazione sincera e profonda del proprio animo per ricongiungersi con l’arte, con la bellezza, con la propria dimensione spirituale.

Un cammino trasversale in compagnia di pensatori, intellettuali e uomini politici provenienti dalle più diverse culture: da Ortega Y Gasset a Stefano Fassina, da Gustave Le Bon a Luca Ricolfi, da Marcello Veneziani e Dominique Venner a Giovanni Sartori e Claire Fox. Un percorso di ribellione al conformismo che straripa e sfonda gli argini imposti dalla dicotomia “destra” e “sinistra”.

Ricucci propone un agilissimo pamphlet, arricchito da una pungente prefazione di Vittorio Sgarbi, che si presenta come un fiume in piena di riflessioni sfociate su carta in modo metodico e ordinato. Un intelligentissimo slalom tra filosofia, politica e sociologia, impreziosito da uno stile cangiante ma coerente: talvolta crudo e violento, all’insegna di un turpiloquio funzionale alla narrazione; talvolta pungente e brillante disseminato qua e là di neologismi, la sinistra odierna è diventata una “sinistrash”; talvolta lucido e riflessivo, sorretto da argomentazioni di marmo.

Nella prima parte il lettore può godere di un certo gusto per la satira, che Ricucci ha sviluppato in seguito alla sua collaborazione col “Candido”. Immagini grottesche e surreali di orge cannibali, all’insegna dell’emotività sfrenata, che si consumano in mezzo a cascate di sterco. Lo sterco, o meglio la “merda” come lui preferisce chiamarla senza filtri, è una presenza ricorrente, allegoria di una società che galleggia tra i suoi scarti discriminando il merito.

Contro la folla” è un inno all’umanità, libera dalle catene di un eterno presente, con i piedi ancorati nella propria memoria e lo sguardo rivolto verso l’avvenire. Un racconto appassionato dove al mantra del “restiamo umani” viene estirpato dal desiderio di ritornare uomini.

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Graziano Davoli


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