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Venti di crisi: la cosiddetta “Moscopoli” e la manovra a tenaglia Pd-M5S mettono Salvini sotto pressione

Avatar di Martino Loiacono, in Politica, Quotidiano, del

La cosiddetta “Moscopoli” che si è aperta con lo scoop di Buzzfeed è la prima vera difficoltà che deve affrontare Matteo Salvini. Dopo più di un anno di governo caratterizzato da un dominio politico e mediatico assoluto, il ministro degli interni sta annaspando. Certo, la dimensione dello scandalo e il suo coinvolgimento devono essere ancora verificati, ma al Capitano leghista, in questa fase, sta mancando la forza con la quale era riuscito a respingere brillantemente gli avversari e a gestire varie crisi. Una questione così delicata, del resto, non può essere liquidata con una semplice battuta. La complessità della situazione deriva anche dalla mancata solidarietà di Conte e dagli attacchi della compagine grillina che sembra pronta a sfruttare questo momento per riguadagnare le posizioni perdute. Una sorta di regolamento di conti per vendicare tutti gli sgarbi del vicepremier leghista.

A questo scenario non invidiabile, si è anche aggiunto il nuovo dialogo tra pentastellati e Dem che, con una manovra a tenaglia, potrebbero circondare Salvini e metterlo all’angolo. Ad oggi questa ipotesi sembra essere altamente improbabile, ma se dovessero emergere altre prove e Salvini non dovesse riuscire a trovare una linea difensiva più credibile, quest’opzione potrebbe diventare realtà. Sarebbe un clamoroso cambio di maggioranza, che permetterebbe ai tanti parlamentari pentastellati di salvare la poltrona, liberandoli anche dalla sottomissione al Carroccio. L’ennesima giravolta sarebbe giustificabile tramite il tradizionale giustizialismo grillino. Il ministro degli interni verrebbe infatti dipinto come un corrotto, quindi come il Male. Da qui, grazie ad un sussulto morale e per senso di responsabilità, diventerebbe accettabile un esecutivo con il Partito democratico. Pd che dal canto suo avrebbe tutto l’interesse ad accettare un accordo del genere, per uscire dall’irrilevanza in cui è finito dopo le elezioni del 4 marzo.

Questo giro di valzer dovrebbe essere ratificato da Mattarella, che non sembra restio ad un’opzione del genere, visto che le sue riserve si sono da sempre concentrate soprattutto sui leghisti. Zingaretti avrebbe anche l’occasione di “romanizzare i barbari”, portandoli sotto l’ala piddina. La più grossa incognita resta come al solito Renzi, l’unico che potrebbe mettersi di traverso impedendo una manovra di questo genere. Dal punto di vista dei sondaggi e del consenso, questa operazione potrebbe anche non essere sgradita a Salvini. Un’opposizione ad un siffatto esecutivo sarebbe una manna dal cielo, e gli garantirebbe quasi sicuramente il 40 per cento. Resta da capire, però, come riuscirà a difendersi dalle accuse che si stanno sempre più addensando sulla sua figura e che potrebbero toglierli non pochi voti. La sua leadership, quale che sia il futuro del governo, è ad un punto di svolta.

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Martino Loiacono


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