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Una bega di provincia porta allo scoperto le contraddizioni di Toninelli sulla Torino-Lione

Dario Mazzocchi di Dario Mazzocchi, in Politica, Quotidiano, del

È uno dei membri del governo sottoposti al bombardamento salviniano, un giorno sì e l’altro pure. Il leader leghista a più riprese ne ha chiesto la testa, assieme a quella dei colleghi Sergio Costa ed Elisabetta Trenta, ma non arretra di un passo. A Danilo Toninelli tocca però rispondere anche alle frecciatine che giungono dalla sua terra: a cavallo tra il weekend e la settimana entrante ha risposto al direttore del quotidiano La Provincia di Cremona, Marco Bencivenga, che lo ha incalzato definendolo un ministro di lotta e di governo, sconfitto sul grande tema Tav e attaccato alla poltrona. Sembra una bega locale per l’esponente grillino originario di Soresina, ma leggendone la risposta tradisce tutte le contraddizioni sue e del Movimento 5 Stelle in tema di Alta velocità.

“Toninelli ha ridicolizzato l’opera più attesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini e delle imprese del Nord Italia chiamandola il ‘buco nella montagna’ e, senza tanti giri di parole, l’ha definita ‘un bidone per tutti gli italiani’”, attacca Bencivenga. “Come M5S ero e resto, lo ribadisco, profondamente contrario al Tav Torino-Lione perché, a mio modo di vedere, è un’opera che non serve, soprattutto in rapporto a quanto costa”, controbatte dalle stesse colonne il ministro, che cita l’analisi costi-benfici realizzata per rispondere a tutti gli italiani, “compresi coloro che non hanno la mia stessa idea”. Ecco dunque la ragione di un dossier redatto “in modo scientifico e scevro da preconcetti”. Sicuro ministro? Ripassiamo i nomi degli esperti chiamati in causa.

La scorsa settimana ha sollevato clamore politico il licenziamento del consulente del Ministero dei trasporti Pierluigi Coppola, che a febbraio non aveva partecipato alla stesura finale del dossier “scientifico e scevro da preconcetti” perché in disaccordo con la metodologia utilizzata. Coppola è l’unico a non avere legami diretti con Marco Ponti, voce storicamente critica nei confronti della linea Torino–Lione e figura di riferimento dello studio. Ha ricoperto il ruolo di professore di economia e pianificazione dei trasporti al Politecnico di Milano e a succedergli è stato l’altro componente del team Paolo Beri. Poi ci sono Alfredo Drufuca, fondatore e amministrazione delegato di Polinomia S.r.l (società di ingegneria dei trasporti e matematica applicata), nonché collaboratore di Trt Trasporti e Territorio, società di consulenza fondata dallo stesso Ponti e della quale è socio anche Riccardo Parolin. E infine Francesco Ramella, che con Ponti ha realizzato alcuni studi accademici. Il progetto Tav, da quelle parti, non ha mai sfondato.

Ma la chicca arriva dopo e si palesa con una prosa molto toninelliana, nel senso che dice una cosa, ma poi ne fa un’altra – tipo sponsorizzare l’acquisto di auto elettriche e poi ammettere di aver appena comprato un Suv a diesel per tutta la famiglia. Toninelli era e resta contrario, a suo dire le priorità sono altre, tuttavia ringrazia il premier Giuseppe Conte “per il lavoro di questi mesi sul dossier, per l’interlocuzione svolta con la Francia e per la sua capacità di mediazione all’interno del governo. La decisione finale, come si sa, tiene anche e soprattutto conto del possibile aumento da parte della Ue del proprio impegno finanziario sull’opera”.

Pecunia non olet. L’opposizione al Tav per i cinquestelle è una questione di principio, però “come si sa”, se poi i soldi ce li mettono soprattutto gli altri allora i principi si possono riconsiderare. Basta affermare la propria contrarietà e allo stesso tempo complimentarsi con un presidente del Consiglio che ha appena dichiarato che costerebbe troppo non terminare l’opera. Un mester cremasc, come si usa dire da quelle parti per indicare un lavoro alla carlona – d’altronde si sa, i cremaschi quando mangiano sudano e quando lavorano tremano. Soresina non è Crema, ma la si può raggiungere in poco tempo anche soltanto pedalando.

Dario Mazzocchi

Dario Mazzocchi

Giornalista, nato a Piacenza, vive in Lombardia. Guareschiano, conservatore. Insegna anche inglese.

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