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Un terzo partito al governo e Salvini al bivio: all-in o cottura a fuoco lento

Federico Punzi di Federico Punzi, in Politica, Quotidiano, del

È evidente a tutti come le elezioni europee ci abbiano consegnato un quadro politico fortemente mutato. Dalle urne sono usciti completamente ribaltati i rapporti di forza tra i partiti di maggioranza, Movimento 5 Stelle e Lega – e poco importa per la tenuta del governo che in Parlamento restino i numeri usciti dalle elezioni del 4 marzo. Un esito tutto sommato atteso – anche se gli ultimi sondaggi prima del silenzio e le narrazioni mainstream avevano tentato di sviare gli elettori accreditando una inesistente rimonta di Di Maio ai danni di Salvini.

Si è aperta quindi una nuova fase politica, segnata però non solo e non tanto da una nuova dialettica tra le due forze di governo, in parte prevedibile, ma dalla conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che rivolgendosi direttamente agli italiani e scavalcando le Camere, ha voluto richiamare all’ordine i due vicepremier, addirittura minacciando di rimettere il proprio mandato nelle mani del capo dello Stato. Un quasi ultimatum che per il momento sembra aver sortito qualche effetto, anche perché ci sono due decreti in sospeso da convertire, ma che nel medio termine potrebbe destabilizzare i delicati equilibri dell’Esecutivo e quindi accelerarne la crisi.

In ogni caso, stiamo assistendo a un inedito protagonismo da parte di questo premier, proseguito con le lunghe interviste dei giorni scorsi (Corriere, Repubblica, Ansa), che Salvini e Di Maio sbaglierebbero a sottovalutare e mal interpretare. Rimarcando la sua indipendenza e terzietà rispetto ad entrambi i contraenti, il suo essere guidato dall’interesse generale, in contrasto con gli interessi particolari di cui sarebbero portatori i due vicepremier, Conte è sembrato scendere dal carro dei perdenti – quel Movimento 5 Stelle di cui se non militante era comunque espressione “competente”, ragione per la quale era arrivato a Palazzo Chigi – e salire sul Colle più alto, dove si danno e si daranno le carte. L’accusa di essere diventato “mattarelliano” non lo sfiora, “essere in sintonia col capo dello Stato è un onore”, si schermisce Conte.

Semplicemente, le mosse del premier indicano che la partita della legislatura non si gioca più tra Lega e 5Stelle. Almeno, non solo. D’ora in avanti, la vera partita è Quirinale-Salvini. Arginare, contenere, nella speranza di logorarne il consenso, è l’obiettivo nemmeno troppo nascosto di chi da dentro e da fuori i palazzi della politica sta erigendo un vero e proprio cordone sanitario attorno al leader leghista.

Potrà sembrare paradossale, ma Salvini non si trova affatto in una posizione facile. Certo, meglio uscire dalle urne europee trionfante con un 34 per cento che con un 17. Nei confronti dell’alleato di governo la Lega è senz’altro in una posizione win-win. Ma in termini di strategia politica di medio-lungo periodo, la sua somiglia più a una posizione lose-lose, o quanto meno di molto difficile lettura, e proverò a spiegare perché.

Partendo dalle parole del premier. “Attenzione a sfidare la Commissione europea sulla procedura di infrazione per debito eccessivo. Se viene aperta davvero, farà male all’Italia”. “Devo poter condurre insieme al ministro dell’economia Tria il negoziato, senza distonie e cacofonie”. Anche sul commissario europeo in quota del governo italiano. “Dobbiamo sapere che ci troveremo di fronte un Parlamento europeo molto diffidente. Lì passa chi ha la maggioranza più uno dei voti, e noi non saremo in maggioranza. Le forze politiche interne non hanno capitalizzato i voti, a Strasburgo. Si prefigura un loro ruolo non decisivo anche per la Lega che pure ha riportato una grande vittoria in Italia”.

“Non posso e non voglio assumermi la responsabilità di esporre il sistema-Paese a rischi inutili”. Il messaggio di Conte è inequivocabile: il governo che guida non andrà allo scontro con l’Ue, piuttosto si piegherà come ha fatto Tsipras. E tutta l’agenda economica del governo sarà subordinata all’obiettivo di accordarsi con Bruxelles, al rispetto dei suoi vincoli. Altro che “prima gli italiani”. Addio flat tax. Un campanello d’allarme dovrebbe aver risuonato nella testa di Salvini: al contrario di Di Maio, che deve solo scongiurare un ritorno alle urne, non può permettersi di piegarsi.

Insomma, c’è un terzo partito al governo, quello del Colle, e non ha firmato alcun contratto con gli altri due. Anzi, lo ha già stracciato. I due vicepremier potrebbero scoprire presto che stanno dando i loro voti a un Governo Monti 2.0. E la sfida a Salvini è già lanciata: o è così, o provi a chiedere nuove elezioni. Con il rischio di non ottenerle, visto che la Lega è praticamente l’unico gruppo a non temerle e Mattarella potrebbe comunque lasciare Conte e Tria fino a dicembre, con o senza una nuova maggioranza.

Salvini è quindi davanti a un bivio che può molto presto rivelarsi un vicolo cieco. Il problema, per il leader leghista, è che se non può permettersi di piegarsi, obiettivamente il Paese non è nelle condizioni di andare allo scontro con l’Ue sul debito. Come se ne esce? Ecco il dubbio amletico: andare all-in, tentare cioè di andare a elezioni politiche per “capitalizzare” il consenso raccolto alle europee, prendersi la maggioranza e arrivare a Palazzo Chigi; oppure, accontentarsi con realismo dello status quo, sperando di poter continuare la mano che lo ha portato al 34 per cento, cannibalizzando 5Stelle e Forza Italia.

In fondo, seppure con una affluenza molto inferiore rispetto alle politiche, le due forze di governo rappresentano ancora oltre il 51 per cento dell’elettorato, segno che gran parte dei loro voti si sono mossi all’interno dell’area governativa. E la clamorosa crescita di consenso della Lega (dal 17 al 34 per cento in poco più di un anno), staranno riflettendo a Via Bellerio, potrebbe essere in gran parte dovuta proprio al gradimento dell’attuale esperienza di governo.

Ma nessuna delle due strade è priva di rischi. La seconda può portarlo, nonostante tutta la propaganda, le parole d’ordine via social, le polemiche con la Commissione, ad essere in fin dei conti il vicepremier di un governo che a dicembre si sarà piegato ai diktat europei – e magari anche ad avere un commissario di peso ma non leghista, o leghista ma marginale. Per non parlare della inesorabile azione della magistratura che ha iniziato (vedi Siri, Rixi e Garavaglia) con la politica del carciofo – si sta mangiando la compagine governativa della Lega foglia dopo foglia. Il rischio, insomma, è quello della cottura a fuoco lento.

Molti vedono nella prima opzione quella più vantaggiosa – porre fine all’ircocervo gialloverde e tornare alla più naturale alleanza di centrodestra – ma non ne vedono i rischi (ma esiste ancora il “centrodestra” con questa Forza Italia?).

Se va all-in, che ottenga o meno il voto anticipato già a fine settembre, contro Salvini si scatenerà l’inferno – procure, Quirinale, Ue – anche perché in caso di elezioni, e di maggioranza sovranista in Parlamento, sarà questa ad eleggere nel 2022 il prossimo presidente della Repubblica. Una eventualità che i molti nemici del leader leghista – dalla sinistra politica, mediatica e giudiziaria, ai dominus europei – faranno di tutto per scongiurare. E possiamo sbagliarci, ma non ci pare che la Lega sia ancora attrezzata per la battaglia finale che si aprirebbe. Una tempesta perfetta che nel 2011 ha spazzato via, con la violenza che ricorderete, anche un Silvio Berlusconi.

Non ci sembra che sia ancora attrezzata in realtà per nessuno dei due scenari. Né per l’assalto finale a Palazzo Chigi, né per reggere una guerra di trincea.

Straordinario animale politico nella conquista dei consensi, Salvini sta faticando a entrare nella modalità uomo di governo, “statista” direbbe qualcuno. E, soprattutto, la sua Lega, catapultata nel giro di un anno da outsider a “partito della nazione”, una destra nazionalista capace di convincere anche ceti produttivi e “moderati”, ha fino ad oggi sottovalutato due armi fondamentali per combattere la battaglia del potere: l’ancoraggio internazionale e la cultura politica. Su entrambi questi aspetti è molto indietro. Ha sottovalutato sia l’importanza di avviare un progetto di “egemonia culturale”, per far diventare mainstream le idee conservatrici e liberali, coinvolgendo accademici, intellettuali, personalità dei media e della cultura (un errore commesso dallo stesso Berlusconi), sia il ruolo strategico che può giocare uno stretto rapporto con l’amministrazione Trump per il nostro Paese in generale e per l’affermazione della Lega in particolare.

Alcune mosse di Salvini sembrano indicare tuttavia che qualcosa forse si sta muovendo. Il vicepremier continua a lanciare proposte mai portate al tavolo di Palazzo Chigi, come Conte si era raccomandato di non fare, e domenica e lunedì sarà a Washington per incontrare il vicepresidente Usa Mike Pence e il segretario di Stato Pompeo. Dall’America di Trump potrebbe passare la strada che porta a Palazzo Chigi.

Infine una suggestione, se i due vicepremier fossero coraggiosi e si fidassero l’uno dell’altro, una terza via ci sarebbe, di sfondamento: una crisi per dare il benservito a Conte, ormai uomo del Colle, e imporre a Mattarella un loro uomo, o persino uno di loro due. Potrebbe rifiutarsi?

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

3 risposte a “Un terzo partito al governo e Salvini al bivio: all-in o cottura a fuoco lento”

  1. Avatar Nuccio Viglietti ha detto:

    Povero lo Stato le cui istituzioni sono in perenne crescente conflitto…e poveri suoi cittadini…!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. Avatar Andrea Fazzi ha detto:

    La mia modesta opinione è che questo sia il miglior governo che il nostro amato Paese abbia avuto dai tempi di Tangentopoli,e per averne conferma basti vedere il trattamento che il mainstream mediatico gli riserva-FAKE NEWS,FAKE AND CORRUPT,ENEMY OF THE PEOPLE.Proviamo a ricordare come è nato.
    All’indomani della consultazione elettorale,chiarito il peso di ciascun partito,inizia uno straordinario e affascinante processo di contrattazione politica per la formazione del governo in piena sintonia con lo spirito della repubblica PARLAMENTARE che è tale proprio perché mette al centro il parlamento come sede di discussione in cui si forma linea e direzione politica DA CUI PROMANA IL GOVERNO che coerentemente deve ricevere la fiducia.I due partiti vincitori,apparentemente eterogenei,hanno saggiamente deciso di tagliare i ponti con le aree politicamente affini ma responsabili della disastrosa gestione del Paese,e ,guarda un po’ che bella sorpresa che scompagina trame e progetti dei soliti criminali,convergono nella definizione di un progetto,conferendo ciascuno le proprie idee e formalizzando il tutto in un accordo in chiaro davanti agli occhi dei cittadini.E pensare che eravamo abituati alle manovre sottobanco,oscure e che tradiscono il mandato elettorale.Chiaramente un processo così trasparente e intrinsecamente democratico non poteva andare bene al DEEP STATE che ha subito attivato la sua pedina di più alto rango all’interno delle istituzioni e,in piena fase di contrattazione politica-che ribadisco rispecchia perfettamente lettera e spirito della repubblica parlamentare e quindi della Costituzione-dopo qualche allusione al dilungarsi dei tempi e alle conseguenze negative che ciò avrebbe causato,decide che il tempo è scaduto e il Paese ha immediatamente bisogno di un governo,governo che le forze democraticamente elette non sarebbero in grado di formare.Occorre ricordare che la Costituzione non assegna un limite temporale per la formazione dell’esecutivo e che in quel periodo la Germania si trovava in una situazione del tutto analoga,ma in quel caso il tempo occorreva alla Merkel quindi nessuno aveva niente da ridire…. Cosa avviene dunque in Italia?Avviene che il Presidente della Repubblica dichiara che il tempo è scaduto-perpetrando un vero e proprio ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE-e conferisce l’incarico a un tecnocrate,espressione degli apparati oligarchico/sovranazionali,il quale si precipita al Colle con la squadra già pronta.Il golpe tecnico è praticamente attuato;voglio ricordare che Mattarella nell’atto di ricevere incarico e ufficio da Napolitano-che aveva a sua volta precedentemente attuato un golpe tecnico-disse che avrebbe agito in continuità;e così è stato.Ma è a questo punto che avviene qualcosa di straordinario.Visto dall’esterno la sensazione è che un POTERE IMMANE abbia bloccato il processo eversivo,e l’aggettivo scelto non sembri iperbolico dato che il piano eversivo è stato a sua volta voluto ed eseguito niente di meno che dal DEEP STATE,responsabile di tutti gli omicidi politici,tutte le stragi,tutti gli insabbiamenti,tutte le crisi,tutti i GENOCIDI.A questo punto una cosa è certa:per noi cittadini onesti e coscienti il fatto che è emerso un potere si segno necessariamente positivo,non avrebbe altrimenti contrastato il DEEP STATE ma si sarebbe ad esso coordinato,è qualcosina di più di una bella notizia,è il sole che squarcia il cielo tempestoso,è la nascita di una speranza luminosa,concreta dopo decenni di sofferenza,oppressione angoscia….
    Questo governo è espressione di questo potere luminoso e quindi è intrinsecamente “buono”,si vedano i provvedimenti che ha varato,tutti molto buoni e adesso non mi dilungo in un’analisi anche se avrei voglia di farla.La conferma,come dicevo,che si tratta di persone che hanno a cuore l’interesse pubblico si vede dagli attacchi che provengono dalle centrali controllate dal DEEP STATE,ma ricordiamo la presenza del POTERE DELLA VERA LUCE e anche il fatto che gli italiani hanno dimostrato di aver fatto un balzo in avanti sul pia no della maturità civile e politica;si pensi al riguardo al referendum voluto da Renzi per scardinare la Costituzione nell’interesse del DEEP STATE e alla perdita di “grip” da parte del mainstream,i cittadini stanno imparando a procacciarsi le informazioni…
    Tornando alle contingenze del teatrino voglio solo aggiungere che in prossimità dell’ultima tornata elettorale abbiamo,secondo me,assistito a un finto litigio finalizzato a erodere consensi ciascuno ai partiti collocati sulla propria sponda.Si trattava,secondo me,di fare un’operazione a tenaglia per stritolare PD e Forza Italia;l’idea era buona ma è stata applicata malissimo da Di Maio che infatti ne ha pagato le conseguenze;senza togliere voti al PD ne ha persi a causa della sua insopportabile pervicacia nel fare attacchi ad personam invece che parlare di contenuti.Finita la fase turbolenta si è tornati,all’interno della coalizione,ad un clima più disteso e costruttivo.Aggiungo che la forte polarizzazione è utile per dare degli ossi in pasto ai cani del mainstream-e certo dispiace per la mancanza di riguardo nei confronti dei poveri cani….-e,cosa più importante,per far emergere la figura del Premier come soggetto capace di mediare,di trovare sintesi;lo stesso si dica per Tria.Concludo quindi ribadendo che l’esecutivo sta facendo molto bene e non vedo la possibilità reale di crisi all’ orizzonte;per avere la riprova della compattezza della coalizione politica si guardi alle maggioranze che licenziano i provvedimenti legislativi alle camere,maggioranze solide e compatte,in barba ai continui litigi e verbose divergenze.Matteo e Luigi sono dei bravi ragazzi ma da un anno a questa parte hanno conseguito un’autorevolezza e una sicurezza che prima si sognavano;come è stato possibile tutto ciò nel giro solo di un anno?Forse c’entra qualcosa il POTERE DELLA VERA LUCE?Adesso chiudo veramente con una domanda stimolante:chi è che incarna,perchè è di uomini che si tratta-anche se di uomini che hanno ricevuto la grazia del Signore-il POTERE DELLA VERA LUCE?

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