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Un problema sottovalutato: la perdita dell’autosufficienza

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L’assistenza alle persone non più autosufficienti rappresenta un problema odierno, ma destinato, anche in futuro, ad avere pesanti ripercussioni sull’assetto famigliare ed economico di numerosissime famiglie italiane. L’articolo 2 della legge n. 2827 della XVI legislatura definisce come perdita di autosufficienza “le persone che presentano disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o relazionali”, tali da impedirgli lo svolgimento delle principali azioni di vita quotidiana.

All’interno di tale generica definizione, possono essere operate delle distinzioni, con cui vengono individuate alcune categorie in funzione del livello di autosufficienza riconosciuta a seguito di un’attenta valutazione. La prima riguarda l’incapacità di provvedere al governo della casa, all’approvvigionamento e alla predisposizione dei pasti. La seconda è legata all’incapacità di occuparsi in modo autonomo della cura di sé e quindi anche di esigenze primarie come l’alimentazione. Infine, l’incapacità di essere autosufficiente nelle funzioni di vita quotidiana, a partire dalle relazioni esterne fino alle difficoltà nella mobilità e ai problemi connessi all’instabilità clinica dovuta all’età avanzata.

L’Italia, ormai da anni, si contraddistingue per essere uno dei paesi più longevi al mondo. Infatti, secondo il rapporto annuale Istat (16 maggio del 2018), che analizza le stime raccolte nell’anno precedente, la prospettiva di vita è giunta a quasi 85 anni per le donne e 80,6 per gli uomini. Entrando più nello specifico della questione, con 84,1 anni, Firenze ha riportato il valore più elevato dell’intera penisola. Per tale motivo, sono sempre di più le famiglie che si trovano ad affrontare problemi nell’assistenza di anziani e disabili. Oltre alle difficoltà emotive e a quelle legate al tempo a disposizione per poter assistere i propri famigliari, tale realtà si scontra con problemi di tipo economico. L’assistenza ad un famigliare presenta costi notevoli, basti pensare che, in Italia, il costo delle strutture di ricovero per la cura delle persone non più autosufficienti si attesta tra i due mila ed i tre mila euro al mese, specificando che, nel caso in cui la situazione necessiti anche di una assistenza infermieristica, la spesa può salire ulteriormente.

L’alternativa a quanto sopra esposto, può essere individuata nell’assistenza domiciliare, ma deve essere considerato che lo stipendio che viene versato alla cosiddetta badante deve essere adeguato a quanto sancito dal contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) di categoria e, quindi, devono essere garantiti tutti i relativi  diritti previsti dal contratto, come ad esempio le ferie, i permessi e gli straordinari. Per tale motivo, considerando anche che devono essere versati i contributi previdenziali, l’esborso minimo totale si aggira sulle due mila euro al mese. Vista e considerata la sentenza 24/2018 della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, riguardo alle undici ore di riposo giornaliero, sembra che la direzione sia quella rivolta verso una soluzione di due badanti per la persona che non è più autosufficiente e che ha bisogno di una assistenza di ventiquattro ore su ventiquattro. Così facendo, il costo raddoppierebbe.

Il problema della perdita dell’autosufficienza passa anche attraverso le difficoltà da parte dello Stato italiano e, dunque, del legislatore, di trovare una soluzione concreta ed efficace. Se andiamo ad analizzare i dati, viene stimato che nel 2030 gli anziani non autosufficienti che avranno bisogno di assistenza saranno circa cinque milioni, rispetto agli oltre 3 milioni del 2018. Tale situazione sarà difficilmente sostenibile dall’attuale sistema, visto e considerato che il settore pubblico sarà sempre più gravato a causa dell’aumentare dell’aspettativa di vita degli italiani e delle persone poste in stato di non autosufficienza, per cui spetterà prevalentemente alle famiglie farsi carico delle relative spese.

Infatti, dalle informazioni fornite a fine 2017 dall’Osservatorio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane, emerge che quasi quindici miliardi di euro sono destinati all’assistenza, ossia alle spese famigliari per la cura residenziale e domiciliare delle persone non autosufficienti. Pertanto, la gestione di tale problema da parte dello Stato italiano risulta particolarmente difficile, anche perché, per ottenere i servizi pubblici di assistenza, sono previsti tempi di attesa molto lunghi, del tutto inconciliabili con uno stato di emergenza che richiede un celere intervento. Nonostante l’incremento economico, istituito tramite la Legge di bilancio del 2019, il quale prevede che all’interno del “Fondo non autosufficienze”, detto anche FNA, siano destinati cento milioni di euro per gli anni 2019, 2020 e 2021, questi sono comunque del tutto insufficienti per porre rimedio a tale situazione. Inoltre, tali risorse economiche poste all’interno del Fondo, non sono connesse a finanziamenti che stabiliscano criteri uguali per tutto lo Stato italiano.

Un altro problema riguarda senza dubbio quella che viene definita “asimmetria informativa”. Infatti, le persone che non si scontrano personalmente con questa difficoltà, difficilmente pensano alla eventualità di possibili forme private che possano essere utili all’assistenza dei loro cari che potrebbero, in un futuro non lontano, diventare non più autosufficienti. Una possibile risposta a tale problema, è sicuramente da individuare in forme private costituite da polizze assicurative. Si tratta del contratto Long Term Care, meglio conosciuto come LTC, che assicura ad una persona non più autosufficiente, per malattia o infortunio, la corresponsione di una rendita mensile, in modo da sostenere il costo delle prestazioni sanitarie. Tale contratto assicurativo può essere stipulato tramite due forme principali. La prima è la formula temporanea, in cui la perdita di autosufficienza dovrà verificarsi nel corso della durata contrattuale, poiché nel caso in cui dovesse presentarsi successivamente la copertura non sarebbe prevista. La seconda, che sicuramente dà più garanzia, è quella cosiddetta a “Vita Intera”, in cui la copertura sarà operante per tutta la vita dell’assicurato. Nel caso in cui la perdita di autosufficienza avvenga durante il periodo di garanzia, la compagnia assicurativa con cui è stata stipulata la polizza accerterà tramite una perizia medica lo stato della persona. Inoltre, tale contratto di Long Term Care presenta dei consistenti benefici fiscali, infatti, la polizza usufruisce di una detrazione sulle imposte sul reddito pari al 19 per cento del premio versato, fino all’ammontare totale annuo di 1.291,14. Oltre a quanto appena illustrato, la rendita che viene versata da parte della compagnia assicurativa non è sottoposta ad una tassazione, poiché le rendite che sono riconosciute in caso di non autosufficienza sono esenti dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF).

Attraverso quanto sopra esposto, appare ben chiaro che lo Stato italiano non riesce, né tanto meno riuscirà in futuro, a sostenere i costi che si prevedono sempre più gravosi. Oltre ad essere un serio problema per le famiglie, che, da una parte si trovano in una situazione di disagio emotivo, dall’altra sono costrette ad un esborso economico importante. Pertanto, potrebbe essere di fondamentale interesse assicurarsi, in modo da avere un sostegno economico sicuro su cui poter contare.

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Leonardo Maggi


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