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Un nuovo governo per accedere al Mes: ecco cosa succede se non si va ad elezioni subito

Musso di Musso, in Politica, Quotidiano, del

Ora che appare chiaro a tutti che il Recovery Fund si allontana – sia perché l’Olanda deve ancora ratificarlo e il governo Rutte è caduto, sia perché il piano di Conte a Bruxelles è una barzelletta – gli euristi tornano alla carica per il Mes. Renzi lo ripete continuamente (“per noi è dirimente”). Dunque, il Conte 2 avrebbe esaurito il suo ruolo facendo passare il Nuovo Trattato Mes, ora sotto con un governo più sollecito del precedente ad accedere al Mes-Sanitario, onde farsi poi traghettare nel Full-Mes: eccola, la crisi di governo

Mercoledì 13 gennaio Italia Viva ha ritirato la propria delegazione dal governo. Conte si presenterà in Senato martedì 19 gennaio, sei giorni dopo. Sei giorni di apnea, nei quali il governo ha perso la vecchia maggioranza ed ancora non ne ha una nuova. Secondo la Repubblica, ad un mutamento della squadra dei ministri e, tanto più, della coalizione, il presidente del Consiglio deve presentarsi alle Camere per ottenervi una nuova fiducia, oppure dimissionario al capo dello Stato e, eventualmente, farsi rinviare da lui alle Camere. Non lo ha fatto, né il presidente della Repubblica lo ha indotto a farlo. I sei giorni di apnea sono, quindi, opera tanto di Conte che di Mattarella: “L’avvocato ha ottenuto via libera”. Chiosa Clemente Mastella: “Il figliuol prodigo ritorna, nessun vitello grasso, alcuni di noi sono a dieta”.

Al Senato Conte disporrebbe di 151 voti (inclusi Mario Monti, Elena Cattaneo, moglie Mastella, ex-5 Stelle vari), ma avrebbe impegnato direttamente se stesso e Palazzo Chigi in una caccia, al termine della quale egli conterebbe di recuperare 14 senatori-‘costruttori’. L’obiettivo minimo è farsi dare la fiducia alla Camera e subito dimettersi, con maggiore speranza di reincarico. L’obiettivo massimo è superare la soglia della maggioranza assoluta alla Camera ma pure al Senato (161 voti); a tal fine, gli astenuti e gli assenti conterebbero come contrari: perciò, pare che Renzi si astenga o esca dall’aula e che, chissà forse di conseguenza, Mattarella abbia fatto sapere di volersi accontentare della maggioranza semplice.

Le proprie prede, Conte vorrebbe iscriverle tutte ad un gruppo parlamentare a se stesso intitolato (Maie-Italia23). In modo da accomodare il capo dello Stato il quale, dopo aver lanciato lo slogan ‘i costruttori’, ora preferirebbe vederli riuniti in qualcosa di formalmente presentabile. Gli ideologi di giornata sono Tabacci (con un suo manifesto per “un Centro progressista”) e Bettini (“la terza gamba di centro moderato e europeista che, insieme alla sinistra e al M5S è destinata ad articolare una alleanza futura anti-sovranista”).

Se il colpo a Conte riuscisse, pare egli troverà posto ai propri nuovi amici tramite apposito decreto che aumenti il numero massimo dei componenti del Governo (ministri, vice ministri e sottosegretari): da 65 a 70, pare … ma perché non a 75, o magari 80. Faites vos jeux.

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I senatori-costruttori li si può anche capire: difendono il proprio posto di lavoro. Idem Conte. Ma il Pd, perché raccatta transfughi, cerca la guerra con Italia Viva, rifiuta un avvicendamento a Chigi e si ostina a difendere il Conte 2? I motivi sembrano essere due.

Il primo è la decisione strategica del Pd di formare una alleanza strutturale col 5 Stelle, mettendo la faccetta di Conte sugli scudi alle prossime elezioni e caricandosi per intero l’eredità delle scelte di quello, costi quel che costi. Chi potrà mai dimenticare, ad esempio, il giubilo di Zingaretti alla notizia che Conte aveva vietato il Natale: “È stata una scelta giusta e il Partito Democratico, la nostra delegazione, ha sollecitato e spinto in questa direzione. Ce ne assumiamo tutta la responsabilità” (!). Partito del Lockdown potrebbero chiamarlo e, in nome del lockdown e dei ristoranti falliti e delle scuole chiuse, si rivolgeranno al corpo elettorale: non fa mistero il perché intendano farlo il più tardi possibile. E chi non è d’accordo è un amico dei “nazionalisti-sovranisti”, vuole con loro le larghe intese: così Zingaretti, Cappellini, Bettini.

Il secondo motivo sarebbe portare a casa il Recovery Fund: così Enrico Letta (“la crisi è una scelta irresponsabile, contro gli interessi del Paese, perché quanto deciso in Europa non è scontato … Chi può essere interessato al fallimento del Recovery?”), Fitoussi (“è imperdonabile che proprio dal maggior beneficiario arrivi questo colpo”). Di Maio canta in coro appellandosi “a tutti i costruttori europei”.

Il marker infallibile di questo primo gruppo è la minaccia di elezioni anticipate: così Letta (“cadere nelle elezioni fa parte della logica delle cose”), Bettini (“rispetto a questo governo non ci sono alternative”), Conte (“girerò l’Italia città per città, paesino per paesino”). Posizione ripetutamente attribuita a Mattarella dai quirinalisti accreditati (Breda, Magri, Vecchio).

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I loro oppositori interni rovesciano il quadro. Quanto al primo motivo, si fanno beffe di Zingaretti: così Stefano Folli (“il gruppo che sta prendendo forma a sostegno di Conte è in embrione il suo partito, alle elezioni la nuova formazione raccoglierebbe voti soprattutto nel mondo che vota Pd … l’unico a trarre vantaggio dal governo dei costruttori sarebbe l’attuale premier”) e così Renzi (“mi fa impressione vedere il Pd e Di Maio pendere dalle labbra di Mastella”, eppoi “è mio amico chi vuole riaprire le scuole in sicurezza, chi crede nella cultura e nel turismo”). Non sfuggirà al lettore che, con Conte, se ne andrebbero pure i suoi virologi.

Quanto al secondo motivo, ribattono che Conte non è in grado di portare a casa il Recovery Fund: così ancora Stefano Folli (“in sostanza, da un lato c’è un partito europeista – Italia Viva – che ha appena sfiduciato pubblicamente il governo sul tema del Recovery; dall’altro un manipolo più o meno casuale di senatori in cerca di un nuovo tetto. Quali garanzie potrà dare questa nuova maggioranza, che si presume striminzita, se il metro di giudizio è il rigore e l’utilizzo delle risorse in chiave non clientelare?”). Soluzione? Cacciare Conte: così un Calenda impegnato a dire le stesse cose di Renzi mentre lo insulta (“Zingaretti deve capire che questa esperienza politica è finita”, da sostituirsi con la “formula Ursula e con un premier adeguato … tutte le forze politiche non anti europeiste”) e Della Vedova (“un nuovo premier, una nuova maggioranza per due anni di governo riformatore ed europeista”). Non sfuggirà al lettore che la ‘nuova maggioranza’ non può che essere quella di oggi (tuttalpiù allargata ai mastelliani), dunque a cambiare deve essere il presidente del Consiglio.

Il marker infallibile di questo secondo gruppo è che non credono alle elezioni anticipate: così Renzi (“è un’ipotesi che non esiste … lo sanno tutti: si vota nel 2023”), Bresolin (a Bruxelles “nessuno in questo momento considera Conte insostituibile”), ma pure gli editoriali di Maurizio Molinari ed Aldo Cazzullo. Tutti costoro pensano che i parlamentari 5 Stelle darebbero la fiducia pure a Belzebù e che i ministri di questi siano troppo impegnati a difendere la poltrona propria per pensare a quella di Conte.

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Resta da chiedersi quale fattore scatenante abbia mosso questo secondo gruppo alla crisi di governo. Tanti fanno correre il pensiero ai legami fra Renzi e Obama e rispondono: “Biden!” … ma noi sappiamo che quest’ultimo ha già troppi problemi a casa sua per impicciarsi pure dei fatti nostri. Meglio guardare di qua dell’oceano.

Mario Monti avverte: “temo un cattivo uso delle risorse europee” e si dice contrario ad una proroga dei ristori alle attività chiuse d’imperio dal governo. Apparentemente un calcio nel sedere ai ministri Amendola (uno che dice che “l’essenza della politica è migliorare le bozze”) e Gualtieri (che ha portato il debito pubblico al 156,5 per cento ed il deficit al 10,8 per cento). Ma non è tutto qui.

Fubini avvisa: Gualtieri sperpera (avrebbe aggiunto, solo questa settimana, altri 8 miliardi di deficit “in gran parte spesa corrente”, naturalmente con la scusa che “la stretta sanitaria sta diventando più lunga e dura” … col piccolo problema che la stretta l’ha ordinata il suo governo coi suoi virologi), l’Europa vigila (“niente di tutto questo è passato inosservato a Bruxelles … preoccupazione sulla qualità della spesa deliberata da una maggioranza precaria e alla ricerca affannosa di consenso”) e sta pure parecchio seccata (“la Commissione si fida poco, dunque ha deciso: senza riforme chiare e vere di giustizia e amministrazione, senza una difesa delle pensioni modello Fornero e una messa a gara delle concessioni balneari, noi del Recovery non vediamo un euro. Niente bonifici”). Niente bonifici.

Dagospia lancia la bomba: “La bozza del Recovery Plan italiano è stato bocciato da Bruxelles con fragorose risate. In via informale, è stato comunicato al Quirinale”, come mostrerebbe un ferale articolo della FAZ: “Conte voleva distribuire i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari”.

Lettura brillante, ma forse non sufficientemente cinica. L’indicibile fattore scatenante dei Renzi è che il Recovery Fund non c’è più, rectius è rinviato all’anno del mai. Perché? Beh … in Olanda il governo è caduto, l’Olanda deve ancora ancora ratificare l’innalzamento delle risorse proprie della Ue (cioè il Recovery Fund). Lo anticipammo su Atlantico Quotidiano, cose che oggi si possono leggere persino sull’Huffington Post.

Ciliegina sulla torta: i verbali dell’ultima riunione del Consiglio Direttivo di Bce. Münchau commenta, “i falchi stanno preparandosi alla picchiata”; Lars Feld scandisce, “c’è il rischio che i falchi rialzino la testa” … se lo dice un falco c’è da credergli; Monti chiosa, Bce “difficilmente permetterà di fare affidamento a lungo sulla possibilità di finanziare a costo zero il disavanzo italiano”.

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Domandina semplice semplice: cosa fa il politico eurista collettivo italiano, quando il Recovery Fund non c’è più e Bce nemmeno? Chiama il Mes. E cosa ripete Renzi, continuamente? Che vuole il Mes (“per noi è dirimente”, “è mio amico chi chiede i soldi per la sanità attraverso il Mes”, “non voterò mai in governo che si ritiene migliore del mondo con 80 mila morti e che non prende il Mes”). Del Mes abbiamo scritto tutto il male possibile, spiegando su Atlantico Quotidiano che il Mes-Sanitario non consente a Bce di attivare lo OMT, lo OMT non è illimitato, il Mes-Sanitario non è “senza condizionalità”; abbiamo poi affrontato le frottole di Marattin, “economista” di Renzi. Ma queste cose il politico eurista collettivo italiano non le conosce: se per caso le ode, poi fa finta di niente. Insomma, il Conte 2 avrebbe esaurito il suo ruolo facendo passare il Nuovo Trattato Mes; sotto ora ad un governo più sollecito del precedente ad accedere al Mes-Sanitario, onde farsi poi traghettare nel Full-Mes: eccola, la crisi di governo.

Musso

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