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Tamponi a strascico, come le intercettazioni: deriva “manettara” e burocratica anche nella sanità

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“Chi governa usa i tamponi oggi come quei magistrati che per trovare un reato fanno le intercettazioni a strascico”. A parlare è uno dei numerosi medici contrari alle politiche dominanti nella lotta al Covid, ma che chiede di rimanere nell’anonimato “per non vedermi bruciata la carriera, visto che chi comanda la sanità non la pensa come me, e non si tratta di mammolette”. Il luminare ha apprezzato l’utilizzo nella prima fase, quella veneta, “dove si dovevano rintracciare i membri contagiati di una comunità”, ma ora i focolai sono tanti, “stiamo solo assistendo a uno spreco di denaro pubblico. E resto scandalizzato dal fatto che la Corte dei Conti non ha mai mosso un dito da quando c’è il coronavirus, nonostante le evidenti gestioni fallimentari”.

Qual è il principale capo d’accusa? “I tamponi costano, e quando vediamo che si trovano solo 3 positivi su 100 è davvero un fallimento per tutta la classe medica. Ci sono 97 sani su 100, come si giustifica una tale dissipazione dei soldi di tutti noi cittadini? Ogni tampone dovrebbe trovare un contagiato, con una strategia mirata. Altrimenti anche noi medici ci comportiamo come quei magistrati che per trovare uno straccio di reato intercettano le conversazioni, telefoniche e ambientali, di migliaia di persone. Con i costi che sappiamo. Facendo perdere tempo a centinaia di migliaia di uomini e donne che devono difendersi dall’accusa, ingiusta, di ‘contagio’ facendo file di giorni per ottenere un tampone negativo: si parte dal primo esame, che equivale a una sentenza di primo grado, il secondo tampone negativo è l’appello, se è ancora positivo si va in Cassazione, ovvero il terzo tampone, per ottenere finalmente giustizia”.

Per chi lavora da decenni come questo medico “è la classica deriva nata da chi tratta la vita come un caso giudiziario, e non a caso il presidente del Consiglio è un avvocato. Che poi si era presentato addirittura come ‘l’avvocato del popolo’. Noi siamo costretti a esercitare la cosiddetta ‘medicina difensiva’ per evitare le cause dei pazienti e dei parenti, aggravando la spesa pubblica con decine di esami diagnostici totalmente inutili, quando una volta il vecchio medico di famiglia solo guardando il malato dava la soluzione a tanti problemi. Il dramma della sanità italiana è figlio di questa deriva leguleia, da azzeccagarbugli, unita ormai a quella manettara e giustizialista che vede il cittadino come ‘untore’ a prescindere, imponendogli tutti i diversi possibili e impossibili”.

Come andremo a finire? “Con una politica pubblica sanitaria e ospedaliera come questa il sistema andrà in tilt, i giovani medici mancano, puoi avere tutti i macchinari più moderni ma non sarà un algoritmo a salvare la vita. E non dimentichiamo che i malati, per colpa di protocolli sanitari folli, tipici di nazioni totalitarie, stanno morendo anche per depressione non potendo avere il conforto delle visite dei parenti. Non puoi privare per mesi un paziente dell’affetto dei suoi cari, è un gravissimo segno di inciviltà: ormai anche i malati hanno il famigerato ‘41 bis’, vengono segregati nei ‘penitenziari della sanità’, una forma di carcerazione che solo una mente malata può aver ideato”.

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Gianfranco Ferroni


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