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Svolta atlantista e Gerusalemme capitale: ecco come Salvini cambia rotta alla politica estera della Lega

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Matteo Salvini potrebbe aver segnato un definitivo cambio di prospettiva dal punto di vista delle strategie della Lega in politica estera. Infatti, in una recente intervista al giornale Israel Ha-Yom, il leader della Lega ha dichiarato che una volta premier riconoscerà Gerusalemme capitale d’Israele, come fatto da Donald Trump nel dicembre 2017. Sarebbe una svolta epocale per l’Italia, e sicuramente una svolta per il posizionamento della Lega in politica estera.

L’apertura al sionismo e una forte amicizia con Israele, in particolare con il Likud di Benjamin Netanyahu, è frutto di un percorso marcato anche da altri segnali. Sempre nella stessa intervista, Salvini chiede all’Unione europea di vietare il BDS (il movimento di boicottaggio di Israele) e conferma la sua battaglia contro l’antisemitismo, marcando così una netta differenza, politica e culturale, con movimenti come Casapound e Forza Nuova. Ma questo nuovo legame è rafforzato anche da un recente viaggio di una rappresentanza giovanile del partito di Salvini in Israele e dall’annuncio di una collaborazione tra la stessa Lega Giovani e Likud Youth.

Un altro cambio di rotta nelle relazioni internazionali della Lega è rappresentato dalla decisa svolta atlantista di Salvini, che si è potuta notare soprattutto durante l’ultima crisi tra Usa e Iran nel forte sostegno dato a Donald Trump riguardo l’uccisione di Qassem Soleimani. Posizione, per certi aspetti, diversa anche da quella espressa dagli alleati di centrodestra, in particolare da Giorgia Meloni che per ragioni storiche si è mostrata più prudente. Salvini ha appoggiato senza se e senza ma le scelte di Washington, proponendosi come il primo sostenitore ed interlocutore degli Stati Uniti.

Forse il tassello finale di questo cambio di rotta sarà, o potrebbe essere, il definitivo smarcarsi da Mosca e da Putin, senza però recidere del tutto un rapporto fondamentale per chiunque si trovi al governo. Infatti, è evidente che la svolta atlantista e filo-israeliana della Lega, sicuramente caldeggiata da Giancarlo Giorgetti (storico amico degli Stati Uniti) e frutto del lavoro di Guglielmo Picchi, è finalizzata a creare una rete di sostegno internazionale nel caso in cui, presto o tardi che sia, Salvini entri a Palazzo Chigi. Relazioni che il leader della Lega avrà occasione di saldare ulteriormente alla conferenza che si terrà a Roma il 3 e 4 febbraio, che vedrà protagonisti, tra gli altri, oltre a Salvini e Giorgia Meloni, anche Viktor Orban, il filosofo israeliano Yoram Hazony e la francese Marion Maréchal.

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Federico Rossi


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