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Stragi Usa: Trump non ha tutti i torti, anche le fake news dei media liberal alimentano l’odio

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In meno di 24 ore si sono verificate ben due drammatiche stragi negli Stati Uniti d’America. La prima a El Paso in Texas, e la seconda a Dayton, Ohio. La triste contabilità dei morti riporta 22 vittime in Texas, e nove in Ohio. Non è la prima volta che succede negli Usa. Avvenimenti simili hanno già riguardato anche altri Paesi, ed è sufficiente ricordare Breivik e la pacifica Norvegia, ma le sparatorie d’oltreoceano vengono dibattute ed analizzate maggiormente, spesso in modi contrapposti. Prima dell’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, di fronte ad ogni episodio di sangue piuttosto rilevante, si dava la colpa alla libera circolazione delle armi vigente in America. Non è mai mancata un po’ di strumentalizzazione ideologica nella periodica condanna del diritto, sancito dalla Costituzione americana, con delle differenze fra stato e stato, di ogni cittadino a possedere un’arma da fuoco. Chi delinque abitualmente o vuole uccidere, non ha bisogno della libera circolazione delle armi, perché sa come procurarsele in ogni caso, anche in presenza di leggi molto restrittive. Poi, aggiungiamo, un coltello o una mazza da baseball possono essere letali quanto una calibro 9.

Nell’era trumpiana invece, viene ancora stigmatizzato il diritto concesso dal secondo emendamento della Costituzione Usa, ma a ciò si aggiungono i timori, non sempre in buonafede, di un risorgente razzismo dei bianchi d’America, che starebbe rinascendo minaccioso, grazie anche, così dicono alcuni liberal, ad una sorta di complicità da parte del presidente Trump con il mondo suprematista. Non c’è dubbio, l’attentatore di El Paso è un suprematista mosso dall’odio nei confronti degli ispanici, ma, per esempio, l’autore della strage di Dayton era addirittura di sinistra e sosteneva sui social la senatrice Elizabeth Warren, (anti-Trump, anti-armi ed esponente di punta di quei Democratici americani che non sono nemmeno più liberal, bensì socialisti, nel senso antico ed europeo del termine).

Che negli Stati Uniti esistano gruppi, il più delle volte gruppuscoli, di bianchi razzisti, sconfinanti nel neonazismo, non è una novità, ma sono estrema minoranza e rappresentano, politicamente, un granello di sabbia nello sterminato Nord America. È vero, per fare del male a tante persone in un momento solo, è sufficiente una persona, ma non esiste un’emergenza razzista, se non nella testa della sinistra Dem, ed appare difficile accostare il presidente Usa agli emuli del Ku Klux Klan. Vi sono semmai giovani, a volte con problemi mentali e di vario genere, che si lasciano trasportare in maniera drammatica da certi eventi e questioni politiche, ma chi li influenza negativamente, almeno in parte ed oltre alla loro stessa psiche? I detrattori di Trump attribuiscono al presidente la colpa di aver, per così dire, sdoganato un certo razzismo dei bianchi, sempre latente in America, con alcune scelte tipo il muro con il Messico e con i suoi modi rozzi e prepotenti. Donald Trump non ama di certo il politicamente corretto, ma non ci sembra di ricordare frasi esplicitamente razziste del capo della Casa Bianca.

Il muro con il Messico, già perorato, a dire il vero, dai predecessori del tycoon, è uno strumento utile a contrastare l’immigrazione illegale, per un’immigrazione controllata e sensata, ma mai il presidente ha espresso opinioni sgradevoli sui latinoamericani in quanto tali, e ancora meno, ha denigrato gli afroamericani. Warren, Sanders e compagni, fanno finta di non accorgersene, ma proprio per quanto riguarda gli afroamericani, la situazione economica e lavorativa attuale è migliore di quella degli anni dell’afroamericano Barack Obama. L’ordine di scuderia è tuttavia quello di forzare gli accostamenti fra Trump e quei pochi suprematisti bianchi, visto che con gli scandali come il Russiagate non si riesce a cavare un ragno dal buco, e se avviene un attacco armato ai danni di qualche minoranza, è giusto approfittarne.

Secondo il presidente Trump, cosa arma, parzialmente ed indirettamente, questi giovani e sconsiderati killer, è invece l’abuso di fake news. Notizie false e distorte che vogliono descrivere in modo strumentale una realtà non esistente. Trump non ha tutti i torti, perché a forza di raccontare di un suprematismo bianco maggioritario, addirittura spalleggiato dalla Casa Bianca, lo si mitizza, più che demonizzarlo. E qualche giovanotto, invasato già di suo, può essere spinto a passare dalla teoria alla pratica, perché, come i media mainstream dicono, gran parte dell’America, a cominciare dallo Studio Ovale, non vuole più avere a che fare con latinos e neri. Il dovere di cronaca è fondamentale, ma attenzione a non creare miti, come già accaduto tante volte per boss mafiosi e serial killer. Pur di denigrare Donald Trump, la deontologia professionale va in soffitta.

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Roberto Penna


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