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Solo lo spirito di libertà può salvarci dal virus cinese

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Se l’emergenza coronavirus è stata gestita male, come in Italia, lo strascico è un clima di paura e di intimidazione, l’idea che il controllo statale sia di gran lunga preferibile alle libertà individuali

Religiosi e laici a confronto sul mondo post-epidemia nel volume “Interrogarsi sul coronavirus tra fede e ragione”

Una epidemia evoca sempre riflessioni metafisiche, perché sottrae l’uomo alla immediatezza della vita quotidiana – dunque alla placida mondanità – e lo pone a confronto con la morte. Il coronavirus ha evocato sentimenti forti e anche valori che troppo facilmente erano stati ridicolizzati (si pensi al “che vita di m.” della Cirinnà riferito alla famiglia tradizionale): di fronte a una sfida mondiale ritornano i legami fondamentali, da quello familiare e amicale a quello comunitario; ritorna l’importanza dello spirito di sacrificio. Ma se l’emergenza coronavirus è stata gestita male, come in Italia, lo strascico è un clima di paura e di intimidazione, l’idea che il controllo statale sia di gran lunga preferibile alle libertà individuali.

Appunto a questo clima fa riferimento Alberto Castaldini nella introduzione al volume collettivo edito da Belforte “Interrogarsi sul coronavirus tra fede e ragione”. Scrive Castaldini:

“Cresce a dismisura la paura del contagio: è quello il virus più strisciante e diffusivo… La paura, quando si diffonde, si alimenta, attecchisce e si sradica poi a fatica, anche se non si fonda su dati reali”.

Il volume collettivo alterna riflessioni di esponenti delle grandi religioni (le tre monoteistiche, ma anche quella buddhista) e autori laici.

Il virus ci ha spinto a confrontarci con l’eterno convitato di pietra della esistenza umana: la morte (e Scialom Bahbout nel volume fa riferimento alla preziosa lettura dell’Ecclesiaste, il libro biblico della “vanitas vanitatum”). Ma allo stesso modo deve spronarci ad amare l’esistenza autentica, la vita vissuta in maniera piena. Interessante il passaggio di Luca Bassani:

L’ebraismo attribuisce uno straordinario valore alla vita: “Scegli la vita” (Dt 30, 19). “Osserverete i miei precetti e vivrete in essi” (Lv 18, 5) è un imperativo della Torah. Si impara che la vita umana ha precedenza su tutti i precetti.

Discorso che data la comune radice biblica può essere esteso allo stesso cristianesimo.

Tuttavia, che vita è senza libertà? In Italia è apparso chiaro il costituirsi di una sorta di regime paternalistico, anzi maternalistico che avvolge il cittadino fino a paralizzarlo e che confonde il concetto aulico di “salute pubblica” con le più prosaiche esigenze di sopravvivenza di un governo col fiato corto. Importanti sono le parole di Raimondo Cubeddu:

Di fronte a questa riduzione della vita al suo aspetto biologico, eliminando tutto quello che la rende degna non resta che incamminarsi in una deriva “venezuelana” fatta di incuranza per la sopravvivenza di un sistema economico vitale, per la sorte di sopravvissuti e per il futuro delle giovani generazioni. La prospettiva del governo sembra così essere quella di agevolare il passaggio da una già non entusiasmante “società signorile di massa” (Luca Ricolfi) a una “società del reddito di cittadinanza di massa”. L’illusione di fondo, frutto dell’ignoranza, è che sarà possibile una ripresa (anche dopo che si è distrutto il capitale delle aziende e degli individui) senza un adeguato sistema di incentivi individuali e facendo in maniera demenziale affidamento sull’indebitamento pubblico, su “patrimoniali”…

A questo si potrebbe aggiungere quel che nel volume – per carità di parrocchia – non è esplicitato, ovvero che alla deriva venezuelana della politica, del potere temporale, corrisponde una inquietante deriva sudamericana, nicaraguense, dei rappresentanti del potere spirituale…

E tuttavia, nota Marco Gervasoni:

“il muoversi dell’uomo verso Dio è sempre successivo a rotture e a traumi nella comunità, così è stato la Renaissance religiosa in Francia dopo la Rivoluzione francese o sempre dopo la Guerra franco-prussiana: la Basilica del Sacré Coeur di Parigi è lì a testimoniarlo assieme alla semi-conversione dell’ateo Ernest Renan. In Italia la rinascita religiosa si verificò dopo le due guerre mondiali, in particolare dopo la seconda, mentre in Russia dopo gli anni neri seguiti al crollo dell’Urss e in Usa a seguito dell’11 settembre”.

Le grandi sfide della storia richiedono risposte che attingono alla dimensione più profonda dell’individuo, nel quale trova posto anche il senso del Sacro, come percezione della Totalità, del Disegno complessivo dell’Universo; proprio per tale motivo è necessario che la fede non si riduca a un mero spettacolo mediatico (questo è l’ammonimento che lancia nel libro il cardinal Sarah) e che non faccia da ripetitore degli slogan prevalenti nei media. Anche perché, come nota Giulio Meotti, proprio il mondo dei media di ispirazione liberal ha dovuto assistere al falò delle proprie vanità. Scrive Meotti:

La pandemia ha mostrato anche la distanza siderale fra i ceti abbienti e mondani e la popolazione, le classi medie. Madonna, Cate Blanchett, Robert de Niro, Pierre Niney, Juliette Binoche… Duecento artisti e scienziati hanno firmato un “manifesto” su Le Monde per chiedere “una trasformazione radicale” delle nostre società dopo il Covid-19. La fine del “consumismo” invocata da chi vive in lussuosi loft e ville e pratica il vecchio vizio del narcisismo morale.

Volendo legare in un solo nodo i due livelli, quello politico e quello spirituale, potremmo dire che questo virus sorto dalle profondità impermeabili di una dittatura collettivista deve insegnare, se ancora ve ne fosse bisogno, il valore della libertà individuale: dell’individuo che con la sua libera impresa risolleva la società dopo una catastrofe sanitaria e dell’individuo che come anima cosciente si rivolge al Divino, nella maniera che ritiene più opportuna, anche riservandosi il diritto al dissenso nei confronti di un ceto burocratico clericale che oggi in una certa parte (non tutta, come testimonia il limpido intervento del cardinal Sarah) oscilla tra slogan venezuelani e “concordati” con il potere cinese.

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Alfonso Piscitelli


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