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Silenzio tombale dei giustizialisti sul caso Gregoretti

di Matteo Milanesi, in Politica, Quotidiano, del

Alla richiesta di proscioglimento di Matteo Salvini nel processo per il caso Gregoretti, giornali e politici giustizialisti, da sempre tifosi (quasi capi ultrà) della condanna per sequestro di persona dell’ex ministro, si sono chiusi in un silenzio quasi tombale.

Dotandoci di una potentissima lente d’ingrandimento, abbiamo potuto vedere il Fatto Quotidiano dedicare un trafiletto solo a pagina 13, ripiegando sui fatti della Open Arms per cui la procura di Palermo chiede il processo. La Repubblica ha riportato la notizia solo a pagina 10 e La Stampa a pagina 9, con un taglio basso dal titolo “Il pm scagiona Salvini”.

Insomma, la richiesta dell’accusa di non procedere nei confronti di Salvini non va giù ai giornali giustizialisti. Dopo mesi di titoloni in prima pagina, editoriali fondati sulla presunzione di colpevolezza e paginate in cui Salvini veniva messo alla gogna, Travaglio, Molinari e Giannini si appellano al Quinto Emendamento americano: la facoltà di non rispondere.

Sul piano politico non va molto meglio. Durante il periodo dell’alleanza giallo-verde, il Movimento 5 Stelle ha sostenuto la legittimità dell’operato dell’alleato leghista. Anzi, l’allora ministro dei trasporti e delle infrastrutture Toninelli confessava che la gestione dei migranti non era di competenza esclusiva del leader della Lega: “Gestisco io la parte della sicurezza e della navigazione fino all’attracco. Salvini gestisce la parte dell’ordine pubblico. Fino ad oggi con Salvini abbiamo diminuito gli sbarchi, insieme al sottoscritto ed al presidente Conte”.

Si badi bene però: la responsabilità politica non equivale alla responsabilità penale. L’azione giudiziaria contro Matteo Salvini non sarebbe mai dovuta cominciare.

Come spiega l’avvocato della difesa Giulia Bongiorno: “Il suo è stato un atto politico insindacabile, condiviso da tutto il governo”. Anche perché, aggiungiamo noi, essendo un atto condiviso dall’Esecutivo, l’articolo 96 della Costituzione stabilisce che la responsabilità penale è a carico sia dei ministri che del presidente del Consiglio per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni.

Dopo la fine del “governo del cambiamento”, il Movimento 5 Stelle, in buona compagnia dei nuovi alleati della sinistra, ha cercato di utilizzare il processo contro Salvini come clava per estinguere politicamente la Lega, appena passata all’opposizione e saldamente primo partito del Paese.

Una strategia che abbiamo visto applicare molte volte da Mani Pulite in poi: non riusciamo a sconfiggere l’avversario elettoralmente, allora abbattiamolo a colpi di sentenze e processi.

Questa volta, però, ai giustizialisti è andata male. Matteo Salvini non è un “sequestratore di uomini”, ha esercitato le sue prerogative di ministro dell’interno.

Sul tema dell’immigrazione, in tutti i Paesi del mondo si affrontano due posizioni politiche differenti: una più aperturista, tendenzialmente sostenuta dai partiti di sinistra, e un’altra per una immigrazione più controllata, tendenzialmente sostenuta dalle forze di destra.

Solo in Italia questa seconda, legittima posizione viene criminalizzata. Quando la sinistra riuscirà a battersi con l’arma degli argomenti, senza nascondersi dietro le tonache dei magistrati?

Matteo Milanesi


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