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“Shadow King”: Carlo fa il re in famiglia gestendo il caso del principe Andrew

Dario Mazzocchi di Dario Mazzocchi, in Esteri, Quotidiano, del

Nel Regno Unito che si appresta a scegliere il prossimo primo ministro, la corona è salda. Ma nonostante la figura rassicurante e autorevole della regina Elisabetta, gli imprevisti, le crisi e le conseguenti critiche restano in agguato e la loro deflagrazione può danneggiare seriamente e in qualsiasi istante l’antica istituzione, a meno che a palazzo non ci sia qualcuno in grado di gestirla con piglio deciso. C’è il sovrano, ovviamente, ma anche chi da tempo ha ormai imparato il lavoro di re e fedelmente attende il proprio turno.

Niente a che vedere con il gossip attorno ai duchi di Sussex, che dopo la sovraesposizione estiva sono scomparsi dai radar dei media salvo per le uscite ufficiali; niente querelle per tabloid sui presunti litigi tra William ed Harry e le rispettive consorti. Le scosse telluriche che hanno preoccupato Buckingham Palace sono arrivate tre settimane fa quando il duca di York, Andrew, terzogenito di Elisabetta e Filippo, è apparso davanti alle telecamere della BBC per allontanare da sé le accuse di abusi sessuali sollevate da Virginia Giuffre, una delle donne coinvolte nella brutta saga legata al finanziere americano Jeffrey Epstein. I fatti risalirebbero al 2001, quando la Giuffre aveva 17 anni e ospite di uno dei party organizzati dal miliardario accusato di traffico di minorenni sarebbe stata invitata ad intrattenere il principe.

Notizie e dichiarazioni che si inseguivano da mesi, foto compromettenti apparse sulle prime pagine e in tv: il tentativo del duca di York di smarcarsi dalla pesante accusa si è rivelato inconcludente. Al contrario, il suo atteggiamento generalmente distaccato e vago di fronte ad alcuni precisi chiarimenti – oltre ad un surreale passaggio su certi problemi di sudorazione – hanno generato ulteriori dubbi sulla sua totale estraneità. A qualche giorno dalla messa in onda e dal silenzio imbarazzante di Buckingham Palace, un comunicato reale sanciva la fine degli impegni pubblici di Andrew: una sentenza in attesa di giudizio. A richiederla con particolare premura pare sia stato prima di tutti il principe Carlo, che ha preso in mano la situazione mentre era impegnato in un tour australe.

Era necessario contenere il clamore per quanto possibile e mettere un freno alle malelingue alla vigilia di alcuni momenti importanti per la corona: la cerimonia a Buckingham Palace con i capi di stato dei Paesi Nato prima e le feste natalizie con il tradizionale discorso della regina poi. Proprio nella splendida scenografia della tenuta di Sandringham, nel Norfolk, da dove Elisabetta si rivolge ai sudditi nel pomeriggio del 25 dicembre, è andato in scena il secondo atto dello storia che ha visto Carlo, il futuro re, per protagonista. Prima ha lasciato che intervenisse il padre, il duca di Edimburgo, poi ha voluto incontrare il fratello per rimproverarlo di persona. Niente urla e porte sbattute, riferiscono gli insider e i cronisti che fanno da intermediari nella gestione delle crisi di casa Windsor, ma toni severi e decisioni irrevocabili. Quindi è corso a Londra per non lasciare sola la madre durante il summit di mercoledì.

“Shadow King”, titolava all’indomani dell’intervista di Andrew alla BBC un editoriale del Times invitandolo ad entrare in azione. Carlo da parte sua ha avuto molto tempo per studiare e prendere appunti e già in passato aveva confidato le sue perplessità sull’attribuzione di ruoli pubblici a troppi componenti della famiglia reale, temendo che comportassero un elevato rischio di pubblicità dannosa. Spesso deriso, bistrattato, involontariamente protagonista di siparietti satirici e oggetto di una subdola character assassination ai tempi della tragica morte di Diana, Carlo è stato di fatto il primo erede britannico sottoposto ad una particolare attenzione mediatica e con la vita privata rigirata come un calzino. Alcune puntate della seconda e terza stagione della serie The Crown aiutano a farsi un’idea più approfondita della sua infanzia e crescita, mentre richiedono maggiore sforzo la lettura di alcune biografie se non di lavori firmati dallo stesso principe di Galles, soprattutto in tema di architettura ed ecologia, pubblicati ben prima della recentissima ondata ambientalista.

È un custode della tradizione che conosce i meccanismi moderni, conosce il passato, ma non distoglie lo sguardo dal futuro. Sa cosa impone il cerimoniale e come potersi ricavare dello spazio tra le sue fitte maglie. Viaggiando lungo l’isola e per il mondo ha rafforzato la sua immagine tra la common people che sbufferà pure davanti alle esagerazioni di alcuni personaggi reali, ma alla fine cerca rassicurazioni nella voce del sovrano, proprio come accade il giorno di Natale. E ha ridato smalto alla sua figura paterna, indossando i panni di nonno con i figli di William e Kate e accompagnando all’altare Meghan Markle il giorno del matrimonio con Harry. Sempre con la discreta figura di Camilla al suo fianco.

Privatamente è aiutato dal consigliere personale Clive Alderton, ex ambasciatore, e non è retrocesso di un passo davanti alle richieste di Christopher Geidt, a lungo fidato consigliere di Elisabetta II, di accentrare ulteriormente il controllo delle vicende familiari attorno alla figura della regina. Negli ultimi giorni ha compiuto un ulteriore passo, quello di succedere al padre Filippo come quello rigido e inflessibile in famiglia. Sempre e comunque al servizio della corona.

Dario Mazzocchi

Dario Mazzocchi

Giornalista, nato a Piacenza, vive in Lombardia. Guareschiano, conservatore. Insegna anche inglese.

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