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A che serve la Marina francese

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La dimostrazione di forza in Siria di qualche settimana fa ha messo in luce il modo in cui la Francia impiega il proprio strumento navale per soddisfare gli interessi nazionali. Giacché non sono gli allori raccolti in battaglia da una Marina – invero, piuttosto pochi nel caso francese – a determinare lo status di potenza dei mari. Paese dall’evidente e preponderante tradizione terrestre, per lunghissimi periodi della sua storia e fino al termine delle guerre napoleoniche l’Esagono ha visto sventati uno dopo l’altro tutti i suoi tentativi di contestare in mare la superiorità dell’egemone del tempo. L’avvento della Restaurazione e la rinuncia definitiva a sfidare apertamente l’Inghilterra, ovvero la principale potenza marittima del globo, hanno mutato radicalmente la geostrategia marittima della Francia, imprimendole una rotazione in essere ancora oggi.

Il riferimento è alla centralità acquisita sull’Atlantico dal (fu) Mare Nostrum nelle politiche navali francesi, ove non a caso la Marine Nationale concentra il nerbo della sua forza da battaglia. Tale costante si perpetua dalla fine delle guerre napoleoniche, quando sanzionò in maniera rivoluzionaria la fine della preminenza di Brest su Tolone e l’ascesa della strategica base provenzale nella geografia marittima del paese. Se al principio del XIX secolo c’era da rifondare l’impero coloniale guardando alle terre africane e asiatiche, oggigiorno c’è da proiettare il proprio potere bellico nei teatri operativi più caldi del momento. Levante, Corno d’Africa, Golfo Persico e Oceano Indiano.

Lo show di forza in Siria di qualche settimana fa è lì a dimostrarlo. Tanto più quando il grosso degli assetti navali alleati impegnati per colpire basi e installazioni lealiste di Assad batteva proprio la bandiera della Marine Nationale. Nello specifico, sei fregate fra classe-Fremm, classe-Georges Leygues e classe-Cassard e una rifornitrice classe-Durance. Con la portaerei nucleare Charles de Gaulle fuori uso sino a fine anno in quanto impegnata con i lavori di mantenimento e modernizzazione, la flotta francese ha dimostrato di conservare capacità di proiettare il potere offensivo per soddisfare le esigenze della politica nazionale.

L’area operativa del Mediterraneo orientale, del resto, non è che uno dei cinque spazi marittimi in cui la flotta è impegnata con operazioni che per intensità e rilevanza non sono da meno di quelle tradizionali (dissuasione nucleare e difesa del territorio metropolitano). Unità navali francesi operano infatti con regolarità nel Mediterraneo centrale per contrastare l’immigrazione clandestina, si addentrano nel Mar Nero per supportare gli alleati Nato, partecipano dal Golfo Persico allo sforzo bellico levantino, combattono la pirateria al largo del Corno d’Africa e tutelano nel Golfo di Guinea gli approvvigionamenti energetici alla madrepatria e allo stesso tempo proteggono la logistica delle truppe schierate in profondità nel Continente nero.

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Alberto de Sanctis


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