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Sebastian Piñera: conosciamo meglio il “nuovo” presidente cileno al suo secondo mandato

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E’ avvenuto, domenica 11 Marzo, a Santiago del Cile l’insediamento a presidente della Repubblica di Sebastian Piñera, arrivato in seguito alle elezioni tenutesi lo scorso 19 novembre al suo secondo mandato.

Piñera, così come la sua famiglia, è un volto e un personaggio noto in Cile e in generale in tutta l’America latina, il suo nome ed il suo volto dicono forse molto meno qui in Europa.

Cerchiamo di conoscerlo meglio.
Miguel Juan Sebastian Piñera Echenigue nasce a Santiago del Cile il primo di dicembre del 1949. Quarto di cinque figli, la sua infanzia è caratterizzata da frequenti spostamenti, dal Cile al Belgio e dal Belgio agli Stati Uniti (più precisamente a New York) a causa del mestiere del padre, ambasciatore presso le Nazioni Unite. Tornato in Cile, nel 1971 consegue la laurea in Economia presso la Pontificia Università Cattolica del Cile. In seguito si trasferisce nuovamente negli Stati Uniti per proseguire i suoi studi presso l’Università di Harvard, nella città di Boston. Si laurea con master e dottorato con una tesi concernente l’Economia dello sviluppo, una branca dell’economia politica che allora stava consolidandosi.

Torna in Cile nel 1976 dove si afferma con successo nel ramo imprenditoriale, rilevando il 27 per cento delle azioni della compagnia aerea LAN Airlines e diventa proprietario dell’emittente televisiva Chilevisiòn. Si attesta come uno tra gli uomini più ricchi del suo paese, con un patrimonio personale che si aggira attorno a oltre 1,2 miliardi di dollari.

La sua famiglia non è assolutamente nuova alla politica. Il fratello maggiore Josè è, infatti, ministro del lavoro durante il regime di Augusto Pinochet, nonché uno degli economisti facente parte del famigerato gruppo dei Chicago boys. Costoro sono un gruppo di giovani economisti che Pinochet manda a studiare negli Stati Uniti, presso l’Università di Chicago sotto l’ala dell’economista Milton Friedman e che una volta tornati in Cile vengono assunti all’amministrazione del ministero dell’economia, dove sotto la guida dello stesso José Piñera portano al cosiddetto “Miracolo cileno”. Una fase di ripresa economica conseguita attraverso riforme all’insegna delle liberalizzazioni e del libero mercato. Questo fa della dittatura di Pinochet un unicum, fatta di tagli alla spesa pubblica e liberalizzazioni in opposizione alle nazionalizzazioni fatte da Salvador Allende, che avevano portato ad un’inflazione oltre il 100 per cento. Tra le riforme più importanti fatte in questo periodo vi è la liberalizzazione e la privatizzazione del monopolio della previdenza sociale e pensionistica, un sistema ancora oggi in vigore che è stato recepito positivamente anche in Europa. Bisogna dire che costoro conducono il Cile a diventare il giaguaro dell’America latina solo nel 1986, insistendo con tenacia attraverso fasi di turbolenza e recessione.

I fratelli Piñera inizialmente favorevoli al regime, finiscono per opporvisi e nel 1988 votano contro la possibilità per Pinochet di ricoprire un secondo mandato.

Nel 1989 Sebastian Piñera è sostenitore della campagna presidenziale di Hernan Buchi, ministro delle finanze del regime di Pinochet, nel 1990 viene eletto senatore nel collegio di Santiago Est e si unisce al partito liberal-conservatore Rinnovamento Nazionale.

Nel 1993 vorrebbe candidarsi alla presidenza del Cile, ma lo scandalo Piñeragate, scoppiato in seguito alla divulgazione di alcune intercettazioni telefoniche che lo riguardano personalmente, lo costringe a fare marcia indietro.

Si candida nel 2005 a capo della coalizione di centrodestra Alleanza per il Cile, venendo sconfitto al ballottaggio dalla socialista Michelle Bachelet.

Nel 2009, a capo della Coalizione per il Cambiamento, sconfigge il democratico cristiano Eduardo Frei aggiudicandosi il ballottaggio con il 51,61 per cento dei consensi, riportando al potere la destra. La sua presidenza è caratterizzata da un consenso altalenante che oscilla tra 49 per cento e il 20 per cento, che sale quando in seguito all’incidente della miniera di San Josè, nel 2010, egli si reca a parlare con i minatori intrappolati nella miniera e poi salvati, per portare loro la sua solidarietà ed il sostegno del governo. Ma che cala nel 2011, in seguito alle manifestazioni studentesche contro le privatizzazioni attuate negli anni ’80 del sistema di istruzione superiore e universitario e contro l’inserimento, voluto dall’allora ministro dell’istruzione Joaquin Lavìn del termine “regime militare”, ampiamente usato e sdoganato dagli storici di lingua spagnola, invece del termine “dittatura militare” per identificare il Cile di Pinochet. La sua presidenza si trova ad affrontare la ricostruzione del paese, in seguito al terremoto del 2010. Ricostruzione che avviene in seguito a una politica di forte austerità caratterizzata da un aumento delle tasse e dalla privatizzazione delle principali industrie elettriche e delle miniere. Riesce ad eguagliare il “Miracolo cileno”, portando il tasso di crescita del Pil a raggiungere il 5,9 per cento nel 2010, il più elevato in tutta l’America latina e abbassando l’inflazione fino all’1,5 per cento e la disoccupazione al 6,4 per cento. Il Cile conosce, dal 2010 al 2014 nei quattro anni del suo primo mandato presidenziale, una crescita economica del 6 per cento.

Nel 2013 non si ricandida per un secondo mandato, dal momento che la costituzione cilena vieta l’assoluzione di due mandati consecutivi. Sostiene invece la candidatura di Evelyn Matthei che viene sconfitta al ballottaggio dalla Bachelet, che assolve così al suo secondo mandato. Un’elezione questa molto chiacchierata dalla stampa cilena a causa del passato delle due contendenti e della vicenda legata ai loro padri. Fernando Matthei, capo dell’aviazione cilena, infatti è stato l’autore delle torture che hanno portato alla morte per arresto cardiaco Alberto Bachelet nel 1974, con il quale era stato legato da una profonda amicizia fino a che il golpe del 1973 non aveva portato ad una rottura tra i due.

Piñera dopo aver fondato il think tank liberal-conservatore, nel 2017 annuncia la sua candidatura a capo della coalizione Chile Vamos vincendo al ballottaggio contro il radicale Alejandro Guiller, ottenendo il 54,58 per cento dei consensi e aumentandoli di quasi 4 punti rispetto alla scorsa elezione.

La vittoria di Piñera, la cui politica costituisce un mix ben dosato di liberalismo conservatore di stampo anglosassone e di umanesimo cristiano di stampo europeo continentale, costituisce la seconda tappa della lenta affermazione delle destre liberali e liberiste nell’America latina.

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Graziano Davoli


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