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Robert Nozick – Anarchia, Stato e Utopia: uno spunto filosofico politico per il centro-destra del futuro

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Robert Nozick è annoverato fra i massimi filosofi politici del XXI secolo; le sue idee mantengono ancor oggi, a mio avviso, tutto il loro valore e sono pertanto meritevoli  della nostra attenzione.

Nato a Brooklyn nel 1939, frequentò le locali scuole pubbliche, avvicinandosi in seguito alla filosofia dopo aver letto la Repubblica di Platone, che fu per lui una vera rivelazione intellettuale e di cui parlò

in un suo libro del 1989, The Examined Life: ‘’Quando avevo circa 15-16 anni andavo in giro per le vie di Brooklyn con in mano un’edizione economica della Repubblica di Platone, tenendo la copertina rivolta verso l’esterno: ne avevo letto solo delle parti e l’avevo compresa ancora meno, ma mi sentivo eccitatissimo e sapevo che si trattava di una cosa meravigliosa’’. Laureatosi nel 1959 presso il Columbia College, nel 1963 ottenne il Ph.D. dall’Università di Princeton. Dopo le prime esperienze di docenza a Princeton e alla Rockefeller University, Nozick divenne professore ordinario ad Harvard nel 1969.  Nel 1985 diventò Arthur Kingsley Porter Professor of Philosophy e nel 1998 venne nominato Joseph Pellegrino University Professor.

Nel corso della sua carriera Nozick ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, tra i quali la Presidential Citation della American Psychological Association (1998), che lo ha definito come ‘’uno dei più brillanti e originali filosofi viventi’’. È stato anche membro, tra gli altri, dell’ American Academy of Arts and Sciences, della British Academy, della Guggenheim Foundation, del National Endowment for the Humanities e del Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences.

Il pensiero di Nozick, grazie soprattutto alla lettura di economisti conservatori quali Friedrich Hayek e Milton Friedman, è stato sempre caratterizzato da una forte eterogeneità di argomenti e di interessi, incentrandosi in particolar modo sulla filosofia politica. Tra i suoi lavori ricordiamo soprattutto il suo primo libro: ‘’Anarchia, Stato e Utopia’’, scritto nel 1974 in polemica con ‘’Una teoria della giustizia’’ di John Rawls, in cui quest’ultimo poneva l’attenzione sul welfare state, spiegando perché lo Stato doveva assumersi la responsabilità di ridistribuire la ricchezza in favore dei poveri e degli svantaggiati. Contrariamente, Nozick affermò che i diritti dell’individuo sono primari e che non c’è bisogno di nulla più che di uno ‘’Stato minimo’’, ossia di uno Stato appena sufficiente a proteggere i cittadini dal furto e dalla violenza e ad assicurare l’applicazione dei contratti. Anarchia, Stato e Utopia vinse il National Book Award e venne definito dal Times Literary Supplement come ‘’Uno dei 100 libri più importanti del dopoguerra’’. Il tutto contribuì a trasformare il suo autore da giovane professore di filosofia noto solo all’interno del suo ambito lavorativo, a riluttante teorico di un movimento politico nazionale e leader putativo della destra, un ruolo in cui non si trovò mai a suo agio.

Nonostante la notorietà assicuratagli da Anarchia, Stato e Utopia, nel suo secondo libro: ‘’Spiegazioni filosofiche’’ del 1981. Nozick esplorò un territorio assai differente, prendendo come oggetto di ricerca ciò che, a suo parere, molti filosofi accademici tendevano ad accantonare, ovvero il contrasto tra libero arbitrio e determinismo, la natura dell’esperienza soggettiva, l’indagine sul perché c’è qualcosa invece che il nulla. Ma cosa sarà questa Utopia? Ecco un passo di come Nozick la ritrae: ‘’Non ci sarà un tipo di comunità esistente e un tipo di vita condotta nell’utopia. L’Utopia consisterà in utopie, in molte comunità diverse e divergenti in cui le persone conducono diversi tipi di vita sotto diverse istituzioni. Alcuni tipi di comunità saranno più attraenti per la maggior parte degli altri; le comunità cresceranno e caleranno. Le persone ne lasceranno alcune per gli altri o passeranno l’intera vita in una. L’Utopia è una struttura per le utopie, un luogo in cui le persone sono libere di unirsi volontariamente per perseguire e tentare di realizzare la propria visione della buona vita nella comunità ideale, ma dove nessuno può imporre la propria visione utopica sugli altri’’.

Nell’affrontare tali argomenti, Nozick rigettò l’idea di una definitiva prova filosofica, preferendo adottare la nozione di ‘’pluralismo filosofico’’, secondo cui non è possibile abbandonare o accantonare tutte le diverse opinioni filosofiche mutuamente incompatibili. La filosofia è il contenitore di tutte queste opinioni ammissibili, senza eccezioni, un contenitore che però può essere ordinato tramite criteri di coerenza e adeguatezza.

Caratterizzato da un pensiero eclettico e ampio, Nozick seguì nell’insegnamento lo stesso stile vivace ed eterogeneo dei suoi scritti. I suoi corsi non trattarono mai dello stesso argomento, con una sola eccezione il corso dal titolo: ‘’Le cose migliori della vita’’, svoltosi nel 1982 e nel 1983, con il quale cercò di costruire una teoria generale dei valori desumendola dai discorsi svolti in classe. Era solito descrivere il suo metodo didattico come un ‘’pensare ad alta voce’’, preferendo un approccio di tipo discorsivo rispetto alla presentazione di teorie e spiegazioni già pronte.

Esponente del libertarismo cioè di quella dottrina secondo la quale la società è chiamata a creare quello che viene definito ‘’Stato Minimo’’ con il compito di provvedere esclusivamente, seguendo la dottrina di John Locke, alla protezione dei cittadini, al mantenimento della proprietà e all’amministrazione della giustizia, il grande pensatore inglese parlava della salvaguardia della proprietà e della gestione dei sistemi di polizia. In Nozick, come in Locke, tutto il resto è demandato ai privati, a quell’individuo che per il pensiero liberale è quanto di più fondamentale vi sia all’interno della società e dello stato. Nozick arriva a sostenere che la tassazione è moralmente illegittima  definendola schiavitù del reddito; la tassazione infatti vìola l’individuo in quanto si appropria della fatica e del sudore del lavoro umano. Con cinico realismo liberale Nozick arriva a chiedersi se sia ‘’giusto’’ che ‘’esista’’ Ferdinand Lewis Alcindor jr (uno dei più forti giocatori della NBA di sempre, che nella stagione 1974-75 venne acquistato dai Los Angeles Laker che pagarono a peso i Milwaukee Bucks per poter godere delle sue prestazioni sportve). È giusto che Alcindor jr abbia guadagnato fior di milioni di dollari? Secondo Nozick sì, non è ingiusto, semmai può essere moralmente o emotivamente sbagliato. Il grande filosofo libertario, dopo il pensiero di Locke abbraccia anche quello di Immanuel Kant, specialmente nella sua concezione dell’individuo il quale va inteso ‘’ sempre come fine è mai come semplice mezzo’’. L’egemonia della dottrina di Nozick spetta dunque esclusivamente all’essere umano lockiano e kantiano, e parimenti la celebre dottrina della mano invisibile di Adam Smith trova nel pensiero di Nozick la sua novecentesca reinterpretazione. Lo Stato minimo dunque è auspicabile e necessario ma inevitabilmente immorale, quindi moralmente ingiusto e sbagliato.

Il grande filosofo libertario riprende anche la dottrina della naturalità anarchica che già John Locke aveva teorizzato; lo Stato minimo o ultra minimo rappresenta, però, il superamento inevitabile della condizione anarchica propria della natura lockiana verso lo stato minimo, quello della mano invisibile, della cooperazione squisitamente protettiva e della assenza totale di uno Stato coercitivo. Nozick sottolinea poi che il vero governo liberale e quello della Nomocrazia ossia della società delle regole e dei divieti mentre è assolutamente illiberale la Teleocrazia cioè la società intesa per uno scopo sia esso quello dalla giustizia sociale marxista o quello della purezza della razza nazionalsocialista. La società libera va quindi intesa come se fosse un matrimonio e quindi la scelta del  singolo che deve essere libera.

Infine è bene sottolineare il fatto che Nozick parla di Stato inteso quale forma sociale e legislativa estrema, lockianamente accettabile. Lo stato quindi rappresenta per lui quel famoso guardiano notturno che, per un verso deve dettare le regole del mercato in quanto i Gekko, gli affaristi-speculatori, i monopoli e i cartelli vanno messi al bando; per un altro verso deve limitarsi alla mera protezione dell’individuo e all’amministrazione della giustizia garantendo una bassissima tassazione che deve essere, appunto, sufficiente per garantire i suoi due valori essenziali. Lo Stato minimo implica quindi tasse minime e il resto è un surplus, anzi una rapina.

Mi sembra di poter dire che nella congiuntura economica non solo nazionale e non solo europea in cui ci troviamo attualmente, le idee filosofiche di Nozick rappresentano una valida base da cui partire come fonte d’ispirazione per un nuovo ruolo della destra in Italia.

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Pietro Bassi


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