• 18/05 @ 16:08, Dall’Eur al Salone del Libro: non c’è confessione senza penitenza, di Franco Carinci https://t.co/cFSl36apKc
  • 18/05 @ 16:06, “Barca Nostra” e “Building Bridges”: la Biennale dell’artisticamente corretto, di Anna Bono https://t.co/wtwZ4JF6Eb
  • 18/05 @ 05:23, Deficit dei diritti umani, surplus commerciale: ecco l’arma della Cina contro le economie di libero mercato, di Lau… https://t.co/kDj5m76wsT
  • 18/05 @ 05:20, Autonomie regionali: un’opportunità da cogliere, insieme a una riforma costituzionale per un governo più stabile e… https://t.co/bFBiSsCxTB
  • 17/05 @ 19:32, La polarizzazione 5 Stelle-sinistra e Lega-destra: ma comunque vada alle Europee, il governo gialloverde potrebbe g… https://t.co/WS06lZOU0a
  • 17/05 @ 19:30, Ecco perché la vera battaglia, geopolitica e religiosa, si combatte in Iraq ed è qui che l’imperialismo iraniano va… https://t.co/zGWbztosSB

Riusciremo mai ad avere un partito liberale in Italia?

Avatar di Marco Zannini, in Cultura, Quotidiano, del

Una delle domande che attanaglia di più i liberali d’Italia è: “Riusciremo mai ad avere un unico partito Liberale con la L maiuscola?”. Per il momento – e spero di sbagliarmi – la mia risposta è no, e vi spiegherò il perché. La situazione è complessa e va affrontata da diversi punti di vista: quali sono gli ostacoli attuali che non permettono l’aggregarsi di una forza politica così vasta ma al contempo così sottorappresentata?

In primo luogo, sia in Italia che nel mondo, il panorama liberale soffre di una crisi dovuta ai ripetuti furti d’identità che ha subito nel corso degli anni. Nel caso del centrosinistra italiano, il quale guarda con ammirazione i Democrats statunitensi e tenta di emularli, ciò è attribuibile purtroppo al fenomeno dei liberals: negli Stati Uniti, i socialdemocratici in salsa Clinton e la sinistra radicale si sono appropriati del termine poiché, secondo il loro pensiero, la parola “liberal” farebbe riferimento alle “libertà civili” (ma non a quelle naturali), tema a loro tanto caro e su cui fanno costantemente pressione grazie ai gruppi di attivisti radicali. Nonostante l’assonanza del termine “Liberty”, se provaste a chiamare un libertario o un liberalconservatore americano “liberal”, con tutta probabilità verreste presi a male parole. Detto ciò, se l’America starnutisce allora l’Europa prende il raffreddore. Nel Belpaese sono lampanti i casi di partiti finti liberali rei di svariati scempi, i quali usano il termine soltanto per attirare una parte di elettorato moderato: da politiche socialdemocratiche e politically correct, a più Stato e spesa pubblica propagandati sotto falso nome – solo per citare qualche esempio. Questo di conseguenza ha portato astio e disaffezione verso gli ideali liberali e liberisti, facendogli guadagnare nell’opinione pubblica una pessima reputazione e venendo additati come causa di tutti i mali del mondo moderno.

In secondo luogo, penso che sia piuttosto famosa la battuta “tre liberali in una stanza sono capaci di creare quattro partiti diversi” (e due correnti, aggiungerei io). Guardando il passato della nostra Repubblica, è possibile vedere innumerevoli forze minori: il Fronte dell’Uomo Qualunque, il PLI e il PRI, solo per citarne alcuni. Risate a parte, il mondo della libertà non è fatto solo di un’unica idea, ma è declinato in tantissime ramificazioni: ci sono i liberali progressisti, i liberal conservatori, liberisti, i libertari, gli anarcocapitalisti e così via. Insomma, tutti che tendono verso la stessa meta ma con mezzi, modi e accezioni diverse. Questa frammentazione e la mancanza di comunicazione tra le parti purtroppo crea lo spiacevole fenomeno dei “dispensatori di patenti”, i quali si avvalgono dell’unica verità e dell’unico vero credo politico, tacciando gli altri e annullando qualsiasi confronto. Questo, purtroppo, è riscontrabile anche nella mancanza di un vero leader capace di mettere tutti sotto un unico ombrello e portare avanti con impassibilità, fermezza e determinazione la Libertà e le sue idee.

Infine, come già descritto in precedenza, la pessima reputazione del liberalismo è dovuta anche a un diffuso scarso retaggio culturale di tutte le generazioni, sia adulte che giovani. Le conquiste politiche fatte col sangue dei nostri padri fondatori, le libertà moderne, l’autoaffermazione naturale, il libero pensiero e le comodità tecnologiche portate dal capitalismo purtroppo sono date per scontate. A parte qualche realtà come Atlantico e New Direction, le iniziative culturali scarseggiano e – spesso e volentieri – quelle poche che vengono realizzate a livello locale sono proprio guidate dai “dispensatori di patenti” sopracitati, i quali dividono ed etichettano anziché unire e si fanno vanto di protagonismi inutili. Purtroppo, ed è una cosa di cui dobbiamo prendere coscienza tutti noi, le serpi peggiori si nascondono nel nostro stesso grembo.

Quindi, come si può porre rimedio?
Da un punto di vista politico, bisogna fare i conti con la realtà: passare dal sistema attuale ad uno improvvisamente liberista potrebbe essere una terapia d’urto troppo forte, la quale probabilmente genererebbe effetti contrari a quelli sperati. Come se stessimo attraversando un fiume a piedi, dobbiamo procedere passo per passo analizzando bene la situazione intorno a noi. In altri termini, si tratterebbe di puntare a un governo che comprenda la realtà e si concentri su poche riforme strutturali liberali, andando avanti impassibile e senza stravolgere troppo equilibri sociali precari. Solo costruendo fondamenta solide si può immaginare un governo davvero liberista un domani, capace di essere dinamico e rompere le catene ai cavalli del libero mercato.

Infine, e ritengo che sia la misura più necessaria in assoluto, bisogna ripristinare il confronto e il dibattito pubblico. Per la mia esperienza, in quanto millennial, sono cresciuto con i talk show politici moderni, i quali per ovvie e comprensibili ragioni di audience sono strutturati in modo da sembrare più simili a una rissa che a un confronto: tra insulti, urla e scenate varie, i veri problemi dei cittadini vengono strattonati violentemente da una parte all’altra, gonfiando protagonismi e venendo strumentalizzati per strappare qualche like in più sui social. In mezzo a questo caos, certe volte mi capita di imbattermi in alcuni video d’annata (correva l’anno 1983…): salotti televisivi dove tra il fumo di una sigaretta si ritrovano politici, giornalisti, imprenditori e saggi a parlare e discutere, senza però risparmiarsi attriti, frecciatine e dissensi espressi in modo “garbato” e scaltro. Ora, comprendendo pienamente che si tratta di due epoche totalmente differenti con due modalità di intrattenimento e pubblico incompatibili, è importante però afferrare il concetto alla base: solo affrontando e sviscerando un problema nella maniera più critica possibile si può giungere ad una soluzione, indipendentemente dal proprio settore di appartenenza o dalle inclinazioni politiche. E questo vale anche per noi “lib-“: mettendo da parte le differenze che caratterizzano noi fratelli ed intraprendendo un percorso di scambio e confronto di idee guidato da una visione a lungo termine, solo in questo caso finalmente potremo unirci ed avere un unico, illuminato, vero partito della Libertà. In alternativa, l’unica altra opzione è quella di soccombere.

“Siamo liberi pensatori, e per indagare la verità dobbiamo poter pensare e parlare liberamente. Per essere in grado di parlare bisogna essere in grado di rischiare di essere offensivi.” – Jordan Peterson

Avatar

Marco Zannini


7 risposte a “Riusciremo mai ad avere un partito liberale in Italia?”

  1. Avatar Luca Bertagnolio ha detto:

    Ottime riflessioni Marco, che condivido per la maggior parte.

    Sono meno ottimista sul potenziale futuro di qualsiasi movimento lib- in Italia, ma penso anche che qualche anno sotto un governo Convini, o Sante che dir si voglia, possa far tornare un po’ di voglia di vera liberta’, perche’ certi segnali che vedo vanno in tutt’altra direzione, purtroppo.

    In USA poi il termine che si usa piu’ correntemente, proprio nel famigerato “Intellectual Dark Web” Da lei citato con la chiosa finale di JBP durante l’epica intervista su Channel 4 UK, e’ quello di “classical liberal” che viene correntemente usato proprio da Dave Rubin, JPB, i fratelli Weinstein e molti altri pensatori, molti ex di sinistra, che si sono sentiti traditi da una sinistra sempre meno liberale, e sempre piu’ *contro* la liberta’ di parola, di espressione, e spesso anche di pensiero.

    Vedo che in Italia le cose non vanno molto diversamente, con gli attacchi continui a Salvini. E questo garantira’ alla Lega molti anni al governo. Esattamente come sta succedendo a Trump negli USA.

    I migliori alleati dei populisti sono gli anti-populisti.

    I liberali, i veri liberali, i liberali classici: non pervenuti. Io stesso non so bene se mi voglio definire liberale, penso che sia ormai un’etichetta alquanto riduttiva.

  2. Avatar sergio Vento ha detto:

    L’articolo di Marco Zannini e’ un efficace incentivo alla riflessione: per quanto mi riguarda, nella posizione di viaggiatore del XX secolo, anche alla memoria. Concordo con quanto scrive sul furto di identita’ connesso alla radice “liberta’” (nel ventaglio che va dai “liberals” statunitensi fino all’estrema destra austriaca), sugli equivoci tra liberali, liberisti, libertari,etc., su un certo narcisismo elitario e minoritario, allergico ai vari populismi che in Italia, a ben vedere, hanno caratterizzato tutti i movimenti di massa, dal fascismo al comunismo, dal socialismo al cattolicesimo politico. Analogo fenomeno si e’ peraltro verificato in Germania, da Weimar alla Repubblica Federale, ed nella Francia della Quarta e della Quinta Repubblica (con l’aggravante di un nazionalismo dirigista e statalista di matrice colbertiana). Nelle relazioni internazionali, il riferimento a ONU e NATO ha presto assunto connotati banali e meccanici di “esportazione di responsabilita’”. Dal canto suo, l’equivoco processo di integrazione europea, funzionale e tecnocratico, ha contribuito alla graduale emarginazione delle varie componenti liberali dal dibattito politico italiano. L’unico, sfortunato tentativo di “sintesi liberale” risale al Partito Radicale degli anni ’50 e ’60, presto diluitosi nelle effimere filiere delle valorose campagne referendarie degli anni ’70 ovvero nel “quotidiano-partito” autoreferenziale nato in quegli anni. I campioni del capitalismo “familiare” e finanziario hanno scelto la via del controllo mediatico e lobbistico per consolidare posizioni di monopolio agli antipodi della concorrenza, vero pilastro del libero mercato della ricchezza materiale e delle idee. Gli ultimi 25 anni sono stati teatro/teatrino dello scontro tra due fazioni pseudoimprenditoriali e sub-politiche, sulle cui macerie culturali (ed economiche) – con il deprimente contributo sia dei media “mainstream” che dei “social” – si sono affermati i momentanei vincitori del 4 marzo.

  3. Avatar Fabrizio Scatena ha detto:

    Gentile Zanini,

    grazie per il suo articolo, che solleva una questione di difficile risoluzione. In Italia, oltre a mancare un partito politico di riferimento, in cui far confluire le varie anime “Liberali” e non “Liberal”, c’e’ soprattutto assenza di cultura liberale. E’ poco insegnata nelle scuole, ed e’ vista come una cultura elitaria (e forse un po’ lo e’ indipendentemente dalla classe sociale di provenienza e appartenenza). Personalmente, ho votato in alcune occasioni il Partito Radicale come sbocco verso un orizzonte Liberale, ma negli ultimi anni ho visto una sua trasformazione in direzione Liberal e non Liberale. E la cosa ha smesso di convincermi, perche’ mi sono “scoperto” piu’ moderato e conservatore su alcuni punti.
    Sarebbe bello avere la possibilita’ di poter votare un partito Liberale, un partito moderato capace di dialogare tanto con le correnti del socialismo liberale, quanto con i conservatori. Bisognerebbe forse rileggere i classici del pensiero liberale, far chiarezza su questo termine e poi fondare un Partito.

  4. Avatar Pietro Di Muccio de Quattro ha detto:

    Se parliamo di politica, un liberale deve, sottolineo:deve, basarsi sulla “verità effettuale” di Machiavelli e sulla verità effettuale dei pensatori delle “conseguenze inintenzionali dell’azione umana”. Inoltre, non esistono liberali in politica che non lo siano anche nella vita civile. Terzo, non può esistere politica liberale senza cultura politica liberale nel senso suddetto, e questa va insegnata a scuola, fin dalle elementari. Invece…..!

  5. Avatar Angelo Federico ha detto:

    Questo è l’argomento fondamentale della politica economica, tanto per esser chiari. La domanda fondamentale è:” Come mai negli ultimi 50 anni in Europa ma non solo, ha vinto il socialismo con la sua politica economica del debito e deficit e non il liberismo che adotta criteri di sostenibilità economici e finanziari?”. Certo c’è una risposta storica ovviamente, ma non basta! Perché ha vinto Keynes, mal interpretato nella versione populista e non Von Mises o Von Hayek? (Poi i sinistri socialisti danno dei populisti agli altri). La risposta è complessa. Ma vedete, il problema sta in chi recepisce il messaggio politico che poi traduce inconsapevolmente in voto. E qui casca l’asino. I social-comunisti forti del malessere generale, sono stati molto più bravi dei liberali non solo per dialettica. Non è bastato il decennio di crescita della ricchezza 1955/65 da “New deal” per distrarre il voto dal populismo di sinistra. Anche perché è stato permesso loro, ai sinistri, attraverso i soliti compromessi al ribasso della politica, di rovinare la struttura amministrativa e organizzativa nazionale e creare un’idrovora di spese che alla fine si è concretizzata nel debito abnorme che abbiamo. “Ovviamente la colpa è sempre della destra e del capitalismo”. Finche la destra e i liberali non sapranno cambiare registro non solo dialettico, cercando di essere più incisivi e logici nel trattare argomenti economici e cercando di far capire che “sostenibilità” non è sinonimo di pensioni, reddito di cittadinanza o emissione moneta all’infinito. Ma di equilibri tra risorse, moneta, popolazione, redditi famigliari e imposte eque e concorrenziali per le imprese, tali che il mercato sostenga tutto ciò tramite innovazione e bassa disoccupazione. Tutto questo non sarà mai sostenuto dalle sinistre varie. Esse lavorano contro questo sistema. Fino al fallimento! ma chi vota sinistra non si renderà mai conto di questa mistificazione. Lo sentite ora Martina tuonare contro quei poveretti di 5 stelle e contro una politica del deficit? E loro con Renzi che in pochi anni ci hanno fatto un regalo di 300 miliardi di debito in più ? Per salvare il paese da questi ciarlatani , è responsabilità di chi ha volontà e ragione per capovolgere la mentalità ideologizzata dei votanti. Questa è la strada.

  6. Avatar Tartarini Francesco ha detto:

    Non si cita mai un fattore importantissimo, l’invecchiamento della popolazione e il modesto peso nei giovani sulla politica e sulla demografia.
    In un paese di over 50, difficile chiedere alla gente di cambiare, soprattutto a statali e dipendenti di grosse aziende protette o municipalizzate.
    Inoltre abbiamo visto un massiccio attacco mondiale degli scrittori “anti-mercato”, da Piketti a Bauman a Ziegler.

  7. Avatar Giulio ha detto:

    Per fare un partito liberale di successo servirebbero i liberali, ed in Italia non ce ne sono molti.
    A mio parere il centro del problema è il boicottaggio culturale operato dalla scuola (cioè dallo Stato) nei confronti degli autori liberali. Per questo ritengo una assoluta priorità la libertà educativa, e considero una violenza essere costretti a finanziare la scuola statale che dunque è diventata praticamente un monopolio in larga parte d’Italia. Semplicemente non c’è alternativa, e quando c’è come nelle città più grandi, si è costretti a pagare due volte: una volta le tasse per quella statale, un’altra volta per la scuola libera.
    Mediaticamente le cose non vanno meglio, in tv qualsiasi idea liberale è demonizzata.
    Interessante il risultato del partito liberale in Germania (10,7% e 80 seggi), quello che alla fine si è rifiutato di andare al governo con i verdi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultora © 2019, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy