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Il ritorno del Giappone “guerriero”: come Tokyo si sta preparando a confrontarsi con la minaccia cinese

Avatar di Francesco Cirillo, in Esteri, Quotidiano, del

L’aggressività geopolitica di Pechino nella regione e un lento ritiro americano dal Pacifico mette Tokyo di fronte alla scelta di ritornare quella potenza asiatica che si è contraddistinta alla fine del XIX secolo e nei primi anni del XX secolo fino al 1945. Dopo anni di pacifismo selvaggio e di ritiro dalle vicende geopolitiche dell’Asia Orientale, sta lentamente riflettendo su un suo possibile ritorno nello scacchiere geopolitico asiatico per contrastare la più grande minaccia alla sua sicurezza: la Repubblica Popolare Cinese di Xi Jinping.

Uno spirito guerriero che sta rinascendo. Per contrastare l’espansione cinese nella regione dell’Asia Orientale e nel sud-est Asiatico Tokyo sta stringendo rapporti internazionali con i paesi che vedono con preoccupazione l’aggressività di Pechino. In primis Australia e Singapore. L’Asse Giappone-Australia-Singapore punta ad istituire un’alleanza con l’obiettivo di conservare lo status quo nella regione.

Tokyo è consapevole che non può contenere gli investimenti cinesi nella regione per via dell’abbondanza di risorse economiche che i cinesi stanno schierando, anche a rischio di perdere enormi quantità di denaro in progetti costosi ma di importanza geoeconomica per il controllo dei traffici commerciali nel Mar Cinese Meridionale e dello Stretto di Malacca.

Il principale ostacolo del Giappone è un suo ritorno nel consesso delle nazioni asiatiche come potenza militare, in grado di competere con la Cina. Le Forze di autodifesa giapponesi possono facilmente respingere ogni utopistica idea di invasione militare cinese sull’arcipelago, ma Tokyo vuole evolvere queste forze di autodifesa in forze militari capaci di confrontarsi alla pari contro ogni nemico e di mettere sul campo diplomatico una deterrenza bellica. Il Giappone, assieme ad Australia ed India, sta evolvendo le sue capacità per creare una forza di intervento rapida in grado di dare aiuto logistico e militare ai suoi alleati nella regione indo-pacifico. Inoltre una possibile capacità bellica servirà per debellare qualsiasi minaccia proveniente dalla Corea del Nord e, forse, per staccarsi dall’ombrello militare americano.

Il Giappone sta gettando solide basi al fine di rafforzare le proprie capacità militari nel prossimo futuro. In primis la revisione costituzionale dell’Articolo 9 della costituzione giapponese. L’Art 9 proibisce l’uso della forza da parte delle forze di autodifesa e vieta al Giappone di acquistare armamenti che possono essere considerati offensivi. Questa barriera costituzionale ha obbligato il paese a non acquisire bombardieri e missili a lunga gittata, ma se questo vincolo restasse invariato Tokyo potrebbe avere capacità limitata ad inviare truppe in teatri lontani dal paese.

Dagli anni cinquanta Tokyo ha sempre reinterpretato l’art 9. Nel 2014 il Governo di Shinzo Abe ha fatto approvare una revisione del suddetto articolo. Questa revisione ha eliminato qualsiasi veto ad inviare truppe nipponiche in altri teatri. Inoltre nella revisione è presente il diritto all’autodifesa collettiva, opzione che Tokyo può invocare per inviare unità militari ai suoi alleati sotto attacco nemico. Oltretutto il governo giapponese ha potuto inviare unità navali, come la portaelicotteri Izumo, a partecipare ad esercitazioni navali congiunte nel Mar Cinese Meridionale, facendo infuriare il governo cinese.

La capacità di adattamento del Giappone alle dinamiche esterne è una sua caratteristica fondamentale quando ha dovuto guardare fuori dai suoi confini. Quando accadrà di nuovo Tokyo avrà un apparato bellico ed industriale altamente addestrato e funzionante.

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Francesco Cirillo


Una replica a “Il ritorno del Giappone “guerriero”: come Tokyo si sta preparando a confrontarsi con la minaccia cinese”

  1. Avatar Andrea Bertolini ha detto:

    Il Giappone e’ uno dei due stati insulari che, rispettivamente ad est e ad ovest, hanno pesantemente condizionato la storia della Eurasia(l’altra e’ l’Inghilterra). Non a caso entrambe potenze marittime. Fino a quando non sono state sostituite dall’isola – continente (gli Usa), talassocrazia per eccellenza, che non soffriva dei loro limiti dimensionali ma, al pari di esse, esterna alla massa eurasiatica.Il Giappone, a differenza della Cina, e’ stata una potenza navale e tuttora la sua marina e’ l’unica al mondo, insieme alla US Navy, ad avere combattuto battaglie aeronavali che rimangono le piu’ grandi battaglie combattute sul mare nella storia umana. E in Marina le tradizioni contano, eccome. Quindi il ritorno del Giappone e della Marina Imperiale ( gia’ adesso una delle migliori marine militari del mondo) a una piena operativita’, senza piu’ i vincoli imposti dalla costituzione scritta dagli Usa nel secondo dopoguerra, costituisce un fatto in grado di modificare la nostra previsione dei futuri assetti dell’area del Pacifico occidentale e della stessa importanza della Cina nel futuro prossimo venturo. Tanto piu’ che le tradizioni navali della Cina sono assai scarse e che quest’ultima e’ stata sconfitta sul mare e invasa per quasi un terzo del suo territorio proprio dal Giappone in un non certo lontano passato. Se colleghiamo il “risveglio”del Giappone alla crisi coreana, dovremmo concludere che la Cina sia la grande sconfitta dalle conseguenze delle “ intemperanze” del “caro leader” nord coreano. Parimenti dovremmo considerare gli Stati Uniti, ispiratori e mentori di questo “ sdoganamento” del Giappone proprio in funzione anti cinese, destinatari di un vantaggio strategico sul loro piu’ grande competitor a livello globale davvero rilevante. Ne’ gli Stati Uniti hanno da temere dal nuovo corso giapponese che non potra’ mai insidiare il primato della prima ( e unica) talassocrazia globale della storia. Non dovremmo mai dimenticarci, noi euroasiatici, che il potere marittimo e’ quello decisivo per il dominio di un’area, una regione o del mondo intero e che sui mari si svolge quasi il 90% del commercio internazionale. Insomma chi domina i mari domina il mondo. E il “piccolo” Giappone puo’ tenere sotto scacco una grande potenza “ terricola” quale e’ la Cina e costituire un grosso ostacolo alla sua proiezione di potenza anche solo sul piano regionale.

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