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Populismo aleatorio, ma il sovranismo è destinato a durare

di Daniele Meloni, in Politica, Quotidiano, del

Archiviato il clamore dell’incontro Orban-Salvini e, di conseguenza, anche la rappresentazione semplicistica data dai media mainstream nostrani, lo sguardo della politica internazionale si posa sulle prossime elezioni europee del maggio 2019, dove è facile prevedere una vittoria dei movimenti anti-establishment sul Pse e sul Ppe.

Sulla scia delle presunte nuove alleanze europee, è utile specificare anche l’essenza della maggioranza penta-leghista che guida il nostro Paese, composta da un partito populista (il M5S) e uno sovranista (la Lega-Salvini Premier). Finiti nello stesso calderone della classificazione politico-partitica causa pigrizia degli entomologi nostrani, in realtà la Lega e i 5 Stelle muovono gli stessi passi, ma con toni, linguaggio e constituencies totalmente diversi, dando adito a una rivisitazione dei due termini con i quali sono maggiormente etichettati.

Il M5S è un partito populista, che esprime la sua posizione politica con l’antipolitica e la formula “non siamo né di destra, né di sinistra”. Storicamente il modello più aderente al loro modus operandi è quello di Juan Domingo Peron, leader del Partito Giustizialista, e presidente dell’Argentina negli anni ’50. Come chiamare il decreto legge Bonafede, se non giustizialista? E le polemiche contro i Benetton dopo il crollo del ponte di Genova dello scorso 14 agosto? Il movimento peronista si divise ben presto al suo interno in due correnti, una di sinistra e una di destra, che si combatterono aspramente per anni. Non è difficile vedere nel M5S una simile implosione con l’ala sinistra, capeggiata dal presidente della Camera, Roberto Fico, insofferente all’attuale coalizione di governo con i sovranisti, e un’ala destra governista guidata al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio. In Italia, antesignano del populismo pentastellato è stato il qualunquismo di Guglielmo Giannini (oscillante, a sua volta, tra destra e sinistra).

Il populismo viene anche accreditato – e vieppiù confuso – da molti come un movimento che nasce dal basso, per rappresentare il popolo. Insomma, quello che, in realtà, si chiama popolarismo. Molti politologi e studiosi vedono nel cleavage populismo/élite, la nuova tendenza dicotomica delle democrazie, una linea di faglia talmente forte da eclissare la novecentesca differenziazione tra destra e sinistra, e conservatori e progressisti. Dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti questo filone ha preso sempre più forza. Ma la debolezza del populismo è tale per cui i suoi rappresentanti – che si vantano da sempre di essere gli unici interpreti della volontà popolare – una volta eletti in Parlamento, diventati ministri e maître-à-penser nei media, diventano essi stessi élite, pronti a essere impallinati e rimpiazzati da nuovi populisti. Cani che si mordono la coda in uno zero sum game per i sistemi politici e le istituzioni democratiche.

Di ben altra stoffa è il sovranismo, che ingloba alcuni aspetti del populismo (come tutti i movimenti politici delle democrazie, peraltro). Orban, Salvini, Le Pen, Wilders, Akesson non sono altro che gli ultimi interpreti di un patriottismo radicato nelle masse e che ha preso diverse forme nel Novecento. Il sovranismo fa leva sul sentimento di comunità e di esclusività degli stati-nazione, andando a toccare nervi sensibili presso le popolazioni come l’immigrazione (declinata in termine di difesa dei confini), l’amore per la patria e le sue tradizioni (che può andare, in Italia, dal cattolicesimo alle tradizioni culinarie nostrane), la paura di una criminalità da combattere attraverso l’esaltazione del ruolo delle forze dell’ordine. Mentre il populismo, e soprattutto i populisti, hanno una vita molto più aleatoria, il sovranismo è destinato a stare tra noi, piaccia o non piaccia, perché sentimento maggioritario tra le masse democratiche moderne.

Il sovranismo è la nuova forma dominante di quell’ideologia moderata che in Italia ha espresso prima De Gasperi e il Pentapartito, e successivamente Berlusconi. Tra le varie sfumature del moderatismo italiano, seppur minoritarie, troviamo anche le tendenze liberal-conservatrici di Roberto Lucifero, il gollismo democristiano di Bartolo Ciccardini e Antonio Segni, l’Europa delle patrie missina di Antonio Daniele e, infine, l’anti-antifascismo della “maggioranza silenziosa”. Anche se l’uso dei social fa sembrare tutto molto liquido e in perenne evoluzione, Salvini si è incardinato su una piattaforma ben più solida dei 5 Stelle, interpretando in chiave nostalgica – ma con un uso spregiudicato delle nuove tecniche di comunicazione politica – umori, conati e sensazioni della stragrande maggioranza degli italiani.

Daniele Meloni


2 risposte a “Populismo aleatorio, ma il sovranismo è destinato a durare”

  1. Maurizio Griffo ha detto:

    L’articolo analizza un aspetto che ha un fondamento ma trascura le indubbie affinità tra i due partiti
    Il peronismo della Lega è indubbio così come identica è la propensione demagogica
    Per capire la Lega occorre poi una proiezione storica un partito che per anni ha imposto un’agenda politica rovinosa all’Italia
    Personalmente non mi fiderei della Lega neanche se inasprisce la Fornero, abolisce le Regioni e se privatizzasse le municipalizzate

  2. Fabrizio Perrone Capano ha detto:

    È tuttavia, il sovranismo, ideologia da avversare. Non basta checal momento sia vincente e che continuerà ad esserlo in un prossimo futuro. Si questo punto il pensiero dell’autore resta nella penna.

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