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Piccolo dizionario per orientarsi nella neolingua del governo giallo-rosso – Primo volume (A-M)

Avatar di Daniele Meloni, in Politica, Quotidiano, del

Tre mesi di malgoverno giallorosso ci hanno già regalato perle rare da tramandare ai posteri. Purtroppo tutto sulle spalle dell’Italia. Ecco un breve dizionario per districarsi nella neolingua pentapiddina al potere.

A come ANTIFASCISMO

La nostra Costituzione prevede il divieto di ricostituzione del partito fascista, il reato di apologia del fascismo e così via. Ne deriva che tutti i partiti, e i capipartito che giurano su di essa, sono antifascisti. Ma, come i maiali ne “La fattoria degli animali” di Orwell, alcuni antifascisti sono più antifascisti di altri. Il Pd per esempio inserirà l’antifascismo nel suo Statuto. Le piazze intanto sono gremite di manifestazioni antifasciste contro un’opposizione che si presume fascista i cui esponenti sono presi a calci e a sputi in nome della libertà. Chiaro, no?

B come BOLDRINI

“Nel 2018 fonda il partito denominato Futura, di ideologia progressista, femminista ed ambientalista. Alle elezioni europee del 2019 dichiara il suo voto per il Partito Democratico, a cui annuncia l’iscrizione il 24 settembre 2019”. Tratto da Wikipedia. Vi serve altro?

C come COMPETENZA

Finalmente sono tornati quelli competenti al governo. All’economia l’economista, alla salute il dottore, all’agricoltura il contadino e così via. Vero? Mica tanto. Il ministro dell’economia è uno storico, all’agricoltura c’è chi parla di “coltivatori ovini” e agli esteri non c’è proprio il classico uomo del beau monde. Forse adesso capiranno che la politica si fonda sulla rappresentanza e non sulla competenza e che il ministro dà l’indirizzo politico al ministero, non scrive le circolari e i decreti? Ho i miei dubbi.

D come DRAGHI

È l’uomo dei (loro) sogni, il Superman pronto a salvarci da ogni fallimento e, ovviamente, dalla politica incompetente. Talmente bravo da farsi riprendere mentre fa la spesa per puro caso… Professionista esemplare Draghi ha già detto “no, grazie” ma non si esclude che lo richiamino a furor di popolo. O, meglio, a furor di tg.

E come ESPRESSO

È il settimanale anti-Salvini per eccellenza. Ogni settimana apre con un’ipotesi di reato della Lega e del suo leader o, in alternativa, di Renzi, che va sistemato per bene per far sì che non abbandoni la barca. Naturalmente queste indagini o ipotesi di reato vengono presentate come condanne definitive degne di pene detentive a vita da scontare nelle prigioni nordcoreane.

F come FIORAMONTI

Il più movimentista dei ministri del governo. I giovani marinano la scuola? Lui manda lettera ai presidi per giustificarli. Il Paese sprofonda nell’analfabetismo e nessuno sa andare oltre “I am” in inglese? Lui propone le ore di educazione al cambiamento climatico. Un big.

G come GRILLO

Uno dei due artefici di questo governo dopo i Vaffa-Day ha trovato nell’ambasciata cinese il suo habitat più naturale. È apparso vestito da joker e poi accanto a Di Maio per dirci che “il caos è bello”. Forse per lui…

H come HARAKIRI

Formare un governo che nessuno vuole per accaparrarsi poltrone e fare fuori O’ Puzzone. Perdere ancora più consensi, l’Umbria di 20 punti e chissà, magari anche l’Emilia-Romagna. Se non è harakiri questo…

I come ILVA

Il ministro Patuanelli parla di nazionalizzazione, intanto Arcelor-Mittal se ne va e il premier chiede ai ministri di “portargli idee” al Consiglio dei ministri. Un bel brainstorming tra gente che dovrebbe decidere il destino di oltre 10mila persone. Irresponsabili.

L come LEGA

“Bologna non si Lega”. “Facciamo il governo se no torna la Lega”. “Finalmente governo europeista senza la Lega”. La Lega è il grande babau dei giallorossi, l’uomo blu – loro direbbero, ovviamente, nero – che turba le loro notti e i sonni loro e dei loro bimbi. La colpa della Lega? Quella di avere i voti. Quelli che loro non hanno.

M come MES e MONNEZZA

Il Mes è diventato la pietra angolare con cui guardare ai giallorossi. Prima non si può modificare. Poi si dà mandato al ministro competente di negoziare. Poi dall’Europa si dice che è cosa fatta, poi il premier va in aula e si arrampica sugli specchi. Asservimento totale a Bruxelles e a chi regge i fili della Commissione, del Consiglio, dell’Europarlamento. L’Italia che supplica è sempre un’Italia debole che si piega agli interessi altrui. A essere alto non è il tradimento ma il rincitrullimento.

E poi c’è la monnezza di Roma, chiara sineddoche per un’amministrazione incapace anche di occuparsi della gestione ordinaria delle cose. I gabbiani banchettano dietro la Fontana di Trevi, i cinghiali prenotano da Meo Patacca, e i ratti assumono le dimensioni delle lontre. Di chi è la colpa? Salviniiiiiii!!!!

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Daniele Meloni


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