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Perché tutto ciò che sappiamo porta alla Troika. A meno che Draghi…

di Musso, in Economia, Quotidiano, del

Il futuro è ignoto, ma alcune cose le sappiamo: le regole del Patto di Stabilità torneranno nel 2023; arriva l’inflazione e – con essa – cesseranno gli acquisti Bce. Si svolgeranno elezioni tedesche (la bolla Verde sta esplodendo, il prossimo cancelliere sarà CDU) e francesi (Macron molto debole). Il Btp potrebbe entrare in crisi e allora non ci sarebbe che il Nuovo Mes: la Troika. A meno che Draghi…

[1] Austerità fiscale – Sappiamo che il Patto di Stabilità rientrerà in vigore dal 2023. Lo ha spiegato Dombrowskis: “Manterremo la clausola di salvaguardia generale attiva nel 2022 e non più a partire dal 2023”. Non solo, il Patto tornerà tale quale era prima della pandemia. Lo ha spiegato il presidente degli sherpa dell’Eurogruppo, Tuomas Saarenheimo: “La realtà è che, se ci fosse un cambiamento sostanziale nelle regole fiscali, non sarebbe facile, non sarebbe presto. Penso sia molto probabile che ci vorrà più tempo di quanto possiamo mantenere sospese le regole fiscali … E le regole fiscali riviste (se vengono riviste, c’è una concreta possibilità che non saranno riviste) entreranno in vigore in seguito”. Al seguito Wolfgang Schäuble, il futuro cancelliere tedesco Armin Lachet, il ministro austriaco, Weidmann e compagnia di giro. Insomma, torneremo in regime di austerità.

[2] Fine degli acquisti Bce – Sappiamo che sta venendo l’inflazione, negli Stati Uniti e in Germania, ovunque tranne che in Italia. Il nominato Weidmann prima lancia il sasso (“4 per cento in Germania alla fine dell’anno”), poi ritira la mano (“ma sarà temporanea”): in un complicato gioco che mira a non eccitare i mercati prima delle elezioni tedesche di settembre, nonché della decisione di Bce di non prolungare il PEPP attesa per l’inizio dell’autunno. Scandisce: “Una volta finita la situazione di emergenza ad affrontare la quale il PEPP è stato creato, il PEPP stesso deve essere terminato” e precisa che ciò deve accadere a prescindere dal livello di inflazione. E si oppone preventivamente a qualunque nuovo programma che ne prenda il posto.

Oggi, col PEPP, a mala pena il Btp sta a galla; domani, senza il PEPP il Btp andrà a fondo. Lo ha spiegato Draghi: “Dopo un lungo periodo in cui l’inflazione mondiale è rimasta troppo bassa, di recente è iniziata ad aumentareConsiderando i livelli alti di indebitamento nel mondo, le decisioni delle autorità monetarie risultano di particolare rilevanza”. Vabbè, poi gira il continente (G7, Barcellona) a blaterare che, per tener buoni i mercati, basterà la propria personale promessa di “tornare alla prudenza fiscale non appena la ripresa sarà autosufficiente”: una baggianata che neanche al circo…

À côté, sappiamo che la revisione strategica di Bce porterà niente di buono. Bce non estenderà il proprio obiettivo per comprendere la protezione del clima (il che avrebbe dato la scusa per nuovi immaginifici acquisti di titoli). Lo hanno spiegato il VP di Bundesbank ed il Dg di BankItalia, apertis verbis: il contributo che le banche centrali possono dare, “non può che essere perseguire efficacemente le proprie finalità, in particolare stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria”. Quanto alla definizione di stabilità dei prezzi, si passerà forse da “vicino ma al di sotto del 2 per cento” a “2 per cento ebbasta”, ma di una inflazione misurata includendo il costo delle abitazioni di proprietà nel computo dell’inflazione (il che alzerà l’inflazione ufficiale, rendendo nuovi acquisti di titoli ancor più difficili). Lo ha spiegato Lagarde: “io lo spero”.

[3] Elezioni tedesche – Sappiamo che il prossimo cancelliere tedesco sarà della CDU, il nominato Armin Lachet. Infatti, la bolla verde si è rivelata tale e la candidata verde (Annalena Baerbock, detta la Giggina) rischia di seguire il precipizio che già fu del penultimo candidato Sdp (Martin Schulz, detto il kapò). Ministro delle finanze potrebbe essere Friedrich Merz, il pupillo del nominato Schäuble e, dunque, uno dei principali amici della Lira italiana. Annota Liturri: “Per stare in piedi, l’Euro richiede scelte di politica economica vietate dai Trattati ed invise all’opinione pubblica tedesca. Allora non resta che fare il tifo ed augurarsi che perseguano fino in fondo gli obiettivi dichiarati. Sarà il modo per far implodere l’unione monetaria sotto il peso delle sue insanabili contraddizioni”.

[4] Elezioni francesi – Sappiamo che le elezioni presidenziali francesi si avvicinano e la candidatura di Macron è molto debole. Lo ha spiegato Philippe Joseph Martin, professore a Sciences Po, presidente del Consiglio francese di analisi economica, vp del CEPR: “Se la gestione della crisi economica è alle nostre spalle, durante la campagna elettorale, penso che questo aumenti le probabilità che Le Pen possa vincere, e il motivo è che penso che, alla fine, ciò che conta molto, è se i francesi avranno un sentimento di paura, o un sentimento di rabbia … se c’è molta rabbia e meno paura, penso che ciò aumenti chiaramente la probabilità che vinca Le Pen”. La FAZ già titola “Le Pen in ascesa” e chiosa: “Dice di voler restare nell’euro, ma accetterebbe pure le regole comuni per la moneta comune? Questa è la grande domanda”; per poi rispondersi che no: “Esperti economici come gli ex deputati Bernard Monot o Philippe Murer le hanno voltato le spalle, perché non credono che un vero programma economico sovrano nazionale all’interno dell’euro sia fattibile”. Come dar loro torto?

[5] Termine del Governo Draghi – Sappiamo che il Governo Draghi non durerà oltre l’elezione del presidente della Repubblica, qualunque ne sia l’esito. Ce lo ha spiegato Francesco Giavazzi, braccio destro di Draghi a Palazzo Chigi: “Il governo durerà, a mio avviso, meno di un anno … saremo qui a Natale ma non è chiaro all’inizio del prossimo anno”. Perché? “Penso ci siano vincoli istituzionali: un nuovo presidente sarà eletto nel gennaio del prossimo anno … quindi c’è un ovvio punto fermo il 15 gennaio. Il nuovo presidente potrebbe chiedere a Draghi di continuare. In tal caso continuerebbe, ma penso che ci sia un forte argomento per non aspettare: questo sarà un anno di campagna elettorale … questi sono i motivi che mi rendono cauto”.

Naturalmente, Giavazzi non dice che Draghi diverrà lui presidente della Repubblica. Anzi, implicitamente lo esclude, né potrebbe fare altro. Ma non offre alcun elemento perché precisamente questo non possa accadere.

[5] Riform€ del Governo Draghi – Invero, un elemento che suggerisce Draghi punti proprio alla Presidenza della Repubblica, è la sua rinuncia alle grandi riform€ che aveva anticipato. Lo ha spiegato Giavazzi: “Le aspettative sono tante. la mia opinione è che ci sarà molta delusione … penso si possano fare pochissime cose e cercare di farle bene … Il Piano di ripresa e resilienza contiene elementi che potrebbero rendere possibile la riforma, ma non può farla. Quindi una grande aspettativa e, forse, una grande delusione … ma penso che mettendo in forma questo piano e avviandolo, giustificheremo il nostro stipendio, tanto più che lavoriamo pro bono”. E poi si allarga a piccoli interventi concreti, letteralmente: riformare “il modo in cui sono scelti i dirigenti ospedalieri” e “un ragazzo che porti i bambini a correre da qualche parte, nei pomeriggi dopo la scuola” [sic].

D’altronde, chiunque abbia scorso i decreti sin qui usciti, avrà notato un florilegio di nuovi privilegi: ad esempio il silenzio assenso delle Soprintendenze concesso unicamente a chi posa cavi … tutti gli altri si fottano. Annota Capezzone: “In un sistema istituzionalmente sano, sono le procedure ordinarie a dover essere snellite. Al contrario, è anomalo avere una giungla burocratica come regola, e invece una maxi corsia preferenziale (quella del Pnrr) dove il potere centrale decide ciò che vuole”.

[7] Conti pubblici del Governo Draghi – Draghi in persona: “L’argomento a sostegno della espansione monetaria e fiscale rimane convincente”. Sempre Giavazzi: “La decisione importante è stata aumentare significativamente il deficit, portandolo a qualcosa intorno all’11 per cento del Pil in quest’anno, abbandonando gli avanzi primari”. Commentano Boeri e Perotti: “C’è una differenza fondamentale con il 2011: allora il bilancio dello Stato aveva l’avanzo primario più alto d’Europa, oggi abbiamo piani di spesa ambiziosissimi e con effetti permanenti, che ci lasceranno in eredità disavanzi primari sostanziosi … Basta un piccolo aumento dei tassi di interesse, o un piccolo stop alla ripresa, o un intoppo nelle riforme del Pnrr, e il rapporto debito pubblico/Pil riprenderà ad aumentare”. Già oggi, “il nostro debito pubblico viaggia attorno al 160 per cento del reddito nazionale. Poco meno di un terzo è detenuto da Bce … la parte restante, circa il 115 per cento del Pil, è detenuta da investitori privati. È più o meno lo stesso livello dell’estate 2011, ai tempi della crisi del debito”.

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Naturalmente, non vi sarebbe nulla di male a che l’Italia prosegua una politica fiscale espansiva, non fosse che l’ora d’aria concessaci da Bce sta davvero per finire.

Se ne accorge Lucrezia Reichlin, la quale prima si arrabbia: “non è un enorme programma di riforme” e “Draghi prevede un bel po’ di consolidamento dopo il 2022, quando lui non ci sarà, quindi si comporta come un politico qualunque”. Poi lancia la maledizione: “siamo in una situazione molto pericolosa. Potrebbe materializzarsi un premio al rischio e non possiamo aspettarci che Bce sia lì solo per l’Italia, ovviamente. Quindi, penso che abbiamo bisogno di una soluzione e la soluzione penso sarebbe negoziare qualcosa che ci permetta di avere un lento consolidamento del debito nel corso dei prossimi decenni”. La Principessa Rossa non lo dice, ma questo qualcosa l’Italia dovrebbe negoziarlo col Mes: la Troika. Più precisamente con la Troika del Nuovo Trattato Mes: quella che impone la ristrutturazione del Btp, cioè il bailin di massa, cioè la recessione biblica. Niente di meno.

Schäuble ha fatto finta di ventilare una alternativa: “un’istituzione europea con poteri per far rispettare le regole”; ma “ciò richiederebbe modifiche al trattato”, quindi c’è solo il Mes.

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Certo, Draghi dice le stesse cose di Biden. Ma ha egli il backing di Biden? La Fed comprerà Btp al posto di Bce? Impossibile. Oppure, ha Draghi il backing di Bce francese (cioè di una Bce latina che continuerebbe a comprare pure a costo di far andar via i Tedeschi)? Tecnicamente possibile ma politicamente inscrutabile. Oppure ancora, è Draghi pronto a che l’Italia sola imponga il controllo movimenti dei capitali, senza prima ulteriori inutili spargimenti di sangue? Non lo sappiamo.

Comunque, se la risposta ad una di queste domande è sì, allora Draghi è il nuovo Cavour, se è no, allora Draghi è un clown e l’Italia una botte di polvere da sparo pronta ad esplodere. E la miccia è ormai quasi del tutto consumata.

Buone vacanze.

Musso


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