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Per Conte l’anno bellissimo si chiude con un incubo: il collante dell’antisalvinismo non basta

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Doveva essere un “anno bellissimo”. Si sta invece trasformando in un incubo. Per Giuseppe Conte, la situazione sta volgendo al peggio. Sembrava che la sua giravolta potesse mettere all’angolo Salvini e il centrodestra, garantendogli quattro anni di stabilità. Come era prevedibile, è successo tutt’altro. Dopo l’iniziale entusiasmo sono iniziati litigi, tensioni e aspre contese. E, ad oggi, le elezioni non sembrano più un miraggio. Vengono continuamente evocate da diversi esponenti di una maggioranza che è sul punto di squagliarsi.

Le ragioni di questo fallimento derivano dall’illusione agostana con cui Pd e 5 Stelle, e anche il Colle, credevano di aver fermato la cavalcata di Salvini. Una soluzione abborracciata, pasticciata e puramente di palazzo era stata presentata come il toccasana. Lo stesso Conte, ora al centro delle polemiche per la delicata questione del MES, ma anche per il rapporto con il suo mentore Alpa, era stato elogiato come un grande leader dopo il discorso al Senato con cui aveva rampognato Salvini per la sua spregiudicatezza e per la sua frenesia comunicativa. Oggi l’avvocato del popolo si trova invece a fronteggiare una situazione a dir poco intricata. Una serie di difficoltà totalmente politiche, legate alla ragionevole impossibilità di gestire una maggioranza eterogenea costruita in fretta e furia, lo ha ormai logorato. E non solo per la scissione di Italia Viva, ma soprattutto per le differenze tra Pd e 5 Stelle che Conte aveva ritenuto di poter smussare tramite le sue capacità di mediatore. Si era forse convinto che, dopo aver messo in minoranza Salvini, tenere insieme Dem e Grillini sarebbe stato semplice grazie al collante dell’antisalvinismo e dell’europeismo. Questi pochi mesi hanno rivelato l’esatto contrario.

Ormai ogni scelta, a prescindere dall’ambito di riferimento (giustizia, manovra di bilancio e rapporti con l’Ue), è oggetto di divisioni che non sembrano più ricomponibili. Anche perché, con il precipitare della situazione, le forze di governo stanno cercando di trovare un posizionamento solido per prepararsi alle elezioni. Di Maio non a caso si sta sempre più allontanando da Conte per riavvicinarsi a Di Battista che vuole liberarsi dall’avvocato del popolo. Lo stesso discorso vale per Renzi che non rinuncia ad attaccare il governo di cui fa parte, cercando nel frattempo di attirare nuovi parlamentari per radicare la sua fragile creatura. Solo il Partito democratico sembra sostenere il presidente del consiglio, ma non si sa fino a quando.

Quello che doveva essere un anno bellissimo si sta davvero trasformando nell’anno della disfatta. E Conte ne è uno dei principali protagonisti. Se non il protagonista.

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Martino Loiacono


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