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Peggio di noi solo la Gre… Oh, wait!

di Pierluigi Dimitri, in Economia, Quotidiano, del

Sorpresa! Mentre nei bar della Penisola proseguono ancora gli strascichi dell’arduo dibattito tra grandi esegeti del mercato finanziario su quanto il terremoto provocato da Mattarella il 27 maggio – giornata ormai bella che andata – possa aver confuso o intimorito gli operatori, i titoli di Stato greci a nove mesi hanno segnato un rendimento inferiore dei BOT italiani con il medesimo arco temporale. Avete capito bene: per i prossimi nove mesi, in teoria, la Repubblica italiana è percepita dal mercato come soggetto più a rischio persino della rinomata bancarottiera del Mediterraneo, seppur di poco (0,75% rispetto allo 0,79% dei BOT).
Un incremento che pare inarrestabile su tutti i fronti – dallo spread dei titoli decennali ai CDS a 5 anni – proprio dal 14 maggio, quando galeotto fu il libricino della bozza di contratto per il governo del cambiamento.

Ma è proprio così? L’Italia è davvero messa peggio della Grecia, che ha un rating ancora prossimo al livello spazzatura?
Innanzitutto, con l’avvento di un lungo periodo fatto d’incertezze, finanche per il complesso scenario internazionale, possono accadere una serie di fatti non proprio piacevoli: la riduzione dei volumi; la fuga dei capitali verso altre mete; il consequenziale deprezzamento dei titoli; l’incremento dei rendimenti; la possibilità di continuare a speculare in un’ottica di peggioramento del quadro complessivo. Ma, come disse qualcuno, state attenti a toccare “un coltello in caduta libera”, poiché rischiate di farvi parecchio male.

Eppure, chi continua ad andar male è proprio il Ftse Mib, che ha chiuso negativamente anche la scorsa settimana e che, nel giro di un mese, ha perso circa tremila punti. Non dobbiamo però dimenticare che i primi acquirenti del mercato italiano – tanto azionario, quanto obbligazionario – siano, guarda caso, gli italiani e che, proprio nel mercato dei titoli di Stato, la BCE è indiscussa protagonista.

Tuttavia, senza invocare necessariamente l’Amor di Patria e smorzando i toni di un titolo leggermente provocatorio, possiamo affermare con certezza che l’Italia è più solida della Grecia. Lo è per un’economia con un PIL di 1.700 miliardi che, pur rimanendo alquanto somnians, continua a poggiare sulle solide fondamenta di una grande manifattura che esporta per un valore di oltre 400 miliardi; senza poi dimenticare i risparmi di una vita dei cittadini italiani. Lo stesso vale per lo stato delle finanze pubbliche, rimaste ancora in piedi dopo 4 anni di sgravi contributivi erga omnes e di bonus distribuiti “ad mentula canis” qua e là, nonostante una poderosa spending review da 25 miliardi. Ma quale è stato il risultato finale? Una crescita media annua che non arriva al mezzo punto percentuale tra il 2013 e il 2017 e un debito pubblico che si attesta al 131% del PIL.

Eppure, a giudicare dai discorsi di questa attuale classe politica, continua l’instancabile fiducia che il moltiplicatore della spesa pubblica italiana possa fare miracoli per il futuro, che il deficit non sia poi un grosso problema, che tanto, mal che vada, il debito pubblico si possa ristrutturare senza grossi patemi dalla sera alla mattina.
Ora, prima che il costo del denaro inizi a diventare davvero troppo per l’Italia e che qualche editore abbia di nuovo la geniale idea di titolare “FATE PRESTO!” a caratteri cubitali o che qualche Capo dello Stato si rimetta a fare l’analista finanziario della domenica e si erga a supremo organo di garanzia dei risparmi dei cittadini, sarebbe opportuno che il governo iniziasse a poggiare i piedi per terra e a dismettere con serietà una lunga lista fatta di ricchi premi e cotillon, coperta solo da tagli alla spesa dello zero virgola. Come si è potuto vedere in questo fine settimana, iniziano a mancare all’appello gli investitori (sell in may and go away!) e, prima o poi, anche la BCE, che inizierà ad alzare i tassi e a dismettere questo massiccio programma di acquisti, mentre l’Opposizione starà ancora cercando di capire su quale aereo di Stato abbia viaggiato Conte per il G7 in Canada.

Pierluigi Dimitri


2 risposte a “Peggio di noi solo la Gre… Oh, wait!”

  1. Vegetti Giovanni ha detto:

    Noi italiani speculiamo sul nostro debito, e sui titoli azionari, non vedo super esperti che possano predire il futuro, forse hanno ragione Euroexit,

  2. Vegetti Giovanni ha detto:

    Preciso il mio pensiero, se il debito pubblico fosse tutto in mani italiane potremmo strafottercene degli spread, mercati e diavolerie varie. (Vedi Giappone)
    Non è con l’euro che i risparmi degli italiani sono al sicuro, ma dal non vendere Paionier ai francesi cosi da poter adoperare lo stesso in Italia e non per finanziare i francesi. Unicredit non possiede forse azioni della Banca d’Italia grazie al sig. Enrico Letta? Vogliamo darla alla Societè General? Sig. Visco cosa ne pensa?

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