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Partiti comunisti ancora al potere anche se l’ideologia è ormai smentita dal mondo reale

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Desta un misto di curiosità e di perplessità la permanenza al potere di alcuni partiti comunisti anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ovviamente curiosità e perplessità sono dovuti – anche se non soltanto – al fatto che tali partiti continuino da decenni a governare dei Paesi, alcuni assai importanti, senza mai concedere ad avversari reali e potenziali il diritto di competere liberamente nelle urne per conquistare il voto popolare e la maggioranza dei seggi in parlamento.

Il caso più emblematico è ovviamente quello della Cina. Sono trascorsi più di settant’anni da quando, il 1° ottobre 1949, Mao Zedong proclamò in Piazza Tienanmen la fondazione della Repubblica Popolare basata sull’ideologia marxista-leninista e sul dogma del partito unico. Da allora si sono susseguiti nel gigante asiatico eventi spesso epocali, da varie carestie alla Rivoluzione Culturale.

Eppure, la struttura politica della Cina non è mai cambiata, e il Partito comunista è rimasto l’unica formazione ammessa e, quindi, votabile. Il marxismo-leninismo, con l’aggiunta del pensiero di Mao, viene tuttora insegnato nelle scuole e nelle università come filosofia ufficiale dello Stato. Negli ultimi tempi le autorità hanno consentito una verniciata di confucianesimo rivalutando il filosofo nazionale dopo che, com’è noto, il pensiero di Confucio era stato bandito nel corso della Rivoluzione Culturale. La sostanza delle cose, tuttavia, non cambia.

Stesso discorso per Cuba dove, con la presa del potere da parte di Fidel Castro nel 1959, il Partito comunista continua da allora a governare senza che gli oppositori reali e potenziali possano esprimere nelle urne il loro parere circa una permanenza al potere così lunga. Situazione identica in Vietnam, con il Partito comunista al potere ad Hanoi dai primi anni ’50 e nell’intero Paese dopo il ritiro degli americani. E poi la Corea del Nord dove la dinastia dei Kim domina dal 1948.

Quando presero il potere in anni che, come abbiamo visto, sono molto lontani, tutti questi partiti si auto-legittimavano sulla base della concezione marxista della storia. I partiti comunisti rappresentavano il proletariato, vale a dire la classe destinata ad abolire tutte le altre classi per realizzare società in cui trionfassero giustizia ed eguaglianza. Non solo. La dottrina marxista aveva (in teoria, ovviamente) scoperto le leggi che regolano lo sviluppo storico, e a tali leggi obbediva con il presupposto implicito di aver scoperto anche la Verità. Chi si opponeva era subito accusato di voler impedire il progresso e la realizzazione della società giusta.

È interessante notare che fu Palmiro Togliatti, per un lungo periodo segretario del PCI, a formulare in termini molto precisi tale visione. Nel suo libro “Il Partito comunista italiano” (Editori Riuniti), scrisse infatti che l’avanzata del movimento comunista, le sue idee, le sue proposte, i suoi programmi sono qualcosa che “irresistibilmente prorompe dal seno stesso della società e che è destinato inevitabilmente a imporsi, qualora non lo si impedisca con mezzi violenti”. Quello comunista, infatti, è “un movimento che esce dal profondo dell’attuale ordinamento della società, solleva e affronta problemi che non possono essere elusi. Un movimento storicamente necessario, dunque”. Ed è proprio a questa presunta necessità storica che i partiti comunisti si sono sempre richiamati.

Occorre a questo punto chiedersi che cosa resta, oggi, di questa narrazione, di questa inesorabilità che Togliatti e altri avevano tematizzato con tanta forza. Ed è lo stesso interrogativo che si pongono, per esempio, gli studenti cinesi che non trovano più corrispondenza tra la teoria marxista-leninista e la realtà concreta in cui vivono. Nessuna meraviglia, quindi, che i dirigenti di Pechino siano allarmati per le continue proteste a Hong Kong e per la vittoria degli indipendentisti a Taiwan.

Quando ci si deve misurare con le urne, vale a dire con un mondo reale che non si accorda affatto con la filosofia ufficiale di Stato, la situazione diventa ingestibile e il paravento dell’ideologia non garantisce più l’obbedienza dei cittadini. Come dicevo all’inizio, c’è da stupirsi che accada con così grande ritardo.

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Michele Marsonet


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