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Parla la pantofola del Papa

di Gianfranco Ferroni, in Politica, Quotidiano, del

La pantofola del papa si confessa: Atlantico Quotidiano ha raggiunto nei palazzi vaticani la vera testimone della politica italiana, di ieri e di oggi.

  • C’è una lunga fila nella sua anticamera, cosa succede?

Capita sempre, all’inizio di ogni legislatura, ma stavolta è davvero speciale: ci sono deputati e senatori che tornano anche ogni giorno, per baciarmi.

  • Davvero?

Guardi, questo parlamento è pieno dei cosiddetti atei devoti, persone che non hanno mai avuto a che fare con la religione ma che scoprono improvvisamente un mondo di privilegi.

  • Si spieghi meglio.

Chi arriva in parlamento senza esperienza, da posti lontani, e si trova per la prima volta a Roma, ha tanti bisogni: un tetto per dormire, e noi di case ne abbiamo tantissime. Poi magari qualcuno trasferisce la famiglia nella capitale e avendo figli piccoli cerca una scuola, e noi abbondiamo di quelle cattoliche dove i poveri certo non ci entrano a causa delle costosissime rette. Poi c’è chi deve fare cure mediche speciali, e nei nostri ospedali cattolici abbiamo i migliori esperti di ogni genere di malattia. Continuo?

  • Mi basta, ho già il voltastomaco. Ma lei sta dicendo che esiste un “post voto di scambio”: dagli ex voto al post voto.

La chiesa offre servizi, tanti servizi. Non discriminiamo tra devoti e atei, anche perché abbiamo i nostri interessi da difendere, e non sono pochi. Poi ha visto la fila che c’è fuori, ci sono parlamentari di tutti i partiti: quello di sinistra che vuole iscrivere il figlio alla scuola cattolica così non trova un nero come compagno di banco, la deputata che ha la madre malata e vuole una stanza in ospedale tutta per lei, con i primari che vengono a visitarla. Poi forse dimentica che in Vaticano abbiamo una farmacia con medicine che in Italia nessuno trova.

  • Che strano comportamento. Lo dico ricordando che un signore, due millenni fa, disse “fuori i mercanti dal tempio”. Ne è al corrente?

Carissimo, lei deve aver letto dei vangeli apocrifi. Hanno scritto tante cose, in quei testi: c’è tutto e il contrario di tutto. Qui si fa la storia, si creano carriere politiche, si trovano soluzioni: è sufficiente genuflettersi. Comunque, con i democristiani i rapporti erano più freddi, gente furba quella! Oggi i nuovi eletti si dimostrano molto più disponibili con noi: mi baciano come da tempo non capitava, a volte devo contenerli nelle loro smancerie, che risultano davvero esagerate. Addirittura si strofinano.

  • Faccia un esempio.

Ha visto come sono stati rapidi a promuovere le iniziative contro il gioco d’azzardo? Non c’era mica tutta questa fretta, però hanno voluto far capire che siamo noi a dettare la linea, che poi è quella di sempre contro le libertà personali. Ogni governante vuole accreditarsi come amico del Vaticano, lo trovo naturale. Poi quello è un tasto che a noi piace tanto suonare: ma lo sa quanti anziani non vanno più in chiesa perché passano le giornate nelle sale bingo, e a giocare con le macchinette? Ci hanno levato i clienti migliori, noi ci difendiamo! Abbiamo dei negozi da riempire, e mica solo la domenica! E tutte quelle offerte che finiscono nei jackpot invece che nelle buche degli inginocchiatoi? Ne vogliamo parlare?

  • Fare la guerra al mondo dei giochi però è troppo facile.

Lei ha ragione, specie pensando che lo Stato Pontificio è stato aiutato nel corso dei secoli dal gioco del lotto! Le centinaia di migliaia di scudi necessari per creare la facciata della basilica lateranense, la fontana di Trevi, l’allestimento dei nuclei espositivi dei Musei Vaticani e dei Musei Capitolini venivano proprio dai proventi del gioco. Questa campagna contro l’azzardo però ci serve, è un bel diversivo per non scoperchiare altri bidoni. Mi creda, fa comodo a tutti. Loro, i politici, fanno una bella figura, e nello stesso tempo si propongono come nostri amici. Le proposte ce le portano su piatti d’argento, e noi non diciamo certo di no a chi si sottomette volontariamente alla chiesa. Le ricordo poi che tutti parlano di me come “sacra pantofola”.

  • È davvero offensivo abbinare il sacro a una calzatura.

Il mondo ha sempre vissuto adorando i feticci, e succede anche nel 2018. Accadrà pure nel futuro.

  • Ma lei segue la vita politica in tempo reale?

Sempre! Mi arriva un dispaccio da piazza della Pilotta, dall’università Gregoriana, dove c’è un incontro organizzato dal Centro Sportivo Italiano con Giancarlo Giorgetti, sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo sport, che ha detto: “A nove anni frequentavo l’oratorio e reputo che gli animatori sportivi siano il fulcro che permette ai ragazzi di vivere belle esperienze di sport”. Meglio di così…

Gianfranco Ferroni


3 risposte a “Parla la pantofola del Papa”

  1. Vegetti Giovanni ha detto:

    Ma il signor Bergoglio lo sa? Ci fa o ci è? Evviva la doppia faccia.

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