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Non chiamateli “negazionisti”: trasparenza dei governi e dibattito unico vaccino contro i complottismi

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Durante lo scorso fine settimana un numero importante di persone è sceso in piazza, rispettivamente e quasi contemporaneamente, a Berlino, Zurigo, Parigi e Londra. Quasi una sorta di flash mob europeo per contestare anzitutto le principali restrizioni anti-Covid, dall’obbligo della mascherina in diversi luoghi alla limitazione della libertà di movimento, che persiste per alcuni aspetti nonostante non vi siano al momento forme integrali di lockdown un po’ in tutto il Vecchio Continente.

All’interno della galassia a cui appartengono questi manifestanti c’è un po’ di tutto, e ci si può imbattere sia in coloro i quali, assai ragionevolmente, chiedono più libertà e responsabilità, ritenendo inoltre che il virus non possa essere il pretesto per annichilire lo stato di diritto, che nei no-vax e no-5G più duri ed intransigenti. C’è chi vede il Covid-19 come una gigantesca fake news, un imbroglio planetario, ma l’informazione politicamente corretta farebbe comunque bene ad evitare di gettare tutti in un unico calderone e di identificarli con l’orribile aggettivo “negazionisti”. Chi ha negato e nega la Shoah non può essere messo sullo stesso piano di quelli che legittimamente osano avanzare dei dubbi o qualche idea diversa rispetto alla versione ufficiale dell’Oms e dei suoi consulenti prestati ai vari governi.

I principali esperti, o sedicenti tali, da mesi seminano il panico in merito alla famosa seconda ondata, quando forse siamo in presenza di una sola ondata con alti e bassi, e con mutazioni significative nel rapporto fra contagi e decessi. Ma è possibile che al posto del secondo tsunami paventato dai virologi da talk show, giunga invece un’ondata liberatoria e libertaria di tante persone che non sono irresponsabili, non si vogliono ammalare o far ammalare il prossimo, e nemmeno credono ai complotti internazionali, ma che, molto semplicemente, vogliono tornare a vivere fuori da quella cappa di terrore che pregiudica, oltre all’economia, anche lo stato di salute mentale delle comunità.

Manifestazioni come quelle tenutesi lo scorso weekend in diverse parti d’Europa non sono un male, perché è utile l’esistenza di voci diverse e libere che possano contraddire la vulgata ufficiale, nonostante le incongruenze e le esasperazioni no-vax, che senz’altro rappresentano l’altra faccia della stessa medaglia illiberale del vaccino obbligatorio per tutti. È illiberale costringere l’umanità a vaccinarsi e lo è altrettanto impedire alla stessa di farlo. Se si vuole scongiurare che determinate degenerazioni riempiano le piazze e convincano sempre più settori dell’opinione pubblica, è sufficiente fare il contrario di ciò che alcuni governi, fra i quali quello italiano, hanno fatto finora. Ovvero, dire sempre la verità, nelle fasi di vera emergenza sanitaria come nei momenti in cui il virus continua a circolare, ma diviene meno letale. Invitare alla cautela senza colpevolizzare il cittadino, terrorizzandolo magari circa nuove ondate e nuovi lockdown quando poi la realtà dei numeri e delle statistiche non suggerisce nulla di tutto ciò. Auspicare l’uso responsabile della mascherina e di altri dispositivi solo dove e quando è necessario, evitando di alimentare quella sorta di schiavitù per la quale molti soggetti si sentono costretti a coprire bocca e naso anche in completa solitudine. Altrimenti, le persone impareranno forse a convivere con il virus, ma smetteranno di farlo con i governi e le leggi.

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Roberto Penna


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