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Nella turbo-politica attuale si cresce in fretta ma si cade più rapidamente

Avatar di Roberto Ezio Pozzo, in Politica, Quotidiano, del

La turbo-politica attuale sembra essere orientata ai risultati immediati, e lo vediamo in molti campi, ove la rapidità del responso prevale sulla sua affidabilità… Quanto potrà durare l’edificio costruito in fretta per essere più alto ad ogni costo? Non stanno forse commettendo quell’errore in molti? La tattica prevale oggi, e di gran lunga, sulla strategia ed i partiti non sembrano aver tempo a sufficienza per costruire edifici solidi e durevoli. Facile cantare vittoria, quale sia stato il risultato elettorale, perché si scelgono metri diversi per misurare l’altezza della torre edificata dagli elettori, senza porsi il quesito se sia pure resistente

I risultati del recentissimo referendum costituzionale, abbinato, come ormai quasi sempre, con le elezioni amministrative in importanti regioni italiane, ci offre lo spunto per un’analisi un po’ diversa, quella che travalica le connotazioni strettamente partitiche e le legittime simpatie per questa o quella coalizione. Mi riferisco alle curiose similitudini col mondo della Scienza (mi si perdoni la maiuscola) o, meglio ancora, agli insegnamenti scientifici che vengono troppo spesso dimenticati o trascurati dalla politica. Partiamo da qui: mettiamo che i risultati elettorali siano il totale dell’acqua contenuta in un secchio che venga più o meno velocemente e completamente riempito dal versamento in esso da contemporanei contributi d’acqua a mezzo di bicchieri, secchielli e contenitori di varia dimensione. Quale che sia l’apporto dei singoli elettori che aggiungano acqua al secchio, il risultato finale sarà dato dal peso totale dello stesso (tara compresa). Ciò premesso, possiamo subito affermare che un piccolo secchio si riempirà in fretta, anche soltanto aggiungendo l’acqua a bicchieri e tale è il risultato di alcuni piccole formazioni politiche che in quattro e quattr’otto abbiano riempito il loro contenitore e che oggi cantino vittoria per questo.

A tal punto la questione sarà quella di decidere se riversare il piccolo secchio in uno più capiente, contribuendo ad aumentarne livello e peso, oppure accontentarsi di tenersi quello bello pieno e sfidare quelli più capienti, che magari siano rimasti mezzi vuoti. Sorge, peraltro, l’ostacolo di decidere se debbano esistere tanti piccoli secchi, il cui contenuto sommato faccia il totale che conta (sistema proporzionale), oppure se immettere, in varia misura, acqua in pochi grandi secchi, dando poi prevalenza a quello che pesa di più (sistema maggioritario). Innumerevoli le teorie contrastanti e persino molte le soluzioni intermedie. Questa è l’arte della politica, con l’annessa celeberrima bipartizione tra quelli che vedono il secchio mezzo pieno o mezzo vuoto.

Semmai, ci si potrebbe interrogare sulla fase precedente, quella della campagna elettorale e delle aspettative dei rispettivi proprietari dei secchi. Chi vantava ed agognava di riempire il proprio in breve tempo, non sempre ha tenuto conto che tale risultato sarebbe stato raggiunto soltanto se gli elettori avessero versato acqua in grande quantità, e molti hanno trascurato di considerare che per riempire secchi enormi a volte necessitano lunghi tempi perché gli strumenti a disposizione dei contributori sono piccoli e qualcuno addirittura perde, col risultato che finirà il tempo concesso prima che siano pieni. Se, al contrario ci si proponesse di riempire il famoso secchio mediante apporti notevolmente maggiori ed affrettati, potrebbe verificarsi che trabocchi, disperdendo al suolo molta acqua, e magari non si raggiungerà la massima capienza. In altri tempi sarebbero stati molti a preferire riempire il secchio goccia a goccia o col cucchiaio, ottenendo il risultato di fare il colmo senza farlo traboccare. Oggi il tempo è drammaticamente poco, per cui si preferisce versare secchiate in altri secchi, talvolta persino rovesciando quello ricevente per l’urto di troppa massa dinamica. Nella scienza i tempi ridotti (ma soprattutto la fretta) raramente generano reazioni positive, generando invero quelle caotiche, mentre sappiamo che gutta cavat lapidem. La turbo-politica attuale sembra infatti essere orientata ai risultati immediati, e lo vediamo in molti campi, ove la rapidità del responso prevale sulla sua affidabilità.

A parte le considerazioni di tipo idraulico, potremmo fare centinaia di esempi consimili facendo ricorso ad altre discipline della Fisica, come quelle governate dalle leggi della statica. Se il risultato da raggiungere (in fretta) fosse quello di edificare la torre più alta, ed i competitori potessero disporre di materiali diversificati, probabilmente vincerebbe la squadra che ha impilato cestelli vuoti da acqua minerale, leggerissimi da portare in quota e relativamente affidabili come struttura costruttiva, almeno se esaminati singolarmente e per l’uso precipuo per il quale furono progettati, rispetto al lento sovrapporsi di mattoni incementati tra loro e magari dotati di una base più larga rispetto alla sua sommità. Gli antichi non erano dei fessi e facevano le cose con calma, col risultato che moltissime delle loro opere hanno resistito al vento, alla corrosione, persino ai terremoti. Quanto potrà durare l’edificio costruito in fretta per essere più alto ad ogni costo? Non stanno forse commettendo quell’errore in molti? La tattica prevale oggi, e di gran lunga, sulla strategia ed i partiti non sembrano aver tempo a sufficienza per costruire edifici solidi e durevoli. Facile cantare vittoria, quale sia stato il risultato elettorale, perché si scelgono metri diversi per misurare l’altezza della torre edificata dagli elettori, senza porsi il quesito se sia pure resistente. Quel metro, unico ed univocamente accettato, semplicemente non esiste, perché a nessun partito interessava davvero o conveniva stabilirlo, preferendo altresì adottare ciascuno il proprio, magari pure estensibile o retrattile a piacimento e, comunque, totalmente non standardizzato quanto a unità di misura.

Questa, esattamente questa la situazione attuale e solo così sembrerebbe spiegarsi l’incredibilmente rapido colmarsi e svuotarsi dei secchi o il crescere a dismisura e crollare al suolo di certe torri costruite in fretta, per imporre il primato delle quote raggiunte più che quello della loro robustezza. Manca verosimilmente un metodo, una vera strategia, un progetto di lungo respiro che possa assicurare al nostro Paese qualche graditissimo periodo di stabilità economica e sociale che potrebbe essere rappresentata sullo schermo di un oscilloscopio come una curva sinusoidale fatta, sì, di alti e bassi, ma generalmente priva di picchi improvvisi ed anomalie che non fanno mai bene, né alla società, né alla salute. Se connettessimo idealmente a quello strumento la nostra situazione politica, ne verrebbe fuori una curva “a dente di sega”, talmente disomogenea e disarmonica da essere pericolosamente imprevedibile. Anche in questo caso, come per il metro comune da utilizzarsi per misurare l’altezza delle torri, per avere la corretta rappresentazione grafica della situazione politica attraverso un oscillogramma bisognerebbe partire da una comune “base dei tempi”, ossia la lunghezza convenzionalmente stabilita dell’asse delle ascisse, perché adottandone di diseguali (e a qualcuno conviene) accadrebbe come si può verificare sperimentalmente prendendo un intricato groviglio di fili elettrici e se ne tiri un po’ le estremità, per cui le curve appaiano più dolci e regolari ed alcuni dei nodi si sciolgano. Sappiamo che, almeno in linea generale, allungare i tempi addolcisce le curve di qualunque tracciato, ma chi stabilisce di quanto debbano essere allungati ed entro quali limiti debbano restare? Erano forse una risposta i piani quinquennali di sovietica memoria? Non sembrerebbero essere stati propriamente una buona politica sociale.

Magari si potesse avere tempo a sufficienza per valutare ex post i risultati dell’azione politica di qualunque governo. Il tempo utile pare essere sempre meno e le emergenze stanno diventando la norma, per cui siamo costretti a correre. Ma non accadrà mica che si stia riempiendo a secchiate certi contenitori in plastica sottile che poi tracimeranno (voti persi) o addirittura si rovesceranno (partiti che sorgono e crollano in pochi anni), con la ulteriore necessità di cercare di raccogliere a cucchiaiate l’acqua finita al suolo per travasarla in altri contenitori più stabili? E le buone e robuste botti di una volta esistono ancora? Stiamo forse costruendo edifici con tecniche improvvisate e materiali del tutto incoerenti tra loro (come in certi partiti che si vantano di essere “trasversali”)? A voi la risposta.

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Roberto Ezio Pozzo


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