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La Nato guarda a Sud: il nuovo hub di Napoli proietta l’Alleanza nel Mediterraneo

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Lo scorso 5 dicembre, presso la splendida cornice di Villa Doria d’Angri a Napoli, è emersa con forza la volontà della NATO di guardare a un nuovo fronte d’interesse per l’ormai quasi 70enne Alleanza: il fianco sud, che comprende le acque del Mediterraneo, l’Africa e il Medio Oriente. L’evento, intitolato “NATO Hub per il Sud e il futuro della sicurezza cooperativa”, organizzato dal Comitato Atlantico Italiano e dal Club Atlantico di Napoli, ha visto come protagonista il nuovo Hub per il Sud della NATO, il NATO Strategic Direction South – Hub, con sede nel Comando Interforze Alleato di Lago Patria (JFC Naples), in provincia di Napoli. L’Hub vede la sua nascita in risposta alle crescenti sfide che il fianco sud pone ai Paesi membri della NATO, in particolare quelli rivieraschi del Mediterraneo. La minaccia jihadista di Al Qaeda e Isis, il fallimento delle primavere arabe e il collasso di stati come la Libia, nonché l’imponente fenomeno migratorio proveniente dall’Africa subsahariana, hanno costretto la NATO a rivedere i suoi piani e affiancare al tipico fianco est, che vede nella Russia la principale minaccia alla sicurezza dell’Alleanza, anche il fianco sud.

L’Italia, grazie alla sua posizione geografica e la presenza del Comando NATO di Lago Patria, ha ottenuto quindi questo nuovo Hub il cui scopo è quello di proiettare le capacità stabilizzatrici dell’Alleanza nel Mediterraneo e oltre, avvalendosi della stretta collaborazione del JFC Naples, di altre organizzazioni internazionali come Ue, Unione africana, Onu, di ong e istituti di ricerca e, ovviamente, degli stati nordafricani, africani e mediorientali. L’attività condivisa con i partner permette al personale dell’Hub di fornire un supporto analitico alla NATO, raggiungendo una comprensione migliore delle situazioni locali e superando la semplice dimensione militare, studiando fenomeni sociali, storici, culturali ed economici dei Paesi coinvolti. Inoltre, l’Hub consente un maggiore condivisione di informazioni tra l’Alleanza e i partner, valutazioni sui possibili scenari di intervento delle forze militari e la possibilità di migliorare il coordinamento tra le varie missioni, nazionali e internazionali, che i paesi NATO svolgono nel fianco sud.

L’Hub rappresenta quindi uno strumento utile ai comandi della NATO per valutare gli effetti degli interventi, in atto o eventuali, che riguardano territori non strettamente di responsabilità dell’Alleanza. L’utilità dell’Hub la si può ricavare già dal numero di missioni dell’Alleanza presenti nell’area d’interesse: la missione Sea Guardian nel Mediterraneo; il contributo alla sicurezza regionale con i partner del Mediterranean Dialogue (Giordania, Algeria, Marocco, Egitto,Tunisia, Mauritania e Israele) e dell’Istanbul Cooperation Initiative (Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti); la nuova missione in Iraq; non bisogna infine dimenticare la missione in Kosovo e le attività nei Balcani, anche con paesi partner come Serbia e Bosnia. Tali missioni vantano metodologie e approcci differenti l’uno dall’altro, inoltre quasi tutte vedono coinvolti organismi statali, ong e organizzazioni internazionali: in questo quadro, la capacità dell’Hub di collegarsi con altre entità risulta efficace.

L’Hub ha assunto la piena operatività lo scorso luglio, durante il Summit NATO di Bruxelles. Le successive dichiarazioni da parte del segretario generale e dei ministri dei Paesi membri hanno confermato questa tendenza. Anche l’ammiraglio James G. Foggo III, comandante del JFC Naples e della US Navy in Europa e Africa, presente all’evento di Napoli, ha rimarcato l’importanza dell’azione dell’Hub non tanto dal punto di vista militare, ma dal punto di vista analitico e diplomatico, consapevole delle potenzialità che un dialogo costruttivo con enti statali e non possa creare prospettive ben più durature ed efficaci di quanto la dimensione puramente militare può tipicamente raggiungere.

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Francesco Generoso


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