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La Nato guarda a Sud: il nuovo hub di Napoli proietta l’Alleanza nel Mediterraneo

Avatar di Francesco Generoso, in Esteri, Quotidiano, del

Lo scorso 5 dicembre, presso la splendida cornice di Villa Doria d’Angri a Napoli, è emersa con forza la volontà della NATO di guardare a un nuovo fronte d’interesse per l’ormai quasi 70enne Alleanza: il fianco sud, che comprende le acque del Mediterraneo, l’Africa e il Medio Oriente. L’evento, intitolato “NATO Hub per il Sud e il futuro della sicurezza cooperativa”, organizzato dal Comitato Atlantico Italiano e dal Club Atlantico di Napoli, ha visto come protagonista il nuovo Hub per il Sud della NATO, il NATO Strategic Direction South – Hub, con sede nel Comando Interforze Alleato di Lago Patria (JFC Naples), in provincia di Napoli. L’Hub vede la sua nascita in risposta alle crescenti sfide che il fianco sud pone ai Paesi membri della NATO, in particolare quelli rivieraschi del Mediterraneo. La minaccia jihadista di Al Qaeda e Isis, il fallimento delle primavere arabe e il collasso di stati come la Libia, nonché l’imponente fenomeno migratorio proveniente dall’Africa subsahariana, hanno costretto la NATO a rivedere i suoi piani e affiancare al tipico fianco est, che vede nella Russia la principale minaccia alla sicurezza dell’Alleanza, anche il fianco sud.

L’Italia, grazie alla sua posizione geografica e la presenza del Comando NATO di Lago Patria, ha ottenuto quindi questo nuovo Hub il cui scopo è quello di proiettare le capacità stabilizzatrici dell’Alleanza nel Mediterraneo e oltre, avvalendosi della stretta collaborazione del JFC Naples, di altre organizzazioni internazionali come Ue, Unione africana, Onu, di ong e istituti di ricerca e, ovviamente, degli stati nordafricani, africani e mediorientali. L’attività condivisa con i partner permette al personale dell’Hub di fornire un supporto analitico alla NATO, raggiungendo una comprensione migliore delle situazioni locali e superando la semplice dimensione militare, studiando fenomeni sociali, storici, culturali ed economici dei Paesi coinvolti. Inoltre, l’Hub consente un maggiore condivisione di informazioni tra l’Alleanza e i partner, valutazioni sui possibili scenari di intervento delle forze militari e la possibilità di migliorare il coordinamento tra le varie missioni, nazionali e internazionali, che i paesi NATO svolgono nel fianco sud.

L’Hub rappresenta quindi uno strumento utile ai comandi della NATO per valutare gli effetti degli interventi, in atto o eventuali, che riguardano territori non strettamente di responsabilità dell’Alleanza. L’utilità dell’Hub la si può ricavare già dal numero di missioni dell’Alleanza presenti nell’area d’interesse: la missione Sea Guardian nel Mediterraneo; il contributo alla sicurezza regionale con i partner del Mediterranean Dialogue (Giordania, Algeria, Marocco, Egitto,Tunisia, Mauritania e Israele) e dell’Istanbul Cooperation Initiative (Bahrein, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti); la nuova missione in Iraq; non bisogna infine dimenticare la missione in Kosovo e le attività nei Balcani, anche con paesi partner come Serbia e Bosnia. Tali missioni vantano metodologie e approcci differenti l’uno dall’altro, inoltre quasi tutte vedono coinvolti organismi statali, ong e organizzazioni internazionali: in questo quadro, la capacità dell’Hub di collegarsi con altre entità risulta efficace.

L’Hub ha assunto la piena operatività lo scorso luglio, durante il Summit NATO di Bruxelles. Le successive dichiarazioni da parte del segretario generale e dei ministri dei Paesi membri hanno confermato questa tendenza. Anche l’ammiraglio James G. Foggo III, comandante del JFC Naples e della US Navy in Europa e Africa, presente all’evento di Napoli, ha rimarcato l’importanza dell’azione dell’Hub non tanto dal punto di vista militare, ma dal punto di vista analitico e diplomatico, consapevole delle potenzialità che un dialogo costruttivo con enti statali e non possa creare prospettive ben più durature ed efficaci di quanto la dimensione puramente militare può tipicamente raggiungere.

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Francesco Generoso


4 risposte a “La Nato guarda a Sud: il nuovo hub di Napoli proietta l’Alleanza nel Mediterraneo”

  1. Avatar Antonio ha detto:

    Wake up Italy,

    è il presupposto per limitare ulteriormente le capacità/volontà di paesi che, come il nostro, cercano di risolvere i contingenti problemi del MED, di cui il fallimento della Libia ad opera della NATO è solo un esempio e una conseguenza.
    Dare il compito alla NATO, che ha già quello di difendere i confini europei, equivale a posporre gli interessi nazionali a quelli dei paesi leader, USA in testa, che già dispone di AfricaCom per contrastare la presenza cinese nel continente nero.
    La NATO, che da anni ha perso la sua ragion d’essere, offre continue occasioni per giustificare la propria esistenza…i risultati sono noti, purtroppo.
    Stay tuned!!

    • Avatar Simone ha detto:

      Non è esattamente così Antonio, anzi, è il contrario. L’Italia ha fortemente insistito per avere l’Hub proprio perché è un asset: forza la NATO a guardare a Sud, una regione che, come ha detto bene anche lei, è di nostro vitale interesse.

      Il fallimento in Libia è dovuto a tantissime ragioni, troppe per poterne discutere qui. Ma le ricordo che la NATO è un insieme di Stati che sono e restano sovrani. Ossia, la NATO non prende decisioni autonome: ogni decisiona viene presa a consensus, ossia con l’unanimità.

      L’Hub non diventerà, naturalmente, l’unico centro predisposto all’elaborazione di una politica per il Grande Medioriente, ma sarà un occhio attento alle dinamiche nell’area e uno strumento per porre maggiore attenzione a quanto avviene nel Mediterraneo. Ciò non precluderà in alcun modo le prerogative dei singoli Stati in merito.

      Inoltre, l’Hub è un centro nel quale si fa ricerca e analisi, non uno strumento per giustificare la propria esistenza. Non è un nuovo compito per la NATO che, anzi, dovendo salvaguardare la sicurezza di tutti i suoi membri, è ovviamente già implicata nella sicurezza del Mediterraneo. Al contrario, come già detto, è uno strumento che meglio aiuterà l’Italia nel comunicare certe problematiche a tutti.

      Infine, la NATO non ha perso la sua ragion d’essere. Questa è una affermazione curiosa. La NATO nasce come organizzazione di difesa collettiva e come organizzazione con finalità politiche. Non sono venute meno né le necessità difensive né le finalità politiche, i valori sui quali si fonda (se legge il Patto Atlantico lo vedrà immediatamente). Oltre al fatto che le minacce sono sempre presenti (e, anzi, in crescita), la volontà di una collaborazione tra i Paesi euroatlantici non è venuta meno. La NATO resta un foro di coperazione ideale per questo. Fino a quando queste due variabili non cambieranno la NATO non perderà la sua ragion d’essere.

      Buona giornata!

  2. Avatar Cesare ha detto:

    Concordo con il commento di Simone. Aggiungerei che componenti con l’Hub South sono sempre più importanti per applicare correttamente ed efficacemente il Comprehesive Approach alla sicurezza internazionale. I motivi per cui molti pensano ad una NATO non più necessaria derivano da una situazione geostrategica internazionale molto meno chiara rispetto al passato. Non avendo un “nemico” facilmente identificabile è necessario/indispensabile cambiare le logiche con cui si affrontano minacce e rischi, che comunque rimangono e semmai oggi stanno riprendendo livelli di pericolosità molto più elevati di quelli di dieci-venti anni fa.

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