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Mario Sossi: protagonista della lotta alle BR ed eroe della maggioranza silenziosa

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L’ex magistrato Mario Sossi, scomparso pochi giorni fa ad 87 anni, è stato uno dei protagonisti di quella stagione feroce e insanguinata che furono gli anni di piombo.

Come pubblico ministero si distinse per la decisione e la determinazione con la quale combatté il terrorismo nella città di Genova. Il capoluogo ligure fu una delle città che più conobbe la ferocia e la spietatezza delle Brigate Rosse. Nel 1976 avrebbero ucciso il procuratore generale Francesco Coco, insieme agli uomini della sua scorta, e nel 1979 il sindacalista Guido Rossa.

Sossi riuscì a smantellare il gruppo terroristico XXII Ottobre che già da due anni stava colpendo Genova con atti criminali efferati. L’ultimo fu la rapina all’Istituto Autonomo Case Popolari, 26 marzo 1971, effettuata da Mario Rossi (fondatore e leader del gruppo) e Augusto Viel. Nella rapina venne ucciso a sangue freddo il commesso Alessandro Floris mentre stava tentando di fermare i due. La sinistra extraparlamentare alzava l’asticella. Gli attentati dinamitardi, le minacce, le gambizzazioni e i sequestri di persona non bastavano più, bisognava uccidere.

“Sossi fascista, sei il primo della lista!” Questo lo slogan diffuso dalle Brigate Rosse e scandito negli ambienti della sinistra extraparlamentare. Era chiaro che le BR non avrebbero mai potuto ignorare un uomo di stato così ligio al dovere e fedele alle istituzioni che aveva giurato di servire.

Il suo rapimento avvenne il 18 Aprile 1974, mentre stava rincasando in Via Forte San Giuliano. Ad attuarlo furono due dei capi dell’organizzazione: Alberto Franceschini e Margherita “Mara” Cagol. Rimase nelle mani dei suoi sequestratori per più di un mese per poi essere rilasciato il 23 Maggio dello stesso anno. I rapitori chiesero, in cambio della sua liberazione, la scarcerazione di otto militanti del gruppo XXII Ottobre. La Corte d’assise di Genova si espresse per la libertà provvisoria e ad opporsi fu il procuratore Francesco Coco, che rifiutò qualsiasi forma di trattativa con i terroristi volendo perseverare sulla via della fermezza. Una decisione coraggiosa costatagli la vita due anni dopo. Sossi, anni più tardi, avrebbe detto di aver sempre appoggiato la scelta del procuratore.

Per quanto in tempi di antifascismo militante scriverlo possa essere pericoloso, Mario Sossi che fu sempre fieramente uomo di destra, come del resto un altro grande magistrato che risponde al nome di Paolo Borsellino, deve essere un fulgido esempio non solo per le generazioni presenti ma anche per quelle future. Mario Sossi fu uno dei simboli della maggioranza silenziosa del Paese che, attirandosi le maledizioni dei salotti e di una grossa fetta del mondo della cultura, scelse di non assecondare mai la ferocia e la vigliaccheria delle Brigate Rosse ma volle sempre combatterla a testa alta. A uomini come lui e Francesco Coco deve essere riservata la gratitudine non solo di tutti i genovesi ma di tutti gli italiani per bene.

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Graziano Davoli


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