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Londra ci ripensa sul 5G di Huawei: in corso una revisione che potrebbe preludere ad una clamorosa esclusione dei cinesi

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Gli allarmi e le nuove sanzioni da Washington, le preoccupazioni crescenti tra i Tories, convincono il governo Johnson a rivalutare l’apertura al colosso cinese

Il futuro di Huawei nel Regno Unito torna materia di discussione nel governo Johnson. E non solo. Domenica scorsa il National Cyber Security Centre (NCSC) ha annunciato che è in corso un esame sull’impatto che la tecnologia 5G dell’azienda cinese avrà sui network che la utilizzeranno. Nel gennaio scorso il governo conservatore aveva dato il via libera all’utilizzo del 5G firmato Huawei, riducendo il suo ruolo nel mercato e, allo stesso tempo, ottenendo precise garanzie dai Servizi Segreti sulla sicurezza nazionale. La decisione aveva generato malcontento presso l’alleato americano, con i componenti del National Security Council Usa che erano venuti a Londra per degli incontri blindatissimi con i vertici di Whitehall e dell’intelligence.

Ora, con l’annuncio da parte americana di nuove sanzioni per limitare il ruolo di Huawei, il portavoce dell’NCSC ha affermato che “si impone una revisione del rapporto dello UK con Huawei”. La formula utilizzata è vaga, ma potrebbe essere abbastanza per i Conservatori per compiere un’inversione a U rispetto a quanto deciso a inizio anno, quando Johnson diede il via libera all’uso della tecnologia del gigante cinese nella parte “edge” della rete fino a un massimo del 35 per cento dei componenti e aveva deciso di bandire Huawei dalle sue parti sensibili – “core”.

Tre delle quattro principali società di telefonia mobile britannica hanno già deciso di impiegare il 5G di Huawei: Vodafone, EE e Three. Ora si potrebbe presentare loro la possibilità di cambiare fornitore. In Europa Nokia ed Ericsson sarebbero pronti a subentrare in caso di uscita di scena prematura dei cinesi anche se, secondo Assembly, una società di consulenza vicina agli operatori telefonici e della rete britannici, “l’addio di Huawei potrebbe causare ritardi alla rete 5G e costare fino a 7 miliardi di sterline all’economia del Regno Unito”. Anche uno studio della stessa Huawei mostra come l’eventuale lockout all’azienda cinese potrebbe “generare un aumento dei costi nel 5G dall’8 al 29 per cento per mancata competitività sul mercato”.

La decisione è stata accolta con favore dai backbenchers Tory alla Camera dei Comuni, che già a marzo avevano inscenato la prima ribellione contro il governo Johnson e dato luce al China Research Group, un think tank interno al partito sul modello dello European Research Group – che valuterà il rapporto tra Cina e Regno Unito anche rispetto alla crisi del coronavirus e ad altri investimenti sostenuti – o proposti – da Huawei e altri colossi della Repubblica Popolare in Inghilterra.

Prima del ricovero di Johnson al St. Thomas Hospital di Londra a causa del Covid-19, un gruppo di parlamentari Tories tra cui Iain Duncan Smith, David Davis e Bob Seely, aveva scritto una lettera al premier manifestando preoccupazione per le attività della Cina in alcuni settori-chiave dell’economia. La decisione del NCSC potrebbe rappresentare una buona notizia per Johnson che si appresta a portare in aula il Telecoms Infrastracture Bill, che ha già superato le prime due letture ai Comuni con una maggioranza trasversale che ha visto anche i laburisti votare a favore del progetto di legge. Il cambio di passo sulla sicurezza avviene in un momento in cui l’MI5 ha cambiato direttore generale: dal 31 marzo infatti è stato nominato Ken McCallum, una vita nei Servizi Segreti di Sua Maestà, che ha il compito anche di rafforzare la rete di cybersecurity interna britannica.

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Daniele Meloni


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