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L’importanza dell’educazione finanziaria dei consumatori-investitori

di Gianfranco Ferroni, in Economia, Quotidiano, del

L’Unione europea ha recentemente presentato la strategia per la realizzazione di un sistema finanziario a sostegno di uno sviluppo sostenibile che richieda obbligatoriamente ai gestori di tenere conto dei fattori di sostenibilità nella loro offerta di investimenti ai risparmiatori, agli istituti bancari e assicurativi di indirizzare i clienti in rapporto alle loro preferenze in materia di sostenibilità, di integrare la sostenibilità nei requisiti prudenziali di banche e assicurazioni che rappresentano un’importante fonte di finanziamento esterno per l’economia.

Nell’ambito della prima edizione del “Mese dell’Educazione Finanziaria”, il Centro Studi Codacons-Comitas e Consumerlab hanno presentato presso lo Stadio Domiziano a Roma, i risultati della ricerca effettuata da Markonet relativi al rapporto di conoscenza e all’orientamento del consumatore-risparmiatore italiano verso la finanza sostenibile. Le associazioni dei consumatori stanno monitorando la tutela del risparmio e analizzando con la massima attenzione proprio le metodologie di raccolta degli investimenti finanziari, poiché considerano determinante una educazione del consumatore-risparmiatore al concetto di finanza sostenibile come matrice di sviluppo. Nel terzo millennio diviene vitale per tutti saper praticare almeno l’alfabeto della conoscenza finanziaria; l’importanza dell’economia nella società in generale e nella gestione domestica in particolare rendono indispensabile, per non rimanere vulnerabili nei rapporti con il denaro ed esclusi dalle opportunità che ne derivano, conoscere le regole base del credito e del debito, del risparmio e degli investimenti, delle assicurazioni e delle banche, delle pensioni, dei mutui e di altri importanti servizi che l’evoluzione della società comporta. Soprattutto per le fasce deboli ed inesperte, ignorare le principali regole che governano i flussi di denaro, costituisce una disuguaglianza pericolosa capace di minare la coesione sociale, di favorire ingiustizie e truffe, di ledere il contrasto alla povertà.

La ricerca Markonet si basa sugli esiti di un’indagine Wor – Web Opinion Reader realizzata su tremila consumatori-risparmiatori attenti alla sostenibilità. Il Wor monitorizza, aggrega e sintetizza le conversazioni estratte dai post pubblicati sui diversi social, network e spazi web di interazione varia, quell’immensa base dati che si accumula ogni giorno via internet. Alcuni dati essenziali emergono da questa ricerca, l’83 per cento degli investitori si rivolge a banche e agenti finanziari, ma nessuno gli ha mai proposto di investire i suoi risparmi in attività produttive caratterizzate da una comprovata sostenibilità, l’81 per cento non ha mai richiesto in prima persona di investire i suoi risparmi in finanza sostenibile, l’88 per cento non lo ha nemmeno preteso. Il 75 per cento degli intervistati riterrebbe importante investire in aziende sostenibili perché più attente all’interesse generale, più sane e più sicure, anche più innovative e più umane. Ma l’80 per cento ha il timore che le attività produttive caratterizzate da comprovata sostenibilità possano essere penalizzate sotto l’aspetto profitto pur riconoscendogli maggiore solidità e stabilità finanziaria. Il 74 per cento degli investitori non conosce i Pir, piani individuali risparmio e solo il 19 per cento ne ha sentito parlare. Non essendoci stata una adeguata educazione agli investimenti in finanza sostenibile, il 90 per cento degli intervistati, pur ritenendola importante, preferisce non investire in sostenibilità per vari motivi che vanno da un possibile aggravio dei costi, ad una mera operazione pubblicitaria, alla poca fiducia nella sostenibilità. Il consumatore-investitore dovrà quindi essere educato in un prossimo futuro ad una corretta valutazione dell’impresa destinataria dei suoi investimenti (quindi dei suoi risparmi), al suo agire nell’economia reale, ad avere una strategia d’investimento che tenga conto da una parte del risultato economico e finanziario, dall’altra della salvaguardia dei valori sostenibili, che non sono solamente come erroneamente si considera, quelli del rispetto e attenzione del territorio (sistema ambiente e diversità), ma anche in particolare quelli rivolti alla società (sistema comunità e istituzioni) e al mercato (sistema produttori e consumatori).

I consumatori-investitori dovranno quindi imparare ad assumere un approccio sostenibile agli investimenti, mantenendo posizioni attive ed esigendo la rendicontazione periodica dei risultati raggiunti dalle imprese finanziate, valutandone i progressi. Uno dei passi fondamentali rimane comunque quello della trasparenza e della accessibilità dell’informazione per il risparmiatore che, contemporaneamente, diventa anche educazione finanziaria. Gli investimenti in sostenibilità vanno riconosciuti come fattori qualitativi, in pratica come asset a valere positivamente sul rating. Con questo principio banche e assicurazioni devono diventare obbligatoriamente un vero motore per la sostenibilità, selezionando a favore del consumatore, investimenti su aziende sane e virtuose, quindi più durevoli, la cui finalità non sia solo il profitto che può generare costi occulti a carico della finanza pubblica e quindi della collettività. Diviene dunque importante la diffusione dei Pir, destinati ai privati che intendono collocare i propri risparmi per almeno cinque anni (fino a trentamila euro per ogni investimento con un massimo di cinque investimenti cumulativi) da utilizzare per finanziare attività produttive ottenendo esenzioni fiscali (su capital gain, dividendi, successione e donazioni). Infine l’emissione di Sb-Sustainable-Bond, una raccolta di fondi presso investitori istituzionali, per individuare e finanziare progetti che presentano concreti e forti connotati di sostenibilità. Gli Sb sono nati nella scia degli Impact Bond, creati sette anni fa per raccogliere fondi privati da destinare a investimenti per combattere disuguaglianze, povertà, analfabetismo, cambiamenti climatici e simili; sono fondi integrativi a quelli pubblici sempre più carenti anche per la crescita delle problematiche globali, con particolare riferimento ai debiti sovrani e alle crisi economiche accelerate.

Esiste dunque in conclusione, uno spazio notevole per aprire il risparmio agli investimenti sostenibili. Infatti l’indagine ha dimostrato una evidente consapevolezza dei risparmiatori sul valore della sostenibilità che caratterizza una attività produttiva, ma nello stesso tempo, per inadeguata conoscenza, anche un timore. Il cittadino è sempre più attento e sensibile agli impegni assunti dalle Imprese per avere una missione sostenibile, per contribuire al benessere generale, adottando la legalità come strategia globale. Il risparmiatore però è ancora in ritardo nella percezione dei valori rappresentati dalla sostenibilità per orientare i propri investimenti. Alla presentazione dei risultati della ricerca Markonet coordinata da Francesco Tamburella per ConsumerLab sono intervenuti Magda Bianco per Banca d’Italia, Giuseppe Carbone per Consob, Giustino Trinca per Abi, Carlo Rienzi per Codacons.

Gianfranco Ferroni


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