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L’immigrazione irregolare non si ferma nemmeno in piena seconda ondata Covid

di Anna Bono, in Politica, Quotidiano, del

C’è un video che circola sui social. Il leader della Lega Matteo Salvini lo ha pubblicato a commento del fatto che in soli cinque giorni, dal 1° al 5 novembre, sono sbarcati in Italia 2.462 emigranti irregolari. Riprende un gommone carico di giovani si direbbe tutti africani prossimo ad approdare a Lampedusa. Sorridono, un ragazzo sventola sembrerebbe una sciarpa con su scritto “Italy”. Qualcuno fuori campo li incoraggia a mostrarsi festanti. Una voce li invita a dire “libertà, libertà, Italia libertà”. Allora i ragazzi alzano la mano con indice e medio in segno di vittoria, uno che forse non ha capito mostra pollice e indice, e gridano “Itali-a, Itali-a”. Dall’inizio del 2020 via mare sono arrivati in Italia 29.952 emigranti irregolari; dal 2014 al 2019, ne sono arrivati 659.588.

Probabilmente nessuno sa con esattezza quanti hanno poi raggiunto altri Paesi europei, quanti sono stati espulsi e rimpatriati, quanti sono rimasti in Italia. Però il Ministero dell’interno ci fornisce alcuni dati certi. Uno è il numero dei richiedenti asilo, cioè delle persone che hanno dichiarato di essere in fuga da minacce alla vita e alla libertà, da guerre e persecuzione, e hanno reclamato lo status giuridico di rifugiato. Dal 2014 al 2019 hanno chiesto asilo in Italia 498.524 emigranti illegali. Tutti sono stati inseriti nel sistema di accoglienza creato nel 2002 per assisterli, dal 2015 strutturato in Centri di prima accoglienza e CAS, Centri di accoglienza straordinaria, dove possono rimanere finché, dopo mesi e persino anni, la loro richiesta viene definitivamente respinta o approvata.

Ogni ospite dei CAS usufruisce a titolo gratuito di vitto, alloggio, vestiario, assistenza sanitaria, denaro per le piccole spese e tanto altro: dalle lezioni di italiano ai corsi di formazione e avviamento al lavoro alle attività sportive per riempire il tempo libero. Inoltre ha a disposizione interpreti, mediatori culturali, operatori legali, assistenti sociali e altre figure professionali ritenute utili per il suo benessere psicofisico. Nel caso di un minore non accompagnato, si aggiungono educatori sociali, esperti di diritti dell’infanzia, un tutore legale. Per un maggiorenne si è arrivati a stanziare 35 euro al giorno. Mantenere un minore non accompagnato può costare anche 120 euro al giorno (la dotazione del Fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati era di quasi 170 milioni di euro per l’anno 2019 ed è di 170 milioni per gli anni 2020 e 2021).

Il compito di esaminare le richieste di asilo è affidato alle Commissioni territoriali, organi amministrativi istituiti nell’ambito delle Prefetture, composte da quattro membri: il presidente, un funzionario della Polizia di Stato, un rappresentante dell’ente locale di riferimento e un rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, affiancati da interpreti e mediatori culturali retribuiti dallo stato. Se l’esito è positivo, il richiedente asilo ottiene protezione internazionale, ha diritto a risiedere in Italia e di entrare nel Siproimi, un programma di integrazione della durata di sei mesi, prorogabili eventualmente per altri sei. Se è negativo, il richiedente ha 30 giorni di tempo per ricorrere in Cassazione (fino alla fine del 2018, prima dell’entrata in vigore dei decreti sicurezza dell’allora ministro dell’interno Salvini, erano 60 giorni), una pratica anche questa interamente a carico dello stato: spese legali, interpreti, mediatori culturali. Gli emigranti infatti, come i cittadini italiani, fruiscono del gratuito patrocinio se sono indigenti. Dovrebbero dimostrare di esserlo tramite certificazione consolare. Ma a partire almeno dal 2014 una serie di tribunali hanno deciso che per dimostrare la mancanza di redditi nel paese di origine, e ottenere quindi il gratuito patrocinio, è sufficiente una autocertificazione con allegata l’istanza senza esito al proprio consolato. Da solo questo servizio reso ai richiedenti asilo costa da 50 a 60 milioni di euro all’anno.

Tra il 2015 e il 2019 sono state presentate 435.068 richieste di asilo, ne sono state esaminate ed espletate 430.382. È stato concesso lo status giuridico di rifugiato all’8 per cento dei richiedenti e protezione sussidiaria al 10 per cento. Quindi complessivamente hanno ottenuto protezione internazionale il 18 per cento dei richiedenti asilo. In Italia era stato istituito anche un permesso di soggiorno per motivi umanitari che alla fine del 2018 è stato sostituito dalla Protezione speciale, concessa nel 2019 a 616 persone, pari all’1 per cento delle 95.060 richieste esaminate nel corso dell’anno. Alla fine del 2019 dieci centri di prima accoglienza e 6.004 CAS ospitavano 66.958 richiedenti asilo. Negli 809 progetti Siproimi alla rilevazione dello scorso luglio si trovavano 30.682 persone titolari di protezione internazionale.

Sapremo a gennaio quanti emigranti irregolari arrivati nel 2020 hanno chiesto asilo, quanti sono stati rimpatriati e di quanti si sono perse le tracce. Di uno sappiamo già: quello arrivato a Lampedusa a settembre e che il 29 ottobre ha ucciso tre persone nella chiesa di Notre Dame a Nizza. È ricoverato in ospedale a Nizza, secondo il quotidiano Le Figaro, ed è risultato positivo al Covid-19.

Anna Bono

Storia e istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, autrice di “Migranti!? Migranti!? Migranti!?” (Edizioni Segno).

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