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L’eterna sfida Scozia-Inghilterra: antichi placcaggi a Murrayfield e una tory scozzese agguerrita

Dario Mazzocchi di Dario Mazzocchi, in Esteri, Quotidiano, del

Sabato pomeriggio al Murrayfield di Edimburgo, Scozia e Inghilterra si affrontano nella terza giornata del 6 Nations 2018. I padroni di casa sono una squadra dal potenziale elevato, ma anche parecchio funambolica: sono capaci di grandi prestazioni così come di perdere la bussola e non ritrovare un game plan efficace. Gli inglesi sono solidi, difensivamente organizzati e due settimane fa sono usciti vincitori dallo scontro fisico con il Galles a Londra. Dati i presupposti, ne può saltare fuori un match tra battaglie di trincea e grandi cavalcate.

Non è una partita qualsiasi del torneo perché in palio c’è anche la Calcutta Cup, uno dei trofei più antichi nel panorama rugbistico e che trae origine da una sfida disputata il giorno di Natale del 1872 da inglesi e scozzesi in uno degli angoli più strategici dell’allora impero britannico, la città indiana di Calcutta. Dal 1879 in poi le due nazionali se la contendono e l’ultima vittoria della Scozia risale al 2008. Uno dei tanti simboli della rivalità tra i due regni che ha raggiunto l’apice con il referendum per l’indipendenza scozzese del 18 settembre 2014, quando il 55% dei votanti si espresse contrariamente all’ipotesi. Una sconfitta parziale per il fronte indipendentista che da lì a poco avrebbe rialzato la testa con la riconferma della solida maggioranza dello Scottish National Party alle elezioni per il parlamento di Edimburgo, guidato da Nicola Sturgeon.

E’ lei il volto dello SNP e dell’exploit del 2015 quando alle General Elections ottenne 56 seggi sui 59 situati oltre il Vallo d’Adriano: un’invasione alla House of Commons che ha permesso alla Sturgeon di alzare la voce durante la campagna referendaria su Brexit. La Scozia ha detto in modo unanime no all’uscita dall’Unione europea, minacciando di trovare cavilli legali per interrompere il processo e, soprattutto, paventando il rischio di un secondo referendum per l’indipendenza. Di cui però si sono perse le tracce.

Il Primo ministro Theresa May sin dall’inizio è stata chiara, almeno su questo punto: Londra non concederà una seconda possibilità (formalmente infatti il First Minister scozzese deve richiederla al governo nazionale), il risultato del 2014 può bastare. Nello scontro tutto femminile, la Sturgeon ha più volte ribattuto che attenderà la fine dei negoziati con Brussels per poi valutare il da farsi, mettendo infine la sordina all’argomento di fronte ad un arretramento dello SNP alle elezioni parlamentari dello scorso anno, quando ha smarrito 21 seggi e l’egemonia in terra scozzese.

Tra l’opinione pubblica l’idea di essere nuovamente chiamati a scegliere se rimanere territorio dello United Kingdom oppure no non gode di popolarità: per un popolo che si reca a votare a scadenze piuttosto fisse per le assemblee rappresentative, l’ennesimo referendum (sarebbe il terzo nel giro di nemmeno cinque anni) rappresenterebbe più di un’eccezione alla regola e i sondaggi confermano il trend unionista con una media del 50% e un vantaggio di dieci punti.

Numeri poco confortanti e una rivale accanita, rugbisticamente una fecther chiamata a conquistare palla e conservarne il possesso. Si tratta di Ruth Davidson, la leader dei Conservatori scozzesi, capace di portare i Tories a guadagnare spazio in una regione storicamente impervia. 38 anni, un passato da giornalista e nel Territorial Army (componente dell’esercito britannico composta da militari arruolati part-time), ha fatto il suo ingresso tra i Conservatori nel 2010 e l’anno successivo è arrivata al vertice del ramo scozzese del partito. Ha sparigliato le carte, anche come personaggio in sé. E’ lesbica e più volte è apparsa in pubblico mano nella mano con la compagna Jen Wilson. Si è fatta fotografare seduta su un carro armato e tanto è bastato per riportare alla memoria la foto di Margaret Thatcher che spunta dalla torretta di un tank. “Ero alle elementari quando ha abbandonato l’incarico e quindi non è propriamente qualcosa legata alla mia generazione”, ha commentato la Davidson, ma intanto ha lasciato il segno.

Crede nella ricchezza delle piccole aziende, in tasse più basse e nel principio di Law & Order: “Non c’è alternativa al duro lavoro, non mi piacciono le prime donne e chi crede che qualcosa gli spetti di diritto – ha dichiarato in un’intervista al Daily Mail, con spirito calvinista -. Ciò che mi auguro per la nuova generazione di conservatori sono persone che si danno da fare. Non importa se sei etero o gay, ricco o povero, quale scuola hai frequentato: se sei abbastanza bravo e ti rimbocchi le maniche allora puoi far parte del gruppo”. Sogna una Scozia conservatrice e mentre i laburisti continuano a vivere un duro periodo di magra lassù, nonostante la cura Corbyn che non è riuscita a porre rimedio al tracollo di tre anni quando il Labour Party si è ritrovato con un solo seggio in mano dopo aver sfiorato il 50% dei consensi nel secolo scorso, i Conservatori sono riusciti a fissare qualche bandierina nel regno (che fu?) della Sturgeon.

Dario Mazzocchi

Dario Mazzocchi

Giornalista, nato a Piacenza, vive in Lombardia. Guareschiano, conservatore. Insegna anche inglese.

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