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L’elenco dei complotti del regime iraniano su territorio europeo si allunga, ma l’Ue continua a chiudere gli occhi

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Ci risiamo: la Germania ha annunciato di aver arrestato un cittadino afghano, in possesso anche della cittadinanza tedesca, con l’accusa di spionaggio in favore dell’Iran. L’uomo, di cinquant’anni, lavorava per l’esercito tedesco come traduttore e, secondo il procuratore federale tedesco, avrebbe passato informazioni di intelligence a Teheran. L’arresto della spia iraniana, arriva negli stessi giorni in cui Berlino ha annunciato il blocco dei voli della compagnia iraniana Mahan Air in Germania. La Mahan Air, lo ricordiamo, è sotto sanzioni americane per il suo ruolo di sostegno al trasferimento dei foreign fighters iraniani in Siria.

Quanto accaduto in Germania, segue una serie di altri accadimenti in cui il regime iraniano ha tentato di colpire oppositori in vari Paesi europei. Lo scorso anno, Teheran ha provato a compiere un attentato durante l’annuale conferenza del gruppo di opposizione MeK a Parigi. L’attentato è stato fortunatamente sventato, evitando anche che nella potenziale strage rimanesse colpita la rappresentanza istituzionale presente all’evento (tra loro anche l’ex ministro degli affari esteri italiano Giulio Terzi, i membri dell’ong Nessuno Tocchi Caino e senatori della Repubblica come Roberto Rampi). Le investigazioni che seguirono agli arresti dei terroristi iraniani, portarono alla scoperta di un macchinoso piano che – oltre alla Francia – coinvolgeva anche altri Paesi come Belgio e Austria. Tre diplomatici iraniani – uno a Vienna e due in Olanda – vennero esplusi perché direttamente coinvolti nell’organizzazione dell’attentato.

Non contento, il regime iraniano ha provato a colpire oppositori politici anche in Danimarca. Il complotto è stato scoperto e un cittadino norvegese è stato arrestato in Svezia ed espulso in Danimarca, con l’accusa di essere appunto un sicario al servizio del regime iraniano. Come per i casi precedenti, l’Iran ha negato ogni coinvolgimento, denunciando il solito “complotto occidentale”.

Infine, poco prima di capodanno, l’Albania ha annunciato di aver espulso due diplomatici iraniani di stanza a Tirana – tra cui l’ambasciatore – per aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale. Entrambi erano accusati di essere dietro al tentato di compire un attentato terrorista, durante la partita di calcio Albania-Israele del 2016.

Quanto sopra descritto, è uno scenario davvero torbido: se tutti i tentativi di attacco organizzati dal regime iraniano in Europa fossero andati in porto, Teheran si sarebbe lasciata alle spalle una scia di sangue semplicemente terribile. Se a questo ci aggiungiamo le minacce cyber e quelle missilistiche dell’Iran, appare evidente come nessuna stabilizzazione del Medi Oriente sarà possibile, senza il ritiro delle forze iraniane – e di quelle paramilitari sciite – all’interno dei confini della Repubblica islamica. Nessuna strategia simile potrà avere successo se, come avviene, l’Europa si slega dagli Stati Uniti. Il segretario di Stato americano Pompeo ha annunciato l’organizzazione, a metà febbraio, di una conferenza internazionale sul Medio Oriente in Polonia. Una Conferenza che, a quanto sembra, avrà proprio l’Iran come centro del dibattito. Neanche a dirlo, la Mogherini si è subito sfilata dal dibattito, annunciando l’intenzione di non prendere parte al summit di Varsavia. Una scelta simile, unita alla volontà europea di creare uno “special vehicle” per aggirare le sanzioni americane, non potrà che lanciare l’ennesimo messaggio sbagliato, facendo l’ennesimo favore ad un regime fondamentalista, primo finanziatore al mondo del terrorismo internazionale.

Sarebbe opportuno che l’Italia non seguisse la direzione di una Commissione europea ormai figlia di un mondo che non esiste più, e che inviasse un rappresentante istituzionale alla Conferenza di Varsavia. Si tratta di una scelta che corrisponde al solo e unico interesse geopolitico, ideologico ed economico dell’Italia: restare ancorati agli Stati Uniti!

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