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Le sbandate della politica estera italiana che si allontana dai tradizionali alleati

Avatar di Giovanni Cabroni, in Esteri, Quotidiano, del

Si diceva una volta che l’Italia avesse “la moglie americana e l’amante araba”; beh adesso pare che l’amante abbia gli occhi a mandorla e provenga dall’oriente.

Si è molto discusso in questi giorni dell’influenza geopolitica della Cina nelle vicende italiane. Pechino infatti ha ricevuto spesso molti elogi da parte del nostro governo, in particolare dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, per la sua “solidarietà” nei confronti dell’Italia, in particolare per quanto riguarda la consegna, apparentemente generosa, di mascherine. In Italia però ci si dimentica forse da dove questo virus ha avuto origine. Particolare che invece non hanno affatto dimenticato i tedeschi di Bild, per i quali la Cina dovrebbe provvedere al pagamento dei danni provocati dal Covid-19 nel mondo. Ovviamente il Bild, e il suo direttore Julian Reichelt, hanno prontamente ricevuto accuse e pressioni da parte del governo cinese, che ha reagito male all’inchiesta del quotidiano tedesco.
È ormai evidente che Pechino sta sfruttando questa situazione di emergenza – da lei provocata per altro – per espandere la propria influenza sul mondo occidentale. E pare altrettanto evidente che, in questo contesto, l’Italia stia abboccando alquanto facilmente all’amo cinese, anche a causa di una certa accondiscendenza da parte del governo.

Tuttavia, ci si dimentica di un’altra potenza la cui influenza incombe minacciosa sull’Europa: la Russia. Come quella cinese, arriva da oriente ma è geograficamente più vicina. I primi test russi li abbiamo visti già un mese fa, nel pieno dell’emergenza, quando il 25 marzo Putin ha fatto arrivare i suoi militari in Italia, scatenando non poche polemiche.

Su La Stampa, Jacopo Iacoboni ha ipotizzato un possibile doppio fine nella missione di aiuti all’Italia. Forse una raccolta dati da parte dell’intelligence russa, ai danni dell’Italia e dei suoi alleati, forse il tentativo di ottenere in cambio un allentamento delle sanzioni in vigore dal 2014. Gli articoli di Iacoboni hanno scatenato la reazione del rappresentante ufficiale della difesa russo Igor Konashenkov, dai toni minacciosi verso quelli definiti come “committenti” di una campagna anti-russa del quotidiano torinese (reazione a cui il governo italiano non ha potuto non replicare, difendendo, seppur debolmente, la libertà di stampa e di espressione).

Insomma, i metodi si somigliano. Come se non bastasse il governo di Putin è stato accusato di diffondere notizie false in tutta Europa riguardo una presunta correlazione tra il 5G e la diffusione del coronavirus.

Ma ad aggravare ulteriormente la situazione è stata, ancora una volta, la posizione del nostro governo. Il presidente del Consiglio Conte in un’intervista all’inglese Bbc News, il 9 aprile scorso, ha dichiarato che “pensare che gli aiuti da parte della Russia, della Cina o di altri Paesi possano influenzare le posizioni geopolitiche dell’Italia non è solo un’offesa a me e al governo, ma anche a Vladimir Putin, con il quale ho avuto un intenso scambio telefonico, e che non si permetterebbe mai di utilizzare questo tipo di influenza sull’Italia”.

Conte non solo ha negato l’evidenza, ma si è persino premurato di difendere Putin, cosa che, se l’avesse fatta un Salvini, ce la saremmo ritrovata su tutti i giornali in prima pagina. Abbiamo criticato la Lega per il caso Savoini, per i presunti legami con la Russia. Adesso che Conte ha rubato la scena al leader leghista, la Russia sembra essere diventata il paradiso della democrazia, la culla di ogni libertà, dopo la Cina ovviamente…

Conte ha persino provato a dare la colpa a Salvini e Meloni per la difficoltà delle trattative in Europa. Evidentemente, credeva e crede tuttora che all’estero non lo ascoltino e non facciano riferimento alle sue interviste, nelle quali emergono posizioni sempre più filo-russe e filo-cinesi. Come se non bastasse, poi, mentre nei confronti della Russia traspare una certa accondiscendenza e simpatia, proprio verso i nostri “fratelli europei” il governo non si è risparmiato futili polemiche.

Dal conduttore televisivo inglese Christian Jessen, che ha definito il coronavirus “una scusa degli italiani per prolungare la loro siesta”, alla famosa sputacchiata francese sulla pizza “Corona”, fino alla più recente esternazione del Welt, che ci ha definiti “mafiosi”. In tutti questi casi “europei” la risposta della politica italiana e di certa stampa è stata anche troppo eccessiva. Ben più blanda la reazione ai toni minacciosi della Difesa russa.

Stiamo sempre più dando l’impressione di abbandonare i nostri tradizionali partner europei e occidentali, di voltare le spalle a chi, come l’America, durante la storia, ci ha spesso aiutato. E questo non vale solo per una certa politica (oggi al governo) e per un certo giornalismo, ma anche, purtroppo, per l’opinione pubblica. Un recente sondaggio di SWG ha fatto emergere un dato allarmante: il 52 per cento degli intervistati ritiene la Cina un Paese amico, con cui allearsi in futuro, il 32 per cento lo pensa invece della Russia e solo il 17 per cento ritiene gli Usa un alleato ancora valido e affidabile. La situazione non migliora se ci spostiamo in Europa. Tra i Paesi più odiati e ritenuti nemici dell’Italia troviamo Germania (45 per cento) e Francia (38 per cento).

Sembra dunque che oggi, più che avere una “amante”, l’Italia si stia ritrovando ad avere un vero e proprio rapporto poligamo con i peggiori stati-canaglia del mondo, dimenticandosi di quei Paesi che più di altro hanno contribuito affinché gli italiani potessero vivere in uno stato libero e prospero. D’altronde, non dimentichiamocelo, Marshall (quello che, assieme all’omonimo piano, si è deciso di resuscitare in queste settimane di emergenza) non era russo, e tanto meno cinese…

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Giovanni Cabroni


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