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Le sanzioni di Trump colpiscono molti interessi, ma gli iraniani conoscono bene la causa dei loro mali: il regime

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In Europa – e anche in Italia – in molti hanno preso male la decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dall’accordo sul programma nucleare iraniano (JCPOA) e di approvare nuove sanzioni contro il regime, che ora colpiscono direttamente tutto il corpo delle Guardie Rivoluzionarie. In un mondo normale, le scelte di Trump avrebbero riscontrato unanimità incondizionata, considerando la natura del regime iraniano e le attività terroristiche dei Pasdaran. Purtroppo non è così, per interessi squisitamente economici, ma anche (troppo spesso) per una fascinazione ideologica verso Teheran di un certo ceto intellettuale (di estrema destra e sinistra) che rasenta la vera e propria connivenza.

Tra chi ha preso male le nuove sanzioni americane all’Iran c’è l’AGI, agenzia di stampa controllata dall’ENI (compagnia che, dopo aver recuperato i crediti dall’Iran, è ormai fuori da quel Paese da almeno un paio di anni). Il 29 aprile, quindi, all’AGI hanno pubblicato un articolo di Marco Ambrogi il cui senso, in pochissime parole, era: le nuove sanzioni americane all’Iran sono volute da Israele e Arabia Saudita con il preciso scopo di provocare un conflitto armato in cui, scenario da apocalisse, Israele addirittura userebbe l’atomica. Fino a qua, siamo alle solite letture complottiste tanto amate da un certo giornalismo italiano che, piuttosto che giudicare i reali comportamenti di questi anni della Repubblica Islamica, preferisce vedere i draghi volare e sostenere di poter provare di averli fotografati – salvo poi dire che la foto c’era, ma semplicemente era ancora troppo sfocata per vederla nitidamente.

C’è un punto del pezzo di Ambrogi su cui, però, vale la pena di soffermarsi. Fino a quando si gioca alla “geopolitica dei terrapiatisti” va bene tutto, ormai se vogliamo fa anche sorridere. Quando però si afferma, come fa Ambrogi, che l’obiettivo delle sanzioni americane sarebbe quello di un “regime change” da ottenere affamando il popolo iraniano, allora si passa ad uno stadio diverso, che non solo mette in circolo fake news, ma genera anche un meccanismo di pregiudizi pericoloso.

In primis, purtroppo per Ambrogi, ufficialmente la politica di Trump e dello stesso Pompeo in Iran non è il regime change. Al contrario, la politica di massima pressione che il presidente Usa sta perseguendo, è in primis volta a provocare un cambiamento dei comportamenti del regime, ovvero del ruolo dell’Iran in Medio Oriente, a partire dal programma nucleare ancora in corso e quello missilistico, considerato tra i più pericolosi al mondo. Se l’Iran cambiasse questi atteggiamenti, il primo che tornerebbe al tavolo negoziale con la Repubblica Islamica sarebbe proprio Trump. A riprova di quanto affermato, come noto, sono mesi che gli europei provano a convincere Teheran a rivedere il pessimo accordo firmato nel 2015 che – incredibilmente – non solo era a tempo, ma addirittura non includeva una singola parola sui missili. Capitolo inserito poi nell’allegato B della risoluzione Onu 2231, da Teheran neanche mai considerata come vincolante (gli iraniani si sentono vincolati solo all’Accordi di Vienna e non alla risoluzione Onu che recepisce l’accordo stesso).

Secondariamente: le sanzioni americane possono anche aumentare il malcontento popolare in Iran, ma non ne sono la causa. Da mesi gli iraniani scendono in piazza per ragioni economiche, e nulla c’entrano Trump o Pompeo. Ambrogi non sa – o peggio finge di non sapere – che le proteste popolari in Iran vanno avanti da quasi due anni ormai e sono legate al fallimento di banche controllate dai Pasdaran che, per accapparrarsi i soldi, hanno truffato migliaia di correntisti. Ancora: Ambrogi non sa, o peggio finge di non sapere, che da anni in Iran ormai la popolazione protesta per i soldi spesi dal regime per finanziare Assad, Hezbollah, Hamas e tutta questa bella compagnia di terroristi. Soldi tolti agli iraniani che, scendendo in piazza, gridano sempre “No Gaza, No Libano, la mia vita solo per l’Iran”. Infine, Ambrogi non sa, o peggio finge di non sapere, che sono anni che le donne iraniane – sostenute da diversi uomini, protestano in piazza contro il velo obbligatorio, simbolo di un regime misogino, razzista e fondamentalista. E questa è la natura del regime iraniano, dominato da clan di clerici e Pasdaran onnipresenti nel Paese, come fosse uno Stato-mafia…

In poche parole, qualcuno avverta l’AGI che Marco Ambrogi non sa praticamente nulla di Iran o, peggio, finge di non sapere.

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