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Le ideologie del ‘900 sono morte, ma le subculture della sinistra sono ancora tra noi

Avatar di Roberto Penna, in Politica, Quotidiano, del

Fra tutte le realtà ideologiche novecentesche ormai più o meno scomparse, spiccano senz’altro quelle della sinistra italiana. Anzi, le sinistre, e vale a dire sia quella di natura socialista-riformista, spazzata via dalle controverse inchieste di Tangentopoli, che quella comunista o post-comunista. Di quest’ultima è rimasto il Partito democratico, proveniente in buona parte dalla storia del Pci, che si mantiene lontano, ormai da molto tempo, dalle storiche battaglie della sinistra a favore, assai teoricamente s’intende, dei lavoratori e dei ceti meno abbienti. Il mondo del lavoro è cambiato enormemente nel corso del tempo e persino gli ex-allievi della scuola di Frattocchie si sono resi conto di non poter più andare avanti con gli slogan degli anni Settanta, ritenere tutti gli imprenditori, anche i più piccoli, come “padroni” e sfruttatori della classe operaia. Tuttavia, attraverso più leadership, da Occhetto a Zingaretti, i protagonisti del Pci-Pds-Ds-Pd non sono mai diventati blairiani o liberal in senso anglosassone, bensì hanno messo in soffitta il comunismo per passare alla protezione di alcune élite, anche finanziarie e bancarie. Si sono trasformati nel partito, non dei ricchi, ma di alcuni ricchi, nella difesa di determinate rendite di posizione, anziché della libertà di mercato.

Quei soggetti rimasti fuori dalla svolta della Bolognina di occhettiana memoria – il più importante di essi è stata Rifondazione Comunista, ago della bilancia in alcuni governi ulivisti – oggi non esistono più o al massimo esercitano una funzione di testimonianza, come Marco Rizzo e il suo Partito Comunista. Per quanto si sbracci il neo-segretario Maurizio Landini, anche la Cgil di oggi, insieme a Uil e Cisl, è assai meno rappresentativa di quella del passato. I principali commentatori, magari con il cuore a sinistra e il portafogli a destra, non si danno pace per questa incresciosa situazione. Non capiscono come la Lega di Salvini continui a crescere di elezione in elezione e a sinistra, per bene che vada, vi sia soltanto un Pd, peraltro non sufficientemente di sinistra, che stappa bottiglie di champagne quando “tiene” a livello elettorale, perché vincere è diventato un qualcosa di inarrivabile.

Tutto questo mentre i socialisti spagnoli vincono le elezioni, seppure con una vittoria di Pirro, i laburisti britannici, a causa di Jeremy Corbyn, sono andati più a sinistra del Bertinotti degli anni migliori, e non mancano spinte socialisteggianti all’interno dei Democratici d’oltreoceano. Perché gli altri hanno Sanders, Ocasio-Cortez, Corbyn e Sanchez, e noi possiamo aspirare al massimo a Calenda? Questa domanda dà il tormento ai benpensanti e benestanti di sinistra.

Ma chi in Italia è sempre stato alternativo ad ogni tipo di sinistra, rossa o rosa pallido, non deve esagerare nel cantar vittoria. I non più giovanissimi possono ricordare la spartizione consociativa del potere che caratterizzava la Prima Repubblica. La Democrazia Cristiana, al fine di non avere ostacoli in altri ambiti, lasciò campo libero al Pci e a quelle forze collaterali della falce e martello, nel mondo della cultura e della giustizia. Sebbene il Partito Comunista Italiano giaccia al cimitero della politica e l’attuale Pd sia cagionevole di salute, gli effetti dell’occupazione di alcune procure, di certi giornali e di grandi gruppi editoriali, da parte della sinistra, si fanno sentire ancora oggi, nonostante le diverse vittorie elettorali di realtà alternative agli eredi di Berlinguer, da Berlusconi a Salvini. L’Italia è costretta spesso a fermarsi, perché periodicamente giungono problemi giudiziari per il potente di turno, e non possiamo che interrogarci ogni volta sia sull’onestà della classe politica che sulla bontà dell’azione di settori della magistratura italiana. Se vi sono politici deboli di fronte alla tentazione del denaro facile, vi sono anche magistrati che confondono le loro idee politiche con la legge.

Esiste un blob quantomeno rossastro, se non proprio rosso, che avvolge ancora determinati dibattiti, argomenti e decisioni. A tale riguardo è possibile fare molti esempi. La ricorrenza del 25 aprile è stata trasformata, da comunisti e post-comunisti, in una celebrazione delle gesta dei partigiani rossi, che ignora bellamente gli anglo-americani, fondamentali peraltro per la Liberazione, e l’apporto significativo degli antifascisti liberali, monarchici e cattolici. Il Pci e i suoi figli hanno sempre strumentalizzato il 25 aprile a loro uso e consumo, e guai a non festeggiarlo secondo i loro desideri, perché si diventa immediatamente fascisti, anche nel 2019. Alcuni trinariciuti neri, naturalmente da condannare, espongono uno striscione in onore di Benito Mussolini. Subito si mobilitano mezzi d’informazione e addirittura procure. Le facce contrite, come quella del giornalista Massimo Giannini, onnipresente in televisione, diventano urgentemente d’obbligo. Giorgia Meloni viene volgarmente presa in giro dai “tolleranti” di sinistra, ma il femminismo militante non ha tempo per lei. Matteo Salvini viene spesso invitato ad andarsene, da centri sociali ed estremisti di sinistra, non tanto dal governo del Paese, il che sarebbe accettabile in una normale dialettica politica, ma proprio all’altro mondo, attraverso minacce piuttosto esplicite. Eppure, le intimidazioni nei confronti di Salvini non indignano i benpensanti, già troppo stressati dagli striscioni neofascisti. La cappa rossastra avvolge, da almeno vent’anni, anche il dibattito sul taglio delle tasse e della spesa pubblica.

In realtà, la questione è piuttosto semplice: è possibile ridurre l’imposizione fiscale solo se prima si provvede alla razionalizzazione e alla drastica diminuzione della spesa, altrimenti non se ne esce. Dopo eterne discussioni, che si trascinano stancamente da tanti anni, anche i sassi dovrebbero ormai conoscere questa elementare verità, tuttavia rimane ancora complicato, vedasi il confronto sulla flat tax, riformare fisco e stato sociale in Italia. Oltre alla subcultura rossa, occorre dirlo, ha sempre avuto un ruolo importante anche un determinato paternalismo cattolico, lasciato in eredità da quei democristiani con lo sguardo rivolto a sinistra.

A parole, sono in tanti a volere tasse ragionevoli e una spesa pubblica sostenibile, ma quando bisogna passare ai fatti, nessuno vuole tagli e sacrifici nel proprio giardino, preferendo che si inizi sempre da qualche altra parte. Ma se non si comincia mai, trascorreranno altri vent’anni e il dibattito sulle tasse sarà il medesimo di oggi. Esistono poi la lesa maestà e il terrorismo psicologico, agitati come clava nei confronti di chiunque osi mettere in discussione la struttura dello stato sociale italiano. Anche coloro i quali hanno preso voti e vinto più volte le elezioni nel nome delle riforme fiscali e sociali, come il centrodestra berlusconiano, ad un certo punto hanno avuto paura di sfidare il pensiero unico statalista, derivante dal consociativismo Dc-Pci.

Il vero cambiamento starebbe nel riuscire ad eliminare le “sinistre” incrostazioni del passato, ma occorre sudare sette camicie e forse qualcuna di più. Matteo Salvini può rappresentare una forte discontinuità, ma fino a quando l’alleato di governo della Lega sarà il M5S, non potremo farci grandi illusioni. La sinistra ideologica del Novecento non c’è più e il Partito democratico non se la passa granché bene, ma in compenso esiste il Movimento 5 Stelle, che è di sinistra de facto.

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Roberto Penna


10 risposte a “Le ideologie del ‘900 sono morte, ma le subculture della sinistra sono ancora tra noi”

  1. Avatar Nuccio Viglietti ha detto:

    Nefaste ideoligie 900 saranno anche morte ma continuano molestare bel po’ esistenza…strategicamente usate da elites dirigenti planetarie…!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. Avatar Andrea Bertolini ha detto:

    Soltanto una osservazione sul tema delle tasse. Spenderemo pure male, ma spendiamo poco. L’Italia e’ in avanzo primario ininterrottamente dal 1993 (con la sola isolata esclusione del 1999). Probabilmente un caso unico al mondo. E allora perche’ il debito pubblico cresce? Per gli interessi sul debito. Che generano altri interessi, un po’ come avviene per l’usurato che si illude di saldare il suo debito…..indebitandosi. Ma se l’Italia e’ da 25 anni((!) che spende meno di quanto incassa dalle tasse e cionondimeno il suo debito cresce per pagare gli interessi su un quel debito allora bisognerebbe cominciare a parlare di consolidamento del debito invece che di tagli o spending review che non risolveranno mai il problema. E, inevitabilmente, di euro. Se avessimo mantenuto la sovranita’ monetaria, avremmo potuto approfittare della crisi per fare un quantitative easing vero, che costituisse cioe’ abbattimento del debito tramite creazione di nuova moneta (approfittando della deflazione che avrebbe neutralizzato l’inflazione da creazione di nuova moneta). Lo hanno fatto gli Usa, il Giappone e la GB i cui titoli del debito pubblico comprati dalla Bank of England, per fare un esempio di un paese UE, non vengono piu’ calcolati ai fini degli indicatori economici (parametri dell’ Unione Europea compresi) e sui quali il Tesoro inglese non paga piu’ gli interessi ( a differenza nostra che abbiamo avuto, causa i limiti della BCE, un quantitative easing……”farlocco”). Quindi temo che non si abbasseranno le tasse fino a quando si rimarra’ nella trappola della moneta unica e della perdita della sovranita’ monetaria.

  3. Avatar ROBERTO NATALI ha detto:

    Osservazioni e proposte tipicamente grilline, almeno fino a qualche tempo fa. E l’autore dell’articolo, come anch’io, non mi sembra per nulla convinto delle medesime.

  4. Avatar andrea bertolini ha detto:

    Mi correggo. Siamo in avanzo primario dal 1992 e non dal 1993. L’unico anno di disavanzo non è il 1999 ma il 2009 con un pareggio nel 2010. Non cambia il senso del mio intervento. Anzi.

  5. Avatar andrea bertolini ha detto:

    Se l’espressione “tipicamente grilline” si riferiva al mio intervento mi permetto di fare notare che le tesi modestamente da me richiamate sono state assai più degnamente esposte, per rimanere in Italia, da economisti quali Borghi (Lega) e Bagnai (Lega). E a me paiono di grande buon senso oltrechè confermate dalla esperienza di Paesi quale Usa, GB e Giappone. Cosa c’entrano i grillini francamente mi sfugge.

  6. Avatar Federico libero ha detto:

    Articolo corretto, ma l’ideologia COMUNISTA non è mai morta, ha solo cambiato nome, perché è semplicemente l’ideologia degli INVIDIOSI, e di quelli ce n’è tanti, sempre con la bava alla bocca e la vena ingrossata dalla bile in attesa della testa mozzata di chi ODIANO.
    Ed il pensiero ed azione statalista di Salvini e 5stelle non mi fa star meglio.
    Per non parlare della mia sfiducia in quei due geni dell’economia, Borghi & Bagnai, che mi sembrano solo nuovi aspiranti stregoni.

  7. Avatar Andrea Bertolini ha detto:

    La retorica classica distingueva tra argumentum ad rem e argumentum ad personam. Ho letto solo etichette applicate a chi espone alcune tesi che dovrebbero essere legittimamente contraddette con altri argomenti (cosi’ che il confronto sia utile per tutti i partecipanti alla discussione). “Tipicamente grillini” e “aspiranti stregoni” non sono argomenti ma, appunto, etichette. E’ vero o non e’ vero che siamo in avanzo primario dal 1992? E’ vero o non e’ vero che si sia mai visto estinguere un debito facendo altri debiti per pagare gli interessi sul “ primigenio” debito ( cioe’ quello accumulato con spesa primaria fino al 1992)? E’ vero o non e’ vero che il Tesoro inglese non paga piu’ interessi sui titolo oggetto del quantitative easing della Banca centrale inglese mentre noi continuiamo a pagarli e non li xonteggia piu’ nel debito pubblico al contrario di noi ( e degli altri paesi dell’area euro) ?

  8. Avatar Roberto Penna ha detto:

    Andrea Bertolini: sono d’accordo con Lei, ma solo in parte e mi spiego. Non sono convinto che si spenda poco. Non esiste solo la pletora di parlamentari, consiglieri ed amministratori locali da stipendiare, comunque in numero maggiore rispetto ad altri Paesi ben più estesi dell’Italia. Vi è il capitalismo di Stato attraverso i suoi manager, i quali, a differenza del privato, vengono strapagati in ogni caso, indipendentemente dai risultati conseguiti. Le municipalizzate sono un altro pozzo senza fondo. La sanità pubblica ha bisogno di un riordino radicale della spesa e lo stesso discorso deve essere fatto sul fronte delle opere pubbliche, finendola una volta per tutte con le incompiute cattedrali nel deserto, che ancora esistono nel nostro territorio. Siamo un Paese soffocato dalla burocrazia, che impone lacci e lacciuoli per ogni cosa e che prevede, per mantenere in piedi il mostro burocratico, l’esistenza di troppi uffici e funzionari, ovviamente tutti da pagare. La burocrazia in Italia ha un costo altissimo. Insomma, ci sono tanti settori nei quali è possibile intervenire a livello nazionale, indipendentemente dall’UE e dall’euro. Certo, i nostri governi nazionali finora hanno fatto poco o nulla in questo senso e i problemi si sono incancreniti. Qualcosa può essere migliorato pur rimanendo all’interno della gabbia europea e molte delle nostre difficoltà odierne dipendono anche da noi e non solo dall’Europa. Poi c’è il discorso del debito e degli interessi sul debito, su cui Lei dice cose senz’altro vere. Siamo d’accordo, l’UE e l’euro sono spade di damocle pesantissime per un Paese come il nostro, e fosse stato solo per me, non saremmo neppure entrati nella moneta unica europea. Ma ormai, purtroppo, ci siamo dentro fino al collo, e se mi sembra percorribile, anzi doverosa, la ridiscussione dei trattati europei, mi pare meno semplice, a questo punto, un’eventuale Italexit.

    Grazie anche a tutti gli altri per i commenti, sempre graditissimi.

  9. Avatar Federico libero ha detto:

    @Andrea Bertolini
    mettiamola così, gli argomenti della ditta Borghi&Bagnai sono tali e quali alle azioni, non teorie, che nel finire del secolo scorso con la Lira ci portavano in casa l’inflazione al 20% e che ci permetteva di esportare “m….” all’estero ma nel contempo ci prosciugava i risparmi in banca.
    Piccoli Chavez&Maduro crescono…

  10. Avatar andrea bertolini ha detto:

    Roberto Penna: sono d’accordo anche io con Lei. In Italia si spende male. Su questo non c’è dubbio. Possiamo “efficientare” (perdoni la terribile espressione) la spesa, non ridurla. E i problemi finanziari non cambierebbero. E’ la quantità non la qualità della spesa pubblica che incide sulla insostenibilità del debito pubblico in assenza di sovranità monetaria. Peraltro ogni taglio è comunque insufficiente. Consideri la Grecia. Nonostante i tagli draconiani della Troika e la riduzione abissale della spesa pubblica, a tacere della miseria sociale che ha prodotto, il debito pubblico è comunque salito. Sono anche io d’accordo che una uscita dall’euro ci costerebbe lacrime e sangue. Ma prima o poi sarà inevitabile. Anzi. Come al solito non saremo noi a scegliere. Qualcun altro sceglierà per noi (probabilmente la Germania). Come sempre.

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