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La strage sfiorata sulla Paullese ci ricorda l’orrore di Christchurch: attenzione con la caccia ai “mandanti morali”

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Una Christchurch al contrario, verrebbe quasi da dire. Se non fosse stato per l’intelligenza e la prontezza di uno dei ragazzi presi in ostaggio e scampato, insieme ai suoi compagni di scuola, non saremmo qui a parlare di una strage tentata e sfiorata. Un atto spregevole compiuto appena pochi giorni dopo la tragedia in Nuova Zelanda. Ma se la strage di Christchurch ci ha ricordato, per l’ennesima volta, come la violenza riesca a germinare anche laddove il conflitto sociale sembra assente, gli accadimenti che hanno visto protagonista la scolaresca di Crema evidenziano abbastanza freddamente le enormi contraddizioni che i media e la sinistra portano con sé.

“Basta morti nel Mediterraneo, colpa di Salvini e del governo”, avrebbe detto il senegalese. Eppure, questa volta in pochissimi hanno ricordato i discorsi infuocati dei politici di sinistra, per mesi impegnati ad attribuire al ministro la colpa dei naufragi e di qualsiasi fatto di cronaca. Nessun mandante morale, nessuna responsabilità da parte di chi, in questi mesi, è sceso in piazza con le mani di colore porpora o con le magliette rosse, impiccando o bruciando manichini. È semplice condannare un presunto hatespeech (ormai perfino l’Ue censura via direttive i “discorsi d’odio”) e l’influenza che esso eserciterebbe sulle persone, soprattutto quando gran parte del pensiero accetta una narrazione univoca e conformista. Più complicato è invece trovare il nesso causale tra azioni folli e buone intenzioni, o parole bellissime. Abbiamo letto e ascoltato attacchi feroci nei confronti dei leader sovranisti europei per quanto accaduto nella moschea neozelandese e parte dell’opinione pubblica non ha esitato a ricondurre le azioni criminali di Tarrant ai loro discorsi. Un pullman incendiato, un atroce piano per fortuna non portato a termine, dovrebbe lanciare un monito chiaro alle opposizioni: cercando a tutti i costi di individuare i “mandanti morali” si finisce per essere esposti a innumerevoli incoerenze.

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Gianmarco Cimorelli


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