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La “shamrock diplomacy” di Biden pone un problema all’UK, ma anche all’Irlanda

di Bepi Pezzulli, in Esteri, Quotidiano, del

Alla vigilia della visita del Potus nel Regno Unito per la riunione del G7 in Cornovaglia, Nine Elms è stata epicentro di un terremoto diplomatico. La stampa inglese sia conservatrice (Telegraph), sia laburista (Guardian), sia indipendente (Independent), sia specializzata (Financial Times) ha riportato identici dettagli su un incontro in ambasciata tra l’incaricato d’affari Usa Yael Lampert, al momento il diplomatico più alto in grado a Londra, e il negoziatore britannico per la Brexit Lord Frost. Secondo le ricostruzioni, gli Usa hanno “intimato” all’Uk di trovare un accordo con l’Ue per scongiurare l’ipotesi di un confine fisico tra Eire e Ulster.

L’intervento Usa è arrivato nel momento in cui i colloqui diretti tra Ue e Uk sul Northern Ireland Protocol, che ha stabilito un confine commerciale post-Brexit tra Ulster e Gran Bretagna – che sta però dimostrandosi irrealistico nella pratica – sembravano sull’orlo del collasso. Con un gesto plateale male accolto a Londra, il vicepresidente della Commissione europea, Maroš Šefčovič, ha detto che “la pazienza è ora molto, molto sottile” e ha descritto la relazione con il Regno Unito come “a un bivio”.

L’escalation degli eventi suggerisce che l’amministrazione Biden ha intrapreso un ruolo attivo nei colloqui, per mantenere il ruolo tutelare Usa sull’Accordo del Venerdì Santo. Secondo quanto scritto dal Times, gli Usa potrebbero addirittura aver emesso un demarche nei confronti di Londra, una formale protesta diplomatica, una scortesia raramente scambiata tra alleati.

Joe Biden, il secondo inquilino irlandese della Casa Bianca dopo John F. Kennedy, non hai mai nascosto la sua contrarietà alla Brexit, ma aveva fino ad ora segnalato di rispettare le decisioni della democrazia britannica. La nuova presa di posizione invece schiera Washington dalla parte dei nazionalisti irlandesi e sottolinea che gli Usa, al fianco dell’Eire, si aspettano che il governo britannico intensifichi i controlli doganali dell’Ue sulle merci britanniche che arrivano nei porti dell’Ulster.

E’ anche possibile che gli Usa abbiano offerto di velocizzare la conclusione dell’accordo di libero scambio come incentivo se Londra fosse scesa a compromessi sulla legittimità dei controlli di frontiera in Ulster per proteggere l’integrità del mercato unico europeo.

La mossa di Biden crea però un problema politico a Londra e un problema economico a Dublino, costringendo la prima a scegliere se privilegiare gli unionisti irlandesi o gli interessi commerciali e la seconda a scegliere se privilegiare l’integrità del mercato comune Ue o il commercio con il suo primo partner economico.

Il cambio di tono del presidente democratico potrebbe essere una risposta alle accresciute ambizioni dell’Uk post Brexit. Global Britain è una strategia di proiezione internazionale molto ambiziosa e di grande autonomia, che prevede tanto una stretta collaborazione con gli Usa (su cambiamento climatico, pandemie, servizi finanziari, lotta al terrorismo, difesa e sicurezza, commercio), quanto ambiti di diretta competizione con Washington. In particolare, la politica di contenimento autonomo della Cina con la presenza britannica nell’Indo-pacifico si pone al di fuori del Quad a guida Usa. E così l’autonomia industriale britannica nel settore aero-spazio/difesa: lo sviluppo del nuovo caccia multiruolo britannico di VI generazione Tempest riduce il fabbisogno britannico di F35B di fabbricazione americana. Dai 148 iniziali, le stime del Royal United Service Institute, un think tank specializzato in affari militari, ora si attestano a 72. E la missione strategica è cambiata; gli F35B, adottati anche da Australia e Italia, sono ora funzionali a rimanere in un quadro operativo congiunto con Canberra nell’Indo-Pacifico e con Roma nel Mediterraneo.

Ma l’effetto Biden, riverberatosi immediatamente in Irlanda, potrebbe avere anche conseguenze impreviste. Parlando alla Bbc, l’ex alto diplomatico irlandese Ray Bassett ha dichiarato che con la Brexit, la posizione dell’Irlanda è diventata insostenibile, con il blocco a 27 ora diventato “una casa molto meno ospitale”.

Poi, scrivendo per il Daily Telegraph, l’ex ambasciatore ha spiegato: “Qualsiasi sostegno ottenuto per la sua posizione pro-Ue durante il processo di Brexit è stato rapidamente dimenticato. Dublino è stata messa di fronte al fatto compiuto quando l’Ue, senza consultazione o alcun riguardo per gli interessi irlandesi, ha invocato l’articolo 16 del protocollo dell’Irlanda del Nord per stabilire una frontiera sull’isola d’Irlanda per l’ingresso di vaccini anti-Covid”.

Infine, Policy Exchange, un think tank, ha rilasciato un report che incoraggia l’Irlanda a lasciare l’Ue con un Eirexit e seguire l’Uk. Per il Policy Exchange “il tipo di accordo che gli interessi dell’Irlanda richiedono compreso il libero scambio con il Regno Unito, è direttamente in contraddizione con il mandato dei negoziatori dell’Unione europea che qualsiasi cosa relativa all’Irlanda e al suo confine che emerge dai negoziati sulla Brexit, deve ‘mantenere l’integrità dell’ordine giuridico dell’Unione’, cioè nessuna eccezione all’unione doganale”.

“Fuori dal blocco commerciale – si legge nel report – l’Irlanda e il Regno Unito potrebbero invece usare la loro relazione esistente per trovare un accordo favorevole per l’accesso al mercato unico dell’Ue”. Qualunque possa essere la soluzione al trilemma irlandese, la shamrock diplomacy avrà un costo, e forse esiti, inattesi.

Bepi Pezzulli


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