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La sfida: andare oltre la piazza e i selfie per costruire un nuovo centrodestra

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La manifestazione del 9 settembre scorso in Piazza Montecitorio, indetta inizialmente da Fratelli d’Italia, e alla quale si sono poi aggregati sia Matteo Salvini che Giovanni Toti, ha mobilitato un numero considerevole di persone. Si è trattato di un successo, che ha rimarcato anzitutto l’esistenza di un popolo, probabilmente maggioritario se solo si potesse andare a votare, il quale rifiuta le furbizie e i giochi di Palazzo, e senza dubbio non si sente rappresentato dall’attuale governo, nato proprio dalle alchimie di chi interpreta la politica come potere per il potere. Ma la partecipazione notevole alla manifestazione, tenuta peraltro di lunedì, deve fare riflettere anche gli stessi promotori dell’evento. Coloro i quali si sono radunati in Piazza Montecitorio, (semplici cittadini, la base di Lega e FdI, orfani del vecchio centrodestra), oltre a chiedere il voto e a rifiutare le manovre di Conte, M5S e Pd, hanno inviato un segnale preciso a Salvini, Meloni e Toti. Dopo la piazza, pur necessaria ed utile, e i selfie a tre, occorre un maggiore coordinamento fra la Lega, Fratelli d’Italia e ciò che riuscirà a costruire Giovanni Toti.

Se il termine centrodestra appare obsoleto, vengano usate altre definizioni, ma la sostanza non può che essere quella di un’alleanza alternativa al blocco di potere M5S-Pd. Una coalizione obbligata ora ad organizzare e rappresentare l’opposizione al Conte-bis, ma proiettata a governare insieme nel futuro. Il pessimo inciucio fra Giuseppe Conte, Beppe Grillo e Matteo Renzi, ha almeno il pregio di aver apportato un po’ di chiarezza nel panorama politico italiano. I 5 Stelle, che già brigavano nel Conte 1 con posizioni praticamente di sinistra, (l’assistenzialismo peloso e l’avversione alle grandi opere), hanno adesso rivelato la loro vera natura, dando vita ad un governo assai sbilanciato a sinistra. Diventa quindi logica la ripresa del dialogo a destra. L’obiettivo dei rossi-rossi al governo è naturalmente quello di durare, costi quel che costi, ma non è detto che riescano nell’intento. Tuttavia, considerata la tragica disperazione di molti dei fautori del Conte 2, non si può nemmeno escludere, allo stato attuale, una lunga durata di questo esecutivo, perciò Salvini, Meloni e Toti, devono mettere in conto anche una lunga traversata del deserto. Se solcheranno le dune insieme, faranno un favore a loro stessi e al Paese.

Gli amici della compagnia pentastellata e i noti soloni radical-chic paiono gioire oggi per il ritorno di Salvini all’opposizione, manco si trattasse della liberazione dal nazifascismo. Eppure il leader della Lega e Giorgia Meloni, eventualmente e possibilmente insieme, non dovranno curarsi delle forzature di chi sembra paragonare l’uscita di Salvini dal Viminale alla caduta di Adolf Hitler e continua a parlare di pericolo sovranista. Possono ignorare tutto ciò, dimostrando, attraverso proposte su fisco, burocrazia e riforme, e posizionamenti chiari in politica estera, che può esistere un sovranismo conservatore-liberale, per nulla fascistoide. Il “problema Berlusconi” sta diventando sempre meno importante. Pur con tutto il rispetto umano, dovuto ad una figura come il Cav, osserviamo un clima da fuggi-fuggi in Forza Italia. Inoltre, tutte le scelte odierne della leadership forzista, dalla non meglio specificata opposizione responsabile all’assenza in Piazza Montecitorio, non saranno valutate teneramente dagli elettori, quando ci sarà consentito di votare, e il ruolo di Silvio Berlusconi subirà un’ulteriore limata. Nessuno pensi di poter fare da solo, nemmeno Matteo Salvini, che è pure il più forte, elettoralmente parlando, dei tre. 

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Roberto Penna


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