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La noia delle consultazioni e la necessità d’innovare le istituzioni

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“… Si rischia di andare incontro a un’instabilità cronica dei sistemi istituzionali dagli esiti imprevedibili”, scrivo nel mio recente saggio “Contro il pensiero breve. Capire la crisi delle democrazie liberali”. È trascorso ormai più di un mese dalle elezioni e si consuma, giorno dopo giorno, la liturgia stanca e barocca delle consultazioni. Ben due “giri”, richiesti da Sergio Mattarella, per provare a superare lo stallo e i veti incrociati dei partiti. Il risultato, tuttavia, è sempre lo stesso: nulla di fatto. Anche in Germania, dove vige un sistema elettorale proporzionale, i tempi di formazione del governo sono stati lunghissimi: ma, infine, ha prevalso il tipico pragmatismo teutonico che ha riproposto la formula consolidata delle larghe intese. La conflittualità del nostro sistema politico, e una notevole ignoranza – forse di comodo? – nel funzionamento delle prassi costituzionali riducono la possibilità di trovare una qualsivoglia intesa.

Il Movimento 5 Stelle, primo partito ma secondo classificato, crede di poter non solo dettare un programma al quale gli altri partiti possono solo aggiungersi tacitamente, ma di poter ridefinire a proprio piacimento i confini del centrodestra (vincente).

La Lega, al contrario, è imprigionata in un’alleanza che fin dal primo giorno è apparsa labile e raffazzonata. Intanto l’escalation della crisi siriana e, non di meno, la (presunta?) morte del generale Haftar che rischia di far crollare il castello di carte libico, impongono la celere soluzione del rebus governativo. Il mondo corre sempre più veloce, ma le nostre istituzioni politiche sono rimaste ferme. Non si può pensare di continuare a scrivere una nuova legge elettorale alla fine di ogni legislatura, scimmiottando magari un sistema maggioritario “mascherato” da premierato oppure riproponendo un deleterio proporzionale come se l’Italia fosse ancora ferma ai tempi del pentapartito. Oggi più che mai v’è la necessità di una stagione di innovazione e modernizzazione delle nostre istituzioni, che vada ben al di là di raffazzonate e improvvisate leggi elettorali, e al di là di riforme costituzionali ridotte a referendum personali e personalistici. Il presidenzialismo, con l’elezione diretta del capo dello Stato, e una riforma in senso federale degli enti locali, sono due riforme irrinunciabili e non più rinviabili. Non solo per mettere in soffitta le consultazioni e gli stanchi riti della Prima Repubblica, ma per dare finalmente un abito moderno al nostro Paese.

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Federico Cartelli


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