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La Francia e la “piccola” Europa non possono fare a meno della Nato, ma sembrano dimenticarsene

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Al vertice Nato, tenutosi a Londra la scorsa settimana in occasione del settantesimo anniversario dell’Alleanza Atlantica, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito un proprio giudizio sullo stato attuale dell’organizzazione politico-militare dell’Occidente, già espresso diversi giorni prima del summit londinese. Per l’inquilino dell’Eliseo la Nato sarebbe “cerebralmente morta”, e qualche giorno fa nella capitale del Regno Unito ha tenuto il punto. Ha dovuto incassare tuttavia la reazione, più che meritata, aggiungiamo noi, del presidente Donald Trump, il quale ha bollato le esternazioni macroniane come “offensive e pericolose”. Le parole di Macron sono un “insulto” per tutti i Paesi membri dell’Alleanza e “pericolose” anzitutto per la stessa Francia, oltre che per il resto d’Europa.

L’unico merito che si intravede nell’uscita di Macron, è quello di una sorta di “operazione verità” su chi sia il vero disturbatore dell’unità occidentale, e per molti versi l’utile idiota bramato da Russia e Cina, comprensibilmente interessate ad un ipotetico sfaldamento della Nato. Non già Trump e Boris Johnson, politicamente inopportuni per alcune élite, e nemmeno i sovranisti europei, tacciati ogni giorno di fascismo e nazismo, bensì Emmanuel Macron, ovvero una figura politica dipinta da sempre come moderata e rassicurante. Per il resto, il leader francese danneggia gli interessi del proprio Paese e di tutto il Vecchio Continente. È grave che non se ne renda conto, sebbene l’approccio d’oltralpe alle relazioni transatlantiche non sia storicamente privo di complicazioni almeno dal 1966, anno in cui Charles De Gaulle, per una malintesa grandeur, decise il ritiro unilaterale della Francia dal comando militare Nato. Il rientro francese nei vertici militari dell’Alleanza, è avvenuto solo nel 2009. I posizionamenti gollisti degli anni Sessanta erano anch’essi abbastanza discutibili, ma il generale De Gaulle incarnava quantomeno una leadership autorevole, mentre non si può dire la stessa cosa per Macron.

L’Unione Sovietica non esiste più, ma le mire dell’odierna Russia putiniana continuano ad essere poco benevole. A questo si sono aggiunti prepotentemente gli obiettivi egemonici della Cina, e non dimentichiamo mai il terrorismo islamico. Insomma, nel quadro geopolitico di oggi il nostro continente si è fatto sempre più piccino, e non può permettersi di fare da solo a livello politico-militare, come invece vagheggia il presidente francese, spesso con il consenso della cancelliera tedesca Angela Merkel. Se dovesse venire meno la Nato, la “piccola” Europa interpreterebbe null’altro che la parte del topo in trappola fra i grandi del mondo. Il prosieguo dell’Alleanza Atlantica è addirittura più determinante per le sorti europee che per quelle americane. Trump, attraverso la sua piccata replica, ha provato a far comprendere a Macron anche questo. Gli Stati Uniti, loro sì, potrebbero anche continuare, per così dire, in solitudine, e comunque avrebbero a disposizione anche altre opzioni come privilegiare, ad esempio, l’attenzione verso il Pacifico a scapito dell’Oceano Atlantico. Almeno una parte di classe dirigente europea ama ogni tanto impegnarsi in distinguo rispetto agli Usa e alla Nato, salvo poi scandalizzarsi se l’alleato d’oltreoceano inizia a volgere lo sguardo verso l’Asia, disinteressandosi magari di talune beghe europee. Questa schizofrenia è ben nota a Washington. Di fronte ai pericoli contemporanei l’Europa non può che unirsi, ancora una volta, attorno al blocco atlantico, che è peraltro il più affine ai valori originari del Vecchio Continente. Gli ultimi arrivati nell’Alleanza, e vale a dire i Paesi ex comunisti dell’Est europeo, sono assai più consapevoli di questa verità rispetto ad alcuni membri fondatori, fra i quali spiccano proprio i nostri cugini d’oltralpe. 

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Roberto Penna


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