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La Black America (e non solo) che si schiera con Trump

Avatar di Daniele Meloni, in Esteri, Quotidiano, del

A rivelare cosa pensa davvero la sinistra Usa della minoranza afroamericana è stato proprio il candidato alla presidenza Democratico, Joe Biden, che ha detto testuali parole: “Se un americano di colore vota per Trump allora vuol dire che non è un vero afroamericano”. Per la serie: i neri in America vanno tutelati e sostenuti nelle loro legittime rivendicazioni ma solo quando votano Dem e fanno comodo in vista della battaglia per battere il presidente Usa che ha creato più posti di lavoro (pre Covid-19) per loro: il Repubblicano Donald Trump.

Eppure, la volgarità del pensiero di Biden – che si crede condivisa da molti nel Democratic National Committee – non è destinata a restare lettera morta. Sono ormai in tanti negli Stati Uniti i componenti della grande comunità afroamericana ad avere un approccio meno ideologico alla politica, e non solo legato all’esperienza interna al loro Paese. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali e il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, il Grand Old Party sta schierando una formazione pronta a disarcionare i candidati Dems nelle loro roccaforti e a impedire che Joe Biden diventi il 46esimo presidente degli Stati Uniti.

Una delle giovani punte di diamante di questo schieramento è Errol Webber, 33 anni, americano di origini caraibiche, trumpiano e convinto sostenitore di MAGA – Make America Great Again – che tenterà in California di soffiare il seggio alla storica rappresentante Dem del 37esimo Congressional District, la rappresentante Karen Bass, eletta nel 2011. Webber è un Repubblicano Law & Order che ha condannato le violenze seguite all’omicidio di George Floyd e ha manifestato la sua vicinanza anche a Matteo Salvini e alla Lega dopo che l’ex ministro dell’interno ha ricevuto minacce sui social a seguito delle sue esternazioni in favore del ripristino dello stato di diritto e di Donald Trump. “Spero di vedere Salvini presto alla guida dell’Italia”, ha scritto in un suo post l’aspirante Rep, che ha buoni rapporti anche con il collega leghista Paolo Grimoldi, presidente della delegazione dei parlamentari italiani presso l’OCSE. Agli insulti razziali indirizzati allo stesso Webber, Grimoldi ha risposto esprimendo solidarietà su Twitter: “Non ti preoccupare Errol: a sinistra le persone di colore piacciono solo se scendono in piazza con la bandiera rossa, se no li bersagliano di insulti razzisti, come è successo a te”. In un futuro prossimo la collaborazione tra Lega e Gop è destinata a essere molto più intensa e fattiva.

Non solo i black republicans sono stati vittime della furia cieca dei Black Lives Matter: anche gli italo-americani sono stati presi di mira dai manifestanti Antifa, perché identificati come una constituency conservatrice e favorevole a The Donald. I tentativi di imbrattare e distruggere le statue di Cristoforo Colombo sono stati molteplici in diverse città americane. A Philadelphia alcuni italiani hanno dovuto presidiare la sua statua. A difenderli è stata principalmente la YouTuber e opinionista conservatrice DeAnna Lorraine, che in passato ha tentato di candidarsi contro Nancy Pelosi in California. Anche Lorraine è vicina alle posizioni di Salvini e in passato ha scritto che “se ci fosse stato lui come presidente del Consiglio, il coronavirus sarebbe stato sicuramente trattato meglio dal governo italiano!”. Il suo sito si presenta con la triade God, Family and Country come valori di riferimento, in contrasto rispetto ai valori liberal dello sradicamento e del globalismo. Lorraine ha preso parola anche contro il Movimento 5 Stelle che ha definito “anti-Trump e filo-cinese”. Le ultime polemiche sui presunti fondi provenienti dal Venezuela per il movimento di Grillo hanno rafforzato l’idea – in America come in Italia – che serva un ampio fronte conservatore pro-democrazia e pro-libertà che faccia da contraltare alle mire egemoniche cinesi e alle amicizie “pericolose” del governo italiano. L’America black e trumpiana sarà sicuramente in prima linea anche in questa battaglia.

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Daniele Meloni


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