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Il massacro di Pasqua nello Sri Lanka: evitare di chiamare con il loro nome sia le vittime che i carnefici non ci salverà

Federico Punzi di Federico Punzi, in Politica, Quotidiano, del

Un nuovo gruppo jihadista, o più probabilmente nuovo solo nella sigla, legato o ispirato all’Isis, sarebbe il responsabile del massacro di Pasqua a Colombo, capitale dello Sri Lanka: quasi trecento morti ammazzati e centinaia di feriti in una serie coordinata di esplosioni che hanno devastato chiese e alberghi che ospitavano cristiani in preghiera e turisti. Niente di particolarmente sorprendente, purtroppo, bensì solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi contro i cristiani, una vera e propria guerra di religione, una jihad in corso da anni in tutti i continenti, dal Medio all’Estremo Oriente, dall’Africa al Sudamerica. Stavolta, complici le dimensioni dell’attacco e il numero di vittime, ma anche la penuria di notizie durante le festività pasquali, l’eccidio ha trovato spazio nelle headlines di grandi network e giornali.

È sintomatico dell’epoca in cui viviamo che per evitare di affrontare le scomode verità del nostro tempo si tenti di aggirarle, di ingannarle, semplicemente cancellando dal nostro vocabolario le parole che vi fanno riferimento e che le descrivono. Non poteva non accadere anche alla strage di cristiani nello Sri Lanka.

E non è un caso che proprio i due maggiori leader della cultura politica liberal, l’ex presidente Usa Barack Obama e l’ex segretario di stato, candidata a succedergli, Hillary Clinton, abbiano persino coniato una nuova e beffarda espressione pur di evitare di pronunciare la parola “cristiani”: vittime degli attacchi a Colombo, hanno scritto in due tweet guarda caso a distanza di poche ore tra di loro, sarebbero stati dei fantomatici “Easter worshippers” (“devoti della Pasqua”), quasi fosse un nuovo e misterioso culto, un po’ esotico – qualcuno potrebbe pensare che si stia parlando degli indigeni dell’Isola di Pasqua. E se “Easter worshippers” sono le vittime, perché non chiamare i carnefici “Ramadan worshippers”?

Ma attenzione: non siamo di fronte solo all’ennesimo esercizio di politicamente corretto. Se così fosse, avremmo letto e ascoltato simili espedienti linguistici anche per la strage nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Invece, nei loro tweet di allora, gli stessi Obama e Clinton esprimevano solidarietà alla “comunità musulmana” e parlavano di lotta all'”islamofobia”. In modo simmetrico, oggi sarebbero dovute arrivare solidarietà alla “comunità cristiana” e condanne della “cristianofobia”.

Ci troviamo quindi di fronte a una pulizia del pensiero che va ben oltre l’obiettivo del politicamente corretto di neutralizzare il linguaggio. Ad essere epurati dal nostro discorso pubblico e politico sono le identità e i riferimenti propri di una specifica cultura, quella occidentale, che ritornano solo quando c’è da criminalizzarla. Se le vittime sono tali in quanto di religione cristiana, la loro identità “cristiana” va taciuta, nascosta, così come l’appartenenza islamica dei carnefici. Viceversa, come nel singolo caso di Christchurch, nessun indugio a identificare nei musulmani le vittime (e a indossare il velo come gesto di vicinanza) e nell’uomo bianco cristiano il carnefice.

Non chiamare le cose e i fatti con il loro nome è il primo passo della negazione. E dalla negazione della realtà, e della propria identità, non può scaturire alcuna analisi corretta, figuriamoci una politica efficace… Non c’è lògos, non c’è dialogo. È questo il “nemico interno” più pericoloso per l’Occidente: il disarmo culturale preludio del disarmo politico e militare.

Per fortuna c’è chi si oppone al discorso antioccidentale della politica e dei media liberal. La lotta al “terrorismo islamico radicale” che ha colpito lo Sri Lanka “è anche quella dell’America”, ha sottolineato ieri il segretario di stato Usa Mike Pompeo. Come dimostrano le parole dell’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcolm Ranjith, si possono esortare le comunità cristiane e i cittadini a non “farsi giustizia da soli”, senza per questo negare o tacere il fatto che il “vile attacco” fosse “principalmente diretto contro i cristiani”.

Flebile e formale, quasi gelida, si leva la condanna del capo della Chiesa cattolica. Eppure, anche prima del massacro dello Sri Lanka non mancavano certo buone ragioni per dedicare la Via Crucis di quest’anno alla “passione” dei cristiani perseguitati e massacrati in tutto il mondo, ma soprattutto in Oriente, invece che ai migranti. La persecuzione e il martirio delle minoranze cristiane d’Oriente non sono certo novità che scopriamo con la strage di Colombo. Proseguono da anni, da decenni anzi, e sono ben documentati nel recente libro di Giulio Meotti “La Tomba di Dio”. Un problema che “va molto oltre l’Isis” e “purtroppo c’è questa tendenza, quando si parla di persecuzione dei cristiani, a omettere la matrice islamista”, ha spiegato Meotti a Radio Radicale. Per esempio, “la scomparsa delle più antiche minoranze cristiane che parlano ancora la lingua di Gesù non ha generato emozioni nell’opinione pubblica occidentale, sempre pronta a mobilitarsi per altre cause. Nessuno in Occidente è sceso per strada con cartelli, il martirio dei cristiani orientali non ha interessato le autorità e i principali media”.

Senso di colpa, quasi che difendendo i cristiani al di fuori dei Paesi occidentali si peccasse di colonialismo? Per timore di alimentare una guerra di religione? Oppure, a causa di un Occidente che ha perso di vista le proprie radici culturali e religiose? Un po’ tutti questi motivi insieme, secondo Meotti: certamente i cristiani d’Oriente visti come i “resti del colonialismo occidentale”; “una secolarizzazione della mentalità occidentale per cui tendiamo a non preoccuparci per le vittime religiose se non quando si tratta di musulmani”. In Occidente è diventato “facile mobilitarsi per l’Altro per eccellenza, mentre quando l’Altro siamo noi siamo più pigri”.

Quando il Papa emerito Benedetto XVI, con la lezione di Ratisbona, ricorda Meotti, “indicò nell’Islam un problema nella sua intolleranza nei confronti delle altre fedi, fu notoriamente linciato, non solo nelle piazze del mondo islamico ma anche da tanti benpensanti occidentali”. Ma come vediamo in questi giorni, quel problema non si può eludere solo negandolo ed esorcizzandolo attraverso la pulizia e la polizia del linguaggio.

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

14 risposte a “Il massacro di Pasqua nello Sri Lanka: evitare di chiamare con il loro nome sia le vittime che i carnefici non ci salverà”

  1. Avatar Nuccio Viglietti ha detto:

    In epoca di conclamata (propagandata?) libertà totale sembra prevalere più bieco oscurantismo…particolare…!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. Avatar Antonio ha detto:

    Ottima analisi!
    Ma va ribadito che l’occidente (Con la o minuscola)è il primo nemico del Cristianesimo, lo combatte dall’interno attraverso le ideologie, che San Pio X riassunse nel termine modernismo, di cui il liberalismo massonico è l’aspetto più nefasto. Occorre ricostruire la Cristianitas ( lo ribadisco) p

  3. Avatar Federico libero ha detto:

    Caro Punzi, noi in più abbiamo il grosso problema di un Papa Comunista come Bergoglio.
    Lo vedo come l’avanguardia dei muslims in italia.

  4. Avatar Claudio lucio ha detto:

    Continuando di questo passo i mussulmani integralisti avranno la meglio, il buonismo cattolico dovrà gioco forza soccombere.

    • Federico Punzi Federico Punzi ha detto:

      Vogliamo essere più precisi nella traduzione? Ok, ma fior di madrelingua inglese hanno notato il mancato uso del più semplice e conciso termine “cristiani” e polemizzato sui tweet di Obama e Clinton. Basta anche solo dare un’occhiata alle risposte… La polemica è nata in America, ma forse quelli di Butac sanno meglio l’inglese…

  5. Avatar Giulio ha detto:

    A radio rai, durante un giornale radio della mattina, hanno detto che i responsabili sarebbero potuti essere buddisti o cristiani.

  6. Avatar RICCARDO CECIONI ha detto:

    Mi sembra che questa analisi sia chiara, lucida e azzeccata:senza dubbio perché appare condotta con buon senso, cosa che oggi non è più di moda. Solo slogan ripetuti fino alla nausea e frasi fatte sanno sostituire la conoscenza, come dimostra anche l’amico Antonio nel suo commento odierno delle 8.12 a.m.

  7. Avatar Gianni P. ha detto:

    Guardi, la polemica è nata da faziosi in modo strumentale, vada a leggersi cosa dicono in America circa il termine utilizzato e cosa dicono persone che l’inglese lo parlano.
    Poi, capisco che lei voglia invece strumentalizzare la polemica ma forse si dovrebbe entrare anche nel merito della guerra civile di potere territoriale che esiste in quei territori. Si capirebbe come la religione è un ulteriore elemento di conflitto ma non la causa. I cristiani, tra l’altro, sono solo il 7% della popolazione.

  8. Avatar Gianni P. ha detto:

    E certo, Newt Gingrich 🙂

    Rispetto la sua opinione ma mi avrebbe fatto piacere leggere di quanto politico, invece, sia questo attacco che viene interpretato erroneamente come un attacco di matrice religiosa. Obama, la Clinton e anche Trump, lo sanno benissimo ma a noi, evidentemente, fa piacere instillare odio religioso…

  9. Avatar RICCARDO ha detto:

    In ogni tempo le guerre di religione sono sempre state un pretesto per infiammare di entusiasmo le masse dei fedeli che, imboniti opportunamente da interpreti delle scritture e dai dogmi, non hanno fatto altro che servire manodopera per le conquiste. Oggi non è cambiato nulla e tutti gli aspiranti conquistatori si nascondono dietro la maschera di vessilliferi del proprio dio. La strage subita avvilisce il popolo vittima e lo rende sempre più indifeso.

  10. Avatar Giulio ha detto:

    Obama e Clinton non hanno usato il termine “ramadan worshippers” per indicare i musulmani, né per fargli gli auguri, né dopo la strage di Nuova Zelanda.

  11. Avatar Gaet80 ha detto:

    Ecco un altro articolo giornalistico in inglese che fa notare l’assurda terminologia di Obama e Hillary:
    https://www.realclearpolitics.com/articles/2019/04/23/why_hillary_clinton_and_barack_obama_tweeted_about_easter_worshippers_140131.html
    Questo articolo é stato ripreso anche da John J. Ray, uno studioso australiano di storia e politica:
    http://dissectleft.blogspot.com/2019/04/time-to-enforce-law-on-visa-overstays.html?m=1

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