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Il governo australiano resiste all’ideologia eco-catastrofista: incendi dolosi

Avatar di Anna Bono, in Esteri, Media, Quotidiano, del

“Il governo australiano, nonostante la rabbia dell’opinione pubblica, l’angoscia delle vittime e i moniti degli scienziati, si ostina a sostenere che il cambiamento climatico non ha a che vedere con gli incendi che stanno devastando il Paese”. Esordisce così un articolo pubblicato il 7 gennaio dall’agenzia di stampa Reuters, intitolato: “I leader dell’Australia irremovibili sull’azione per il clima dopo gli incendi devastanti”. Nello stesso giorno un editoriale del Washington Post dal titolo “Gli incendi apocalittici dell’Australia sono un avvertimento al mondo” iniziava dicendo: “Questo è il futuro che l’umanità si sta preparando, proprio adesso, ogni giorno che i governi mondiali sprecano senza reagire al cambiamento climatico”.

Gli articoli su mass media e blog che mettono sotto accusa il governo australiano “insensibile ai disastri climatici” sono centinaia e se ne continuano a pubblicare, anche se il governo sostiene che il global warming non c’entri per un’ottima ragione: e cioè che gli incendi sono di origine dolosa, come d’altra parte succede quasi sempre. Le autorità australiane hanno infatti annunciato di aver già arrestato più di 180 persone. L’allarme lanciato – “questo è il futuro che l’umanità si sta preparando” – avrebbe piuttosto senso se si riferisse al fatto che sono minorenni ben il 70 per cento delle persone finora arrestate.

Ma prima o poi qualcuno forse finirà per dire addirittura che gli incendi non sono dolosi, che il governo australiano mente per non assumersi le proprie responsabilità. La colpa del governo australiano, che già dà “scandalo” per una politica inflessibile in materia di immigrazione illegale, e guai a portarlo invece ad esempio, è di mostrarsi determinato anche in fatto di politiche ambientali. Il primo ministro Scott Morrison e il ministro per la riduzione delle emissioni di gas serra Angus Taylor hanno infatti dichiarato che non c’è motivo di ridurre le emissioni di CO2 più di quanto il Paese non stia facendo. Hanno detto che, al contrario, l’Australia dovrebbe essere premiata perché sta tenendo fede all’impegno di ridurre entro il 2020 le proprie emissioni di gas serra secondo quanto stabilito. Fare di più andrebbe a danno dell’economia nazionale specialmente perché comporterebbe una riduzione delle esportazioni di carbone e gas naturale.

A chi gli rinfaccia che l’Australia anche se contribuisce solo all’1,3 per cento delle emissioni mondiali di anidride carbonica è però seconda, dopo gli Stati Uniti, per emissioni pro capite, e tuttavia alla Cop25, il summit mondiale sul clima svoltosi a Madrid all’inizio di dicembre, ha rifiutato insieme ad altri stati di votare un “ambizioso piano di riduzione delle emissioni di CO2”, il ministro Taylor ha risposto il 31 dicembre sulle pagine del quotidiano The Australian:

“Nella maggior parte dei Paesi è inaccettabile perseguire politiche di riduzione delle emissioni che incidano pesantemente sul costo della vita, provochino la perdita di posti di lavoro, riducano le entrate e impediscano lo sviluppo. È per questo motivo che non adotteremo gli obiettivi proposti dal partito laburista, impraticabili, sconsiderati e catastrofici per l’economia, che si risolvono sempre in tasse sull’energia, comunque le si vogliano chiamare”.

In precedenza, il primo ministro Scott Morrison nel corso di una intervista aveva affermato: “Non esistono prove scientifiche attendibili che ridurre le emissioni farebbe diminuire gli incendi”. Ma i mass media schierati con l’ideologia eco-catastrofista, o che quanto meno preferiscono non urtare i sentimenti di chi la condivide, se anche pubblicano le affermazioni dei politici australiani, sanno come manipolare l’opinione pubblica e ne approfittano. Il commento alle parole del primo ministro Scott Morrison è stato: “Gli scienziati del clima avvertono che l’entità e i danni degli incendi sono un chiaro esempio di come il cambiamento climatico (di origine antropica, n.d.A.) intensifica i disastri naturali”. L’articolo del The Australian, prima di riportare una serie di dichiarazioni fatte da esponenti dell’opposizione, afferma: “Gli scienziati sostengono che il cambiamento climatico (sempre di origine antropica, n.d.A.) gioca un ruolo decisivo negli incendi devastanti”.

Inutile replicare – inutile nei confronti di chi nega i fatti se contraddicono l’ideologia in cui crede – che quelli australiani non sono “disastri naturali”, ma disastri arrecati alla natura e che il “ruolo decisivo negli incendi” non lo svolge il cambiamento climatico, qualunque sia la sua origine, bensì l’azione di persone – ed è grave che per lo più si tratti di minorenni – che provocano gli incendi o per irresponsabile incuria o deliberatamente, forse per interesse, forse solo per divertirsi, magari convinti di fare una bravata.

Inoltre, per dovere di corretta informazione, si dovrebbe dire non che “gli scienziati”, ma che “degli scienziati” sostengono essere in atto un cambiamento climatico anomalo, provocato dall’uomo, causato da eccessive emissioni di gas serra, mentre altri scienziati non sono d’accordo, ritengono che quella del global warming di origine antropica sia una congettura sulla quale è irresponsabile e dannoso impostare la politica economica di un Paese, figurarsi del mondo.

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Anna Bono

Storia e istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, autrice di “Migranti!? Migranti!? Migranti!?” (Edizioni Segno).

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