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Il giustizialismo fa male all’Italia, oltre che alle sue vittime, spesso innocenti

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Manca ormai meno di un mese al 26 maggio, giorno in cui si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo, e sui media non si fa altro che parlare del “caso Siri”. Il sottosegretario della Lega si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, la preda perfetta per un Di Maio a disperata caccia di voti.

Ebbene sì, il vicepresidente del Consiglio e leader del primo partito italiano ha deciso di scendere in cantina e rispolverare il becero giustizialismo grillino della prima ora, chiedendo a gran voce le dimissioni dell’ideologo leghista della flat tax. Una scelta che strizza l’occhio all’ala ortodossa del Movimento – Roberto Fico & Co., per intenderci – ma che ci costringe a porci delle domande.

Ad esempio, perché non c’è stata questa intransigenza con il sindaco di Roma Virginia Raggi quando, indagata, rischiava la condanna per falso documentale in relazione alle nomine di Renato Marra e Salvatore Romeo? Ancora, perché con Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina, coinvolto nell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma, a Luigi Di Maio è bastato lavarsi le mani con una “espulsione in 30 secondi”, senza effettivamente parlare di dimissioni? Per carità, crediamo fermamente che tutte queste persone siano innocenti fino a prova contraria ma, siamo altrettanto convinti che questa intermittenza con la quale vengono valutate le diverse vicende giudiziarie a seconda dell’appartenenza del soggetto indagato faccia male all’Italia.

Se su tali “casi” i cittadini subiscono un costante, inutile, martellamento mediatico, vorrei soffermarmi sulla pericolosa facilità con cui vengono prese decisioni sbagliate. Scelte che influiscono negativamente sia sulla quotidianità che sul futuro di tutti noi. Basti pensare al danno reale causato alla città di Roma quando il sindaco e tutto lo stato maggiore del Movimento 5 Stelle hanno deciso di rinunciare all’opportunità di ospitare le Olimpiadi nel 2024, solo perché – forse – qualcuno ne avrebbe tratto più vantaggi rispetto ad altri. Pura follia. Mi rifiuto di credere che in una grande nazione come l’Italia tutti siano potenzialmente colpevoli, piuttosto che presumibilmente innocenti. Un Paese dove i processi si svolgono sui media – distruggendo la vita delle persone interessate anche se innocenti – e non nei tribunali.

Abbiamo il diritto di vivere in un’Italia dove la legge è realmente uguale per tutti e solamente in base ad essa viene stabilito chi è colpevole e chi no. Se vogliamo crescere davvero, se vogliamo uscire da questa pericolosa recessione culturale, liberiamoci da questi pregiudizi e andiamo avanti.

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Riccardo Boccolucci


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