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Il flirt con i negazionisti iraniani dell’IPIS non è casuale. E prosegue anche a Teheran

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Ci risiamo! Ciò che esce dalla porta a Roma, rispunta dalla finestra a Teheran: ci riferiamo all’IPIS, il think tank iraniano che, nel 2006, ha organizzato in Iran la conferenza negazionista sulla Shoa intitolata “Review of the Holocaust: Global Vision”, messa in piedi con la collaborazione diretta con il Ministero degli esteri iraniano e l’allora presidente Ahmadinejad.

Or bene, anzi “or male”, apprendiamo dall’account Twitter dell’Ambasciata d’Italia a Teheran che il neo ambasciatore italiano Giuseppe Perrone si è recato in visita all’IPIS, incontrandone il presidente Kazem Sajjadpour. Nel tweet pubblicato dopo l’incontro, l’ambasciatore ha fatto scrivere (traduzione non letterale) “incontro oggi con l’IPIS. (Think tank) che fornisce da oltre 30 anni pensiero strategico e analisi a coloro che fanno la politica estera, connesso fruttuosamente con
la comunità di think tank nel mondo”
.

Non possiamo sapere quello che è stato detto durante l’incontro. Ciò che sappiamo, come suddetto, è quello che da trent’anni fa l’IPIS, ovvero propaganda per il regime iraniano. Una propaganda che si spinge fino a organizzare conferenze negazioniste a Teheran.

Ricodiamo anche che nell’ottobre del 2018 l’IPIS fu audito dalla Commissione affari esteri della Camera. L’audizione degli “analisti” del think tank iraniano causò numerose polemiche, non solo perché fu ritenuto inaccettabile (giustamente) che il Parlamento italiano aprisse le sue porte ai negazionisti, ma anche perché durante l’incontro venne espressamente negato il diritto di Israele ad esistere. Le polemiche furono talmente incalzanti che la stessa presidente della Commissione, Marta Grande, fu costretta a diramare una nota ufficiale, prendendo le distanze da quanto accaduto e da quanto affermato durante l’audizione.

Come si dice in questi casi “errare è umano”, ma a quanto sembra, quelli con l’IPIS non sono incidenti, ma rapporti cercati. Già un mese dopo l’audizione alla Camera, l’IPIS prendeva parte alla conferenza MED 2018, organizzata dalla Farnesina con l’ISPI. Ora, a distanza di mesi, questo incontro a Teheran dell’ambasciatore Perrone. Non possiamo che augurarci di cuore che, anche se non emerso dal tweet, durante l’incontro l’ambasciatore abbia messo sul tavolo chiaramente le cose come stanno. Ovvero abbia condizionato i rapporti tra Roma e questo “think tank” iraniano al rispetto dei valori dello stato di diritto, al riconoscimento del diritto di Israele ad esistere e, soprattutto, al riconoscimento della veridicità storica dell’Olocausto.

Tra l’altro, quando l’IPIS organizzò a Teheran la conferenza negazionista sull’Olocuasto, un duro messaggio di condanna arrivò da vari think tank internazionali. Tra i firmatari di quel messaggio c’era anche lo IAI, diretto all’epoca da Stefano Silvestri. Commentando quei fatti, Silvestri così scriveva:

“Sembrava ai firmatari che in questo caso non fosse possibile scindere le responsabilità e il ruolo dell’IPIS da quelle del suo Governo e soprattutto non fosse possibile ignorare una tale palese violazione degli standard minimi di quell’onestà intellettuale e scientifica che deve reggere i rapporti tra istituti e studiosi. La direzione dell’IPIS, convocando e introducendo il convegno dei negazionisti dell’Olocausto ha purtroppo creato una grave spaccatura nel mondo degli istituti internazionalistici che contribuisce a isolare ulteriormente l’Iran e i suoi studiosi, anche i tanti che certamente non condividono quell’iniziativa, dalla comunità internazionale”.

Nel maggio del 2018, lo IAI di Nathalie Tocci accoglieva a Roma con tutti gli onori il presidente dell’IPIS Sajjadpour. Per evidenziare il declino di questo prestigioso think tank italiano, ci pare non serva aggiungere altro…

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Dorian Gray


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