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Il doppio standard dei progressisti che criticano Renzi ma vanno a braccetto con i peggiori islamisti

di Titus Livius, in Esteri, Quotidiano, del

C’è una malattia del progressismo occidentale che forse andrebbe approfondita meglio. Ci riferiamo alla totale sudditanza psicologica di questo mondo, che pretende di essere illuminato, alla propaganda politica della Fratellanza Musulmana. Una malattia ormai antica, ma che con gli anni peggiora e un rapporto che diventa sempre più patologico. Talmente patologico che, da comunione di pensiero, l’alleanza tra progressismo occidentale e Fratellanza Musulmana di seconda e terza generazione si è trasformata in sistemica, con i partiti eredi delle vecchie ideologie comuniste addirittura pronti a portare nelle istituzioni rappresentanti vicini alle peggiori ideologie islamiste.

Ora, alcune origini di questa malattia sono note: l’ideologia comunista e quella islamista sono accomunate dall’odio verso i valori occidentali. Un odio trasmesso agli uni dalla propaganda sovietica, agli altri dai testi di Sayyd Qutb. Un odio che, nonostante il passare degli anni e la caduta dell’Urss, evidentemente ha lasciato il suo segno. Probabilmente oggi i progressisti non la definirebbero tale, ma resta in loro una certa accondiscendenza verso gli islamisti, che li porta a giustificare l’estremismo religioso con fattori sociali ed economici. Un po’ come il mito dei “poveri” kamikaze palestinesi, in realtà usciti spesso da scuole di prim’ordine e famiglie assai facoltose…

Perché questa lunga premessa? Perché in questi giorni questa sintonia tra un progressismo e un certo islamismo si è manifestata contro Matteo Renzi, per i suoi rapporti con l’Arabia Saudita. Premessa indispensabile: non intendiamo in alcun modo giustificare o sottovalutare l’uccisione di Khashoggi. Ma nemmeno intendiamo accettare l’ipocrisia di fondo di chi riesce a spendere due parole sui diritti umani solo quando si parla di Mohammad Bin Salman o di Al Sisi, mentre se ne resta in silenzio quando si tratta degli abusi degli islamisti, siano essi sunniti o sciiti, per i quali evidentemente c’è una “simpatia” di fondo.

Le stesse persone che oggi riversano attacchi contro Renzi, sono quelle che non hanno mai proferito parola contro Hamas – che ha colpito a Vienna appena qualche mese fa – contro la Jihad Islamica, contro il Qatar e soprattutto contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Quest’ultimo, Paese primo al mondo per finanziamento del terrorismo internazionale dal 1984, che ha visto appena qualche settimana fa un suo diplomatico condannato a 20 anni di carcere in Belgio per aver provato a colpire il cuore dell’Europa, organizzando un attentato a Parigi, fortunatamente fallito.

Perché questo doppio standard? Sarebbe riduttivo spiegarlo con miopia o ignoranza. È purtroppo una drammatica comunanza di vedute, che da troppi anni porta ormai a vedere tutto il male da condannare da una parte e tutto il male da giustificare dall’altra.

La realtà, come sempre, è più articolata e sfaccettata. Senza MBS forse non ci sarebbe stato il caso Khashoggi, ma non ci sarebbero stati nemmeno gli Accordi di Abramo, che hanno stravolto in positivo la geopolitica mediorientale. Senza il regime islamista iraniano e gli islamisti sunniti, invece, non ci sarebbero stati anni di stragi di civili non solo in Medio Oriente, ma in tutto il mondo. E mentre a Riad qualcuno si è accorto del drammatico errore, a Teheran l’esportazione del terrorismo è ancora parte integrante della politica estera di quel Paese. E se permettete, sebbene campioni di democrazia e di diritti umani in quella regione sono impossibili da trovare – se si esclude Israele – la differenza è notevole…

Titus Livius


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