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Il doppio standard degli scienziati politicamente corretti: se la piazza è antirazzista, il rischio Covid sparisce

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Qualche manifestazione è più uguale delle altre… Basta chiudere chiese, aziende, negozi, scuole, imporre regole per la riapertura che produrranno la chiusura di molte attività, vietare manifestazioni di chi chiede libertà, impedire funerali e processioni… “perché lo dice la scienza”. Perché qui, di scientifico, non c’è più nulla. C’è solo ideologia

Mentre il vaccino si fa attendere, una medicina miracolosa ha fatto sparire l’epidemia di Covid-19: l’antirazzismo. Fateci caso anche voi: le piazze si sono riempite e nessuno alza un dito per suggerire prudenza, nessun manifestante viene denunciato o multato, tanto meno redarguito da politici/sceriffi, virologi e opinionisti che in questi mesi hanno lanciato anatemi morali nel nome della “scienza”. Lo si nota in Italia, dove l’isteria mediatica contro la “movida” è stata sostituita dall’entusiasmo mediatico per le piazze piene di antirazzisti. Ma lo si nota ancor più in America, patria del movimento Black Lives Matter. Bill de Blasio, sindaco di New York, aveva mandato la polizia a interrompere il funerale di un rabbino. Pochi giorni fa la figlia del primo cittadino ha partecipato ad una manifestazione contro il razzismo tanto da farsi arrestare, ma de Blasio si dice “orgoglioso” di lei.

Come avevamo già scritto su queste colonne, molti americani, soprattutto di orientamento conservatore e libertario, avevano protestato per strada. I media e il “consenso scientifico” avevano urlato di sdegno contro di loro. Gli infermieri, almeno in un caso, avevano indetto una contro-manifestazione. Si è trattato della maggiore tensione fra libertà e sicurezza ai tempi del Covid-19. Chi allora sosteneva le ragioni della sicurezza, oggi pare essersi convertito alla causa della libertà. In una lettera aperta, quasi 1300 fra responsabili di comunità, medici, operatori sanitari e accademici, chiedono la piena libertà di manifestare (in sicurezza) di chi protesta contro il razzismo. Parrebbe di capire che, rispetto alla fine di aprile, quando si svolgevano le manifestazioni conservatrici, il rischio del contagio sia molto inferiore, quindi protestare oggi è più sicuro che protestare allora. Giusto? No. Se fosse così, l’atteggiamento dei suddetti esperti sarebbe pienamente comprensibile. In realtà il loro argomento è molto più contorto e occorre leggerlo per capire il doppiopesismo sistematico dell’ambiente scientifico di queste settimane.

Secondo i firmatari, infatti “il 30 aprile, manifestanti prevalentemente bianchi e pesantemente armati sono entrati nel parlamento di Lansing, Michigan, protestando contro gli ordini di restare a casa e gli appelli a indossare mascherine in pubblico per prevenire la diffusione del Covid-19. Infettivologi e funzionari della sanità hanno condannato pubblicamente queste azioni e hanno privatamente lamentato la grande distanza fra i leader in campo scientifico e una parte della comunità che servono. Giunti al 30 maggio, stiamo assistendo a continue manifestazioni in risposta ad atti di razzismo continui, pervasivi e istituzionali, messe in moto dalle uccisioni di George Floyd e di Breonna Taylor, fra i molti altri neri la cui vita è stata spezzata dalla polizia. Una risposta della sanità pubblica a queste dimostrazioni deve essere comunque garantita, ma il messaggio deve essere completamente diverso da quello lanciato ai manifestanti bianchi che protestavano contro gli ordini di restare a casa. La narrazione sulle malattie infettive e la sanità pubblica parallele alle manifestazioni anti-razziste, devono essere anch’esse consapevolmente anti-razziste e gli esperti di malattie infettive devono essere chiari e coerenti nel dare priorità al messaggio anti-razzista. Il suprematismo bianco è un problema di salute pubblica che precede il Covid-19 e contribuisce alla sua diffusione” (corsivo nostro, ndr).

In che modo viene spiegato questo concetto? In termini “scientifici”: “I neri soffrono di una drammatica disuguaglianza sanitaria, in termini di aspettative di vita, mortalità infantile e materna, malattie croniche ed esiti negativi da malattie gravi, come infarti e infezioni. Le condizioni biologiche sono insufficienti a spiegare queste disuguaglianze. Esse sono il risultato di un sistema di oppressione di lungo termine e di pregiudizi di cui sono vittime le persone di colore che hanno determinato la loro discriminazione nel sistema sanitario, un loro accesso alle cure mediche e al cibo sano in diminuzione, la carcerazione massiccia, l’esposizione all’inquinamento e al rumore, gli effetti nocivi dello stress. I neri sono più facilmente esposti al contagio del Covid-19″ (corsivi nostri, ndr).

I medici e gli “esperti” latori di questa lettera hanno compiuto un salto teorico unico nel suo genere: dalla medicina alle scienze sociali. La loro teoria sociale può essere più o meno discutibile, non è qui il caso di affrontarla, ma, di fatto, pretendono di curare malattie sociali. Ed è per questo che invitano tutti ad essere condiscendenti, quando non entusiasti sostenitori di un tipo di evento sociale (la manifestazione) che fino a un mese fa condannavano. Sanno di essere doppiopesisti, se ne vantano, lo predicano. Ma è scienza? Di sicuro, la medicina non ha mai preteso di essere una scienza esatta, ma da questa lettera ne esce completamente delegittimata. Non è più medicina, ma politica. Se è politica, dunque, sia messa liberamente in discussione. E basta chiudere chiese, chiudere aziende, chiudere negozi, chiudere scuole, imporre regole per la riapertura che produrranno la chiusura di molte attività, vietare manifestazioni di chi chiede libertà, impedire funerali e processioni… “perché lo dice la scienza”. Perché qui, di scientifico, non c’è più nulla. C’è solo ideologia.

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Stefano Magni

Giornalista e saggista. Redattore esteri del quotidiano L’Opinione, collabora con La Nuova Bussola Quotidiana, Atlantico quotidiano e diverse altre testate.

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