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Il corto circuito dei Democratici Usa: la follia “Defund the Police” è un regalo a Trump e ai fan del Secondo Emendamento

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L’unica cosa seriamente triste è la brutta morte di George Floyd, ma tutto ciò che è venuto dopo quell’orrenda circostanza ha avuto tratti tragici ed aspetti farseschi al tempo stesso. La tragedia si è palesata attraverso i numerosi episodi di violenza verificatisi in diverse città americane, la statua imbrattata di Winston Churchill e in generale, un certo tipo di odio ideologico verso la civiltà occidentale propagandato da chi pure è nato e continua a vivere nello stesso Occidente. La farsa si è invece resa evidente nella strumentalizzazione del caso Floyd, pianificata ed avviata da tutti coloro i quali, negli Stati Uniti e non solo, hanno interesse ad azzoppare in tutti i modi possibili Donald Trump, fino a comprometterne la rielezione il prossimo novembre. Chissà, avranno pensato, magari il coronavirus non sarà sufficiente a far sprofondare completamente l’ex tycoon, e allora cosa c’è di meglio che agitare lo spauracchio del razzismo in merito ad una vicenda, di per sé esecrabile senza se e senza ma, caduta come il cacio sui maccheroni?

Un poliziotto bianco che uccide un nero durante la presidenza Trump, che deve essere considerata, secondo un pregiudizio ostinato ed interessato di alcuni, come un governo almeno complice sottobanco del razzismo. Trump può essere politicamente scorretto fin quanto si vuole, ma c’entra con la discriminazione razziale come i cavoli a merenda. L’uso strumentale dei drammi umani conduce a comportamenti tra il tragico e il patetico, e a scelte politiche a dir poco bizzarre. Nella corsa ad essere tutti più realisti del re, si parte da un fatto davvero drammatico come il soffocamento del povero Floyd, per sfociare poi nel tragicomico. Gli inginocchiati, fra i quali le nostre Myrta Merlino e Laura Boldrini, pensano forse di compiere un grande gesto globale, ma nella migliore delle ipotesi fanno sorridere e nella peggiore, fanno arrabbiare perché si tratta di una prostrazione a senso unico ed assai costruita. Mai vista, per esempio, per i morti di coronavirus, per gli imprenditori suicidi e per tutti i poliziotti del mondo, inclusi quelli americani, caduti in servizio.

Dallo show degli inginocchiati alle mosse paradossali e strampalate dei Democratici d’oltreoceano. Dalle manifestazioni organizzate in America dai cosiddetti Antifa, che, è bene precisare, hanno una natura politica e militante e non rappresentano la gente comune in rivolta contro il presunto razzismo della polizia, è emerso uno slogan in particolare, il “Defund the Police”. Cioè, la richiesta di ridurre o tagliare del tutto i fondi per la polizia. Se qualche attivista di estrema sinistra, che magari ama già imbrattare le città con la vernice spray e l’antico ACAB (All Cops Are Bastards), sogna la scomparsa di tutti i corpi di polizia, la cosa non sorprende più di tanto, ma se è il Partito democratico americano, per quanto radicalizzatosi a sinistra negli ultimi anni, a farsi interprete del pregiudizio estremista anti-polizia, che dietro alle uniformi vede solo fascisti e razzisti, ecco che emergono molti interrogativi. Eppure, pare proprio che i Dem abbiano deciso di abbracciare il “Defund the Police”. Alla Camera dei Rappresentanti, capitanati dalla solita Nancy Pelosi, hanno già presentato una proposta contenente diverse limitazioni per la polizia, mentre nella Grande Mela il sindaco Bill de Blasio prevede una riduzione di fondi per il celebre New York Police Department. Nella città di Minneapolis, teatro della morte di George Floyd, si va addirittura oltre, con il Consiglio comunale, a maggioranza democratica, che propone di smantellare l’intero corpo di polizia locale. Oltre alla follia di voler punire tutta la polizia della città, peraltro tenendo conto del fatto che i responsabili della morte di Floyd sono già stati individuati ed arrestati, l’agente Derek Chauvin e i suoi colleghi, i Democratici Usa sono così presi dal tentativo di far affondare Donald Trump da non accorgersi di andare più a sinistra degli Antifa.

E non si accorgono nemmeno di un’altra cosa, perché esiste anche un’altra sfaccettatura, ossia di dare indirettamente spazio allo spirito anarco-libertario, sempre presente in America, tuttavia mai vicino al Partito democratico. Nella foga anti-trumpiana proprio i fan del “big government”, dai quali i libertari più o meno anarchici si sono sempre tenuti lontani, stanno offrendo uno stimolo per la privatizzazione delle città. Centri urbani e comunità dotati di servizi gestiti interamente da privati, incluso l’ordine pubblico, simboleggiano uno storico sogno libertario. Oltre ai razzisti o presunti tali, la criminalità rimane, e se la polizia viene meno, perché ritenuta pericolosa dalla politica, ci si organizza appellandosi ad imprese di vigilanza privata oppure a forme di autodifesa. Il corto circuito dei Democratici è tale per cui gli statalisti offrono un assist al pensiero libertario; chi vuole riscrivere il secondo emendamento della Costituzione americana, quello sulla libertà di possedere armi, spinge i cittadini ad armarsi ancora di più. Il vantaggio di Joe Biden su Trump, registrato peraltro dalla Cnn, che è tutto fuorché obiettiva quando si parla del presidente in carica, rischia di rivelarsi simile a quello di Hillary Clinton nel 2016.

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Roberto Penna


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